Il Santo<small></small>
Italiana − Canzone d`autore

Federico Sirianni

Il Santo

2016 - Moov
02/12/2016 - di
Quanto abbiamo bisogno, in questi tempi confusi, di un Santo? Proprio con la maiuscola, e non di un motivo qualunque, ma del motivo per vivere, o sopravvivere? A chi rivolgerci per cercarlo e trovarlo? Dobbiamo davvero affidarci al trascendente, o negare tutto, oppure c`è una terza via? Quella che indica un percorso faticoso, accidentato, imperfetto e provvisorio, ma che scompone la vita in minuti dettagli, per impreziosirli, valorizzarli, farseli amici?

Il Santo di Federico Sirianni, genovese adottato da Torino, che nella sua esistenza di artista ha collezionato tutti i premi possibili (Premio Tenco come miglior esordiente, Premio della Critica al Musicultura di Recanati, Premio Bindi e Premio Lunezia Doc), propone proprio questa terza via: un mosaico di immagini, situazioni, piccoli e grandi fatti, che attraversano la vita di tutti e di ciascuno, rappresentati per quello che sono, ricordi stretti nella valigia, come Sirianni canta nello spoken word dal sapore waitsiano Il Campo dei Miracoli.

Nessun concept album, dunque; piuttosto, un viaggio, prevalentemente notturno e inquieto, nel nostro mondo, da parte di un musicista e un uomo che, a un paio d`anni dalla fatidica mezza età, in una corsa senza più nessun traguardo da raggiungere, si interroga sul tempo che passa, su questo tempo sbandato, sui rapporti umani, sui problemi della nostra attualità, filtrati con uno sguardo acuto e sensibile, in continua ricerca di una ragione per credere, nonostante tutto, nel futuro, che scaturisca da una giovane bocca o da una figlia assopita, da una stretta di mano fra amici o dalla compassione per chi soffre.

C`è qualcosa di Santo, comunque, nel vivere e sopravvivere, e cantare il passaggio dei mesi o la vita di una città marginale (come in Santa Maria dei mesi, o in L`ultimo blues dell`umanità, dylaniato, sofferto e segnato dalle parole di Cesare Pavese), o camminare in punta di piedi su amori sbocciati come fiori selvatici per resistere all`inferno quotidiano (come in Dove, o in L`amore in fondo); c`è qualcosa di laicamente sacro, comunque, nello scegliere affettuosamente le parole per raccontare tutto questo, e nel curare con attenzione i suoni, individuando con esattezza gli strumenti con cui esprimerli: dall`arpa di Cecilia Lasagno, o dal banjo di Luca Swanz Andriolo, agli archi di Gnu Quartet, alla chitarra acustica di Matteo Negrin, al piano di Michele Di Toro (in una delle tracce più intense del lavoro, Dentro questa canzone), fino alla voce cristallina di Giua (nell`emozionante Ascoltami o Signore) e alla slide di Paolo Bonfanti.

Ma, nel disco, c`è proprio Il Santo : una canzone sigillo, gioiello, ad apertura dell`album; un piccolo capolavoro di perfezione, ironia, passione ed equilibrio, una lode ai valori di un`umanità ricca di stupore e di verità. Parole che si incidono nel cuore, che andrebbero mandate a memoria, come viatico per continuare il cammino, in questi tempi confusi: Benedetta sia la gentilezza, benedetto lo stupore, Benedetta sia la verità se la verità è dolore, Benedetto sia l`incanto, benedetta l`espiazione, Benedetta la complicità che unisce le persone.

E se, a conclusione del lavoro, Sirianni ci delizia con un divertissement a due voci con Arturo Brachetti sulle gioie e i dolori di Mia madre sta su Facebook, basta tornare daccapo nell`ascolto, per ritrovare il senso di tutto. Perché con Il Santo si torna daccapo nell`ascolto: è un disco che non se ne va tanto presto, che svela, una volta dopo l`altra, nuove sfumature. Succede così, con l`arte fatta bene.

   

Track List

  • Il santo
  • L`iguana sulle scale
  • Il campo dei miracoli
  • Ascoltami o Signore
  • Con te
  • Santa Maria dei Mesi
  • L`amore in fondo
  • L`ultimo blues dell`umanità
  • A chi serve
  • L`ultimo scriva la storia
  • Dentro questa canzone
  • bonus track:
  • Mia madre sta su Facebook (con Arturo Brachetti)