Edoardo Cerea Scelte...?
2025 - Orzorock
Le "scelte", a volte, si narra che siano viziate dal punto in cui ci si trovano o dalle opportunità colte, dal coraggio oppure dal timore di sbagliare.
Il caso? Il calcolo? Chissà.
Edoardo Cerea con Scelte...? mette di fronte ad alcuni dubbi. Perché intitolare un disco con un punto di domanda è una scelta (ma guarda il caso) feroce, però le canzoni contenute sono leggere; d'altronde, come lo stesso autore canta, "si fa quel che si può"; e in questo caso il "quel che si può" non è poco.
L'imprinting è cantautorale, a tratti folk (come in ...e continuare con il bel ricamo del violino). Ci sono storie che riecheggiano, ombre di Nick Drake, a tratti pure di Cat Stevens: testi ben strutturati, a ricordarci che le sere d'estate non sono soltanto calura, non sono necessariamente afa.
E, se dovessi cercare un paragone, penserei a una sceneggiatura di un film italiano che parla d'amore.
È solo per il tuo bene ricalca tutto il background che è certamente fonte di ispirazione per Cerea; come Questo rock'n roll ricorda istintivamente il Finardi degli anni della Cramps. Questo disco piace proprio perché raccoglie l'eredità di tanta musica leggera. Funziona pressappoco così: ci sono abiti confezionati con un tessuto sottile, accordi che si ripetono ancora, ma senza avere troppe pretese, ma riuscendo a creare un impatto nuovo sull'esistente. A tal proposito, la conclusiva Salutiamo chi eravamo pare proprio scritta per sottolineare questo sentimento, una piccola luce che resiste.
Se mai bisogna dare una risposta al titolo interrogativo di questo album, possiamo considerare queste canzoni come fossero corpi che si lasciano attraversare.
Il caso? Il calcolo? Chissà.
Edoardo Cerea con Scelte...? mette di fronte ad alcuni dubbi. Perché intitolare un disco con un punto di domanda è una scelta (ma guarda il caso) feroce, però le canzoni contenute sono leggere; d'altronde, come lo stesso autore canta, "si fa quel che si può"; e in questo caso il "quel che si può" non è poco.
L'imprinting è cantautorale, a tratti folk (come in ...e continuare con il bel ricamo del violino). Ci sono storie che riecheggiano, ombre di Nick Drake, a tratti pure di Cat Stevens: testi ben strutturati, a ricordarci che le sere d'estate non sono soltanto calura, non sono necessariamente afa.
E, se dovessi cercare un paragone, penserei a una sceneggiatura di un film italiano che parla d'amore.
È solo per il tuo bene ricalca tutto il background che è certamente fonte di ispirazione per Cerea; come Questo rock'n roll ricorda istintivamente il Finardi degli anni della Cramps. Questo disco piace proprio perché raccoglie l'eredità di tanta musica leggera. Funziona pressappoco così: ci sono abiti confezionati con un tessuto sottile, accordi che si ripetono ancora, ma senza avere troppe pretese, ma riuscendo a creare un impatto nuovo sull'esistente. A tal proposito, la conclusiva Salutiamo chi eravamo pare proprio scritta per sottolineare questo sentimento, una piccola luce che resiste.
Se mai bisogna dare una risposta al titolo interrogativo di questo album, possiamo considerare queste canzoni come fossero corpi che si lasciano attraversare.
