Agadez<small></small>
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Bombino

Agadez

2011 - Cumbancha
31/12/2011 - di
Tra i dischi migliori del 2011 entra a pieno diritto l’esordio del chitarrista africano di origine Tuareg, Omara Moctar, conosciuto come Bombino (bambino). L’album, che è stato pubblicato dall’etichetta di world music Cumbancha, si intitola Agadez, la città natale di Bombino nota per la moschea di fango e per essere stata scelta da Bertolucci per alcune riprese del suo film Il tè nel deserto. 
Per capire e apprezzare fino in fondo la musica di questo chitarrista elettrico trentunenne è necessario raccontare alcuni cenni della sua biografia travagliata. La sua musica, infatti, è inseparabile dalle radici culturali e politiche Tuareg a causa delle quali fin da bambino è stato vittima di persecuzioni e costretto all’esilio.
 
A inizio anni Novanta, a causa degli scontri tra esercito di Mali e Niger contro la popolazione Tuareg, Omara Moctar è scappato con la famiglia in Algeria, dove è rimasto per diversi anni durante i quali ha imparato da autodidatta a suonare la chitarra. Nel 1997 è tornato ad Agadez, riuscendo a entrare nella band del chitarrista Haja Bebe che lo soprannomina Bombino, perché è il più piccolo del gruppo. Nel corso degli anni successivi inizia a farsi notare e costituisce una propria band, ma nel 2007 scoppia una nuova rivolta dei Tuareg alla quale partecipa. Due membri del suo gruppo rimangono uccisi e lui è costretto a scappare per rifugiarsi in Burkina Faso.
 
Il destino questa volta si mostra favorevole e durante l’esilio incontra il regista americano Ron Wyman che, innamoratosi della sua musica, riesce a portarlo in America per fargli registrare le tracce incluse in Agadez. Le registrazioni del disco terminano nel 2010 ad Agadez, dove Bombino riesce a tornare a seguito degli accordi di pace tra i ribelli e il governo del Niger. 
Da questi brevi cenni biografici emergono chiaramente il forte senso di indipendenza, ribellione e appartenenza alla cultura Tuareg che Bombino trasferisce nelle sue session di chitarra.
La sua musica, partendo dalla tradizione di altri grandi chitarristi africani come Ali Farka Touré, rielabora il genere desert blues, arricchendolo di un sound molto occidentale che lo ha fatto accostare a Jimi Hendrix e Jimmy Page.
 
All’interno del disco, che si apre nel solco della tradizione con Ahoulaguine Akaline (I greet my country), un pezzo già suonato nel 1973 dal musicista Tuareg Intayaden, ci sono diversi pezzi, suonati live, nei quali si percepisce in modo evidente la freschezza e la forza della chitarra di Bombino (il video di Tar Hani esprime meglio di qualunque parola ciò che ho scritto).
I vari brani non sono solo strumentali, anche se la sua chitarra elettrica costituisce la voce principale, ma sono accompagnati anche da versi cantati dallo stesso Bombino. Oltre a temi politici relativi alla resistenza Tuareg, all’attaccamento alle proprie radici, alla durezza dell’esilio, le canzoni parlano d’amore e di desiderio di pace e rispetto tra gli uomini.

Trai i pezzi più rappresentativi, segnalo Adounia (Life), una litania per un amico ucciso negli scontri del 2007, e Iyat Idounia Ayasahen (Another life) con il suo riff di chitarra caldo e avvolgente, come il vento del deserto, e con un testo che sintetizza la poetica del disco:

Another life is the hardest life in that it separates friends
It separates friends because it doesn't allow for heritage
We follow material goods and forget our relationships
We leave our friends because of money
We fool our friends because of material things
Are material things more important than men? 

Il suono liquido, ipnotico e blues della chitarra di Bombino è un’esperienza che non dovete assolutamente perdere. L’ascolto della sua musica riscalda l’ambiente, proietta in scenari di pace e fratellanza.
È una musica perfetta per una fuga dal caos delle nostre vite, se fosse stata scritta venticinque anni fa sono convinto che Salvatores l’avrebbe scelta come colonna sonora per Marrakech Express. 
Per finire un piccolo cenno a un particolare della copertina del disco che ritrae Bombino mentre imbraccia la sua chitarra: il barrè fisso è fatto con una penna bic.
Senza parole.

Track List

  • Ahoulaguine Akaline (I Greet My Country)
  • Tar Hani (My Love)
  • Adounia (Life)
  • Kammou Taliat (You, My Beloved)
  • Tigrawahi Tikma (Bring Us Together)
  • Tenere (The Desert, My Home)
  • Iyat Idounia Ayasahen (Another Life)
  • Azamane (My Brothers United)
  • Assalam Felawan (Peace To You)
  • Tebsakh Dalet (A Green Acacia)

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