Festivalbug (EP)<small></small>
Italiana • Alternative • stoner, minimal, folk-rock, blues

Bachi Da Pietra Festivalbug (EP)

2013 - Corpoc

25/11/2013 di Ambrosia J. S. Imbornone

#Bachi Da Pietra#Italiana#Alternative #Stoner #Minimal #Blues

Per Natale le città si vestono a festa e si impacchettano i regali: ecco allora che i Bachi da Pietra hanno infiocchettato in un vinile serigrafato in edizione limitata (disponibile anche nello special pack con tshirt abbinata e pre-ordinabile dal 26 novembre al 7 dicembre), ma anche in free download, tre inediti per i loro estimatori, due bachi scappati alle registrazioni di Quintale e il resoconto dell’operazione Baratto@bachidapietra.com lanciata a gennaio 2013, bilancio che risulta surreale, ma anche riconoscente per l’ospitalità ricevuta. Di cosa stiamo parlando? Nel brano omonimo, registrato con un telefono, senza “seviziare” nessun fonico e quindi volutamente a bassa qualità, Giovanni Succi ironizzava sulla pretesa di fruire della musica gratuitamente in nome di una sorta di slogan secondo cui la musica è di chi l’ascolta e non di chi la fa, principio che nessuno applicherebbe chiedendo per esempio servizi gratuiti a un falegname. La conclusione era quindi provare a barattare mp3 della loro discografia con caffè, “beni o servizi di pari importo per ogni singolo pezzo, per ogni singolo ascolto o anche di meno”; gli interessati potevano scrivere all’indirizzo del titolo e le mail sono arrivate davvero. Baratto resoconto esatto non è un brano lo-fi come il precedente, ma è un pezzo “scuro” con chitarre che ringhiano, ritmiche inquiete e cantato notturno, per raccontare consulenze contabili e birre, vino, disegni e omelette offerte nel baratto. E l’iniziativa non si è conclusa qui…

Tito Balestra è una canzone minimale, che parte voce e ritmica, per poi sfociare in una coda ipnotica in cui ai tocchi straniati di piano si fonde un’elettronica pulsante come flash di luce bianca nel buio assoluto; una simile distanza sembra esserci tra le riflessioni letterarie del protagonista e la vacua frivolezza di una coppia benestante scesa da una barca, compagna di discussioni casuali al tavolino di un bar di Antibes. Dopo una penosa scivolata su Pavese dell’appassionato di nautica lampadato di Forlì, non resta che accennare alla massima che dava il titolo al primo romanzo del 1974 di ben altro romagnolo, proprio Tito Balestra, ovvero Se hai una montagna di neve tienila all'ombra. Non “ad Antibes, in un caffè del porto”, o in al cospetto di cotanti profondi personaggi.

L’ideale festival itinerante dei Bachi si sposta allora dalla località turistica francese a un piccolo centro delle Langhe, Calamandrana, per dipingere, in un brano tra folk-rock americano e blues, il ritratto di una donna come forse non ce ne sono più, tutta salute e bellezza, previdente ed operosa massaia che non ha “mai visto il mare”, “bambola di porcellana”, che non resta mica in vetrina, ma è presenza carnale, sensuale e pragmatica, a “piedi nudi nel mosto”. Il pezzo ha un rallentamento quasi malinconico e poetico, per poi ripartire cadenzato e fascinoso. I bug del precedente disco insomma sono “sbagli” gustosi e sorprendenti che rimescolano le carte e accendono una luce più chiara su alcuni lati della musica di Succi, Dorella e soci non illuminati dall’ultimo disco. Non perdete questo ep!

 

 

Track List

  • Lato A
  • Tito Balestra
  • Madalena
  • Baratto resoconto esatto (settembre 2013)

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