The Niro E Gary Lucas

The Niro E Gary Lucas

Roma, Monk


27/12/2019 - di Arianna Marsico
Gary Lucas e The Niro, assieme a Francesco Arpino, arrivano a Roma per presentare The complete Jeff Buckley & Gary Lucas songbook.  L’omaggio a Jeff Buckley e il dare luce a brani che erano rimasti inediti risultano obiettivi perfettamente centrati grazie alla confluenza di diversi fattori.

Il primo è, innegabilmente, la maestria di Gary Lucas, il cui fingerpicking emerge luminoso sia nel suo acoustic solo che in brani come She is free che definisce bonariamente “più commerciale”. Nonostante il suo elevato peso specifico nella storia della musica (suonò anche per Captain Beefheart, tanto per dire) il chitarrista non ha affatto un modo di fare da primadonna: sembra piuttosto, con bonario spirito paterno, cercare di incoraggiare i suoi compagni di palco a tirare fuori il massimo, al di là di ogni presunto limite. Ed ecco che The Niro, ovvero Davide Combusti, spicca il volo su No One Must Find You Here. Ecco che il Roland di Francesco Arpino innerva una Mojo Pin davvero emozionante, andando a scavare nell’animo solchi sconosciuti.

Un secondo fattore è l’armonia tra i tre musicisti che crea un clima davvero unico in sala. Sarà che le poltroncine aiutano a dare un senso si raccoglimento, sarà che le canzoni che Lucas scrisse con Jeff scaldano cuore e memoria, il risultato è un ascolto rispettoso, in cui si rimane incantati dalle prodezze vocali e musicali che si concretizzano sul palco, che si ha quasi timore di rovinarle cantando (e infatti si è rimasti timidi alla richiesta di Gary di accompagnare tutti insieme il “waiting in the fire” di Grace).

Le chitarre sembrano cantare in un coro insieme angelico, desolato e carico di vitalità. E questa fragilità che sembra cercare di spezzare le proprie catene forse è proprio il tratto che accomunava Jeff  e il padre Tim. Non è un caso che quando il concerto sembra finito Gary chieda se si voglia sentire un brano di Tim, e la riposta non può che essere sì.  Pleasant Street è una perla inaspettata e apprezzatissima.

In una serata di altissima fattura il picco è comunque rappresentato da Grace.  Il connubio tra la chitarra che sembra prenderti per mano e portarti in alto, tra la luna “asking to stay”, e la disperazione del I feel them drown my name” è un qualcosa che brucia dentro quando lo ascolti.

Non resta che ringraziare Gary, Davide e Francesco per averci portato in qualche modo la magia del periodo in cui Jeff e Gary si conobbero. E per averlo fatto in modo personale ed unico.

 

 

Foto di Daniele Di Mauro

Scaletta

No One Must Find You Here

Story Without Words

Bluebird Blues

Harem Man

She is Free

Mojo Pin

Gary Lucas acoustic solo

Hymne à L’amour

 Pleasant Street (di Tim Buckley)

 Promiseland (The Niro)

 In My Memory (The Niro)

Grace

Bis – In the Cantina