live report
Gianmaria Testa Scritto domani: artisti eccellenti per un omaggio indimenticabile
di Laura Bianchi
Concerto del 25/09/2026
Iniziamo dalla fine, per una volta. Perché la fine del concerto che si intitola Gianmaria Testa. Scritto domani è l'inizio di tutto. Una sedia, un bicchiere di bianco, una chitarra, due luci che illuminano la parte magica di palco in cui trovare parole, musica, e una voce che le canta. Gianmaria Testa è sempre stato questo: una chitarra, un po' di vino, poca luce e soprattutto una voce di ferro e velluto, che semina parole precise e necessarie. Sono passati dieci anni, da quando quelle luci si spensero, per lui; e venti da quando uscì Da questa parte del mare, Targa Tenco 2007 come miglior disco, che il nostro Christian Verzeletti aveva così definito: "Quella di Gianmaria Testa è una musica che chiede rispetto. Per le storie che racconta più che per se stessa."
E proprio affetto e rispetto sono le parole che Stefano Senardi usa per definire la serata, in cui quel disco del cantautore cuneese viene eseguito per intero, in una staffetta musicale che allinea molti tra i migliori musicisti italiani, che hanno voluto rendere omaggio non solo a un lavoro fondamentale e profetico, ma anche all'intero corpus dell'artista, e alla sua profonda umanità. Lo straordinario Teatro Giorgio Busca di Alba è composto da due corpi, posti uno di fronte all'altro: il teatro all'italiana, e l'auditorium, uniti da un solo palco, sul quale si alternano gli interventi dei due conduttori Chiara Buratti e Valerio Corzani, che presentano le esibizioni degli artisti che le interpretano, e sollecitano in loro ricordi e aneddoti, ora condivisi con un pubblico emozionato, affettuoso e rispettoso. L'intensità dei concerti di Gianmaria Testa, sostanziati di impegno, ottima musica e profonde riflessioni, come l'ultimo a cui ho assistito, nel lontano 2013, è preservata, grazie all'attenta regia della volitiva e sensibile tessitrice di un progetto tanto visionario quanto complesso, Paola Farinetti, che, nei ringraziamenti finali, include anche coloro ai quali ha chiesto aiuto "e mi hanno detto di no, perché mi hanno messo addosso una frenesia di riuscire comunque!": parole schiette e preziose, come la natura di questo pezzo di vita artistica che stiamo condividendo.
Rita Marcotulli al piano, Enrico Rava alla tromba ed Enzo Pietropaoli al contrabbasso introducono tutti al mondo di Testa con due versioni vertiginose di Estate e Besame mucho, che contengono la cifra della sua creatività; Bungaro si fa corpo, voce e corde di chitarra per la canzone - viatico Dentro la tasca di un qualunque mattino, con tutta la forza poetica e politica di un manifesto, per l'occasione impreziosita dal violoncello di Mario Brunello, con cui Testa collaborò a lungo, e che successivamente gli dedica una versione strumentale di Stelutis Alpinis, proprio in ricordo dei progetti per I Suoni delle Dolomiti, il celebre festival di musica in alta quota.
A questo punto, è chiaro che ci sia stata consegnata la bussola per orientarci nelle emozioni di questa serata unica, indimenticabile, e siamo pronti per ascoltare per intero il disco, dalla prima all'ultima traccia, introdotti dalle parole dello stesso Testa, o da quelle tratte dal libro omonimo, interpretate dall'amico attore Giuseppe Cederna, che nel 2017 ha portato in scena, per la regia di Giorgio Gallione, proprio uno spettacolo fondato su questo lavoro. In un silenzio partecipato, gli artisti propongono una loro versione delle canzoni, in qualche caso completamente rivista, come 3/4, che, da ballata voce e chitarra, diviene una suite pianistica sotto le agili dita di Raphael Gualazzi. Lo storico collaboratore Roberto Cipelli, direttore musicale della serata, allinea una sorta di superband di musicisti immaginabile solo nei sogni più rosei, e invece materializzatasi qui, davanti ai nostri occhi, per la gioia delle nostre orecchie. Oltre a Marcotulli, Rava, Pietropaoli, Brunello, ci sono infatti alla batteria Stefano Pisetta, alle chitarre Emanuele Dell'Aquila, Claudio Dadone, il figlio di Testa, Nicola, e arriva anche Paolo Fresu, la cui tromba diviene, volta per volta, volo, inabissamento, brivido, schiaffo e carezza, in Seminatori di grano, cantata da una magnetica Paola Turci, in Forse qualcuno domani, con la chitarra e la dolcissima voce di Giua, in Una barca scura, ipnotica, superba interpretazione di Tosca anche con Marcotulli al piano, in Tela di Ragno, con Daniele Silvestri, che dona sfumature inquiete a un testo ancora attuale. Ed ecco Gabriele Mirabassi al clarinetto, che conferma la propria insostituibile cifra sonora all'interno di brani come Rrock, alla cui storia struggente presta la voce un emozionatissimo Omar Pedrini, oppure Il passo e l'incanto, con Cristiano Godano in giacca, cravatta e a passo di danza, o ancora Al mercato di Porta Palazzo, con una travolgente e istintiva Nada, presente anche con Miniera, l'unica cover del disco, e Ritals, con la voce cristallina di Cristina Renzetti, che collabora in combo jazz sia con Mirabassi, sia con Pietropaoli. Da tutte le interpretazioni emerge chiarissima la stringente attualità del tema conduttore del concept album, oggi, se possibile, ancora più grave e urgente, tra discriminazioni di ogni genere e una memoria storica che si sta rapidamente indebolendo; per questo, Scritto domani sembra un titolo quanto mai adatto, che ci interroga e ci coinvolge direttamente, come esseri che devono restare umani; e per questo, è altrettanto importante la presenza nell'atrio dei volontari di SOS Méditerranée.
Il progetto è complesso, scrivevo: infatti Stefano Senardi e Domenico Procacci, insieme a Mirko Capozzoli e Alejandro De La Fuente, stanno preparando un docufilm, prodotto da Fandango, Atacama Film e Produzioni Fuorivia, e viene presentato stasera un libro su Testa: Una biografia, scritto da Capozzoli e pubblicato da Minimum fax; inoltre, grazie alla collaborazione con Egea Music, sono stati ristampati tutti i suoi album anche in formato vinile, compreso il suo ultimo Vitamia.
La poesia cantata diventa poesia recitata, con Piermario Giovannone, paroliere, scrittore, chitarrista e collaboratore di Testa, che legge alcuni dei tanti scritti che lui ha continuato a dedicargli anche dopo la sua morte, per non interrompere il dialogo di una vita. Scelgo alcuni tra questi, per tornare all'inizio, a La nostra città cantata da Testa, mentre noi vediamo la sedia, il bicchiere di vino, la chitarra, le due luci:
"Rimane la tua voce
Rimane il tuo fiato
Ognuno saprà che farsene
Grazie di aver cantato".
Non credo ci sia altro da aggiungere. Grazie di aver cantato, Gianmaria.