live report
Fontaines D.C. I Fontaines D.C. infiammano il Sequoie Music Park di Bologna
di Elisa Valmori
Concerto del 17/06/2025
La data del 17 giugno al Sequoie Music Park di Bologna è andata sold out quasi immediatamente. L'hype per il concerto dei Fontaines D.C., anche per chi non è un fan della prima ora, dopo il live di novembre a Milano, è alle stelle: mentre ancora una lunga serpentina di fans si arrotola intorno ai tornelli del Parco delle Caserme Rosse, gli shame conquistano il palco puntuali alle 20.30, iniziando a scaldare i motori per uno dei live più attesi del momento.
Gli shame, sin dall’album di debutto Songs of Praise (2018), e successivamente con Drunk Tank Pink (2021), si sono affermati in men che non si dica come uno dei nomi di punta della nuova scena post punk britannica. Con un suono basato su chitarre distorte e modi irriverenti, i cinque giovani londinesi mantengono un suono che non offre imprescindibili innovazioni dal punto di vista stilistico, ma la loro attitudine, ancorata a sudore e condivisione - nonostante appaiano un po' più morbidi rispetto al passato – li rende orgogliosamente degni di aprire l’imminente live della band di Dublino, città di provenienza dei Fontaines D.C. (D.C. sta per Dublin City).
Giusto il tempo di un importante intervento sulla questione palestinese, al grido di “Palestina Libera” – tema che tornerà più volte anche durante il live dei Fontaines D.C., con la bandiera della Palestina che viene lanciata sul palco o proiettata sul ledwall insieme a messaggi come “Free Palestine” -, e il palco finalmente si accende sull'arpeggio di Romance (dall'ultimo omonimo album del 2024, Romance), con un’esplosione di luci stroboscopiche bianche e verdi che infiammano il pubblico. Il frontman Grian Chatten - occhiali da sole e maglietta extralarge Adidas - incita la folla proseguendo nel solco di sudore e condivisione aperto dagli shame, cantando in equilibrio tra leggerezza delle emozioni e pesantezza della realtà, con una presenza autentica che ondeggia e si sbraccia lungo tutto il perimetro calpestabile del palco, sul quale svetta un gigantesca scritta Fontaines D.C. e un cuore sformato gonfiabile, simbolo dell'ultimo album, che cambiano colore ad ogni brano, illuminato da fari ora verdi, ora rosa, ora blu, accompagnati da un ben eseguito lavoro ai ledwall, che rimandano le immagini della band.
Il set è intenso sin dall’inizio: sebbene chi li ha già visti affermi che la prima parte del live è apparsa un po’ sottotono (forse a causa dell’iniziale problema tecnico), non c’è spazio per cali di tensione, complice il fatto che quasi tutti i brani sono fucilate, hit ben note al pubblico, suonate tutte di filato, prevalentemente tratte dall’album ritenuto il capolavoro della band, Skinty Fia (2022) e dall’ultimo album Romance (2024): sulla scia dei volumi della traccia d’apertura, risuona la doppia rullata di batteria di Jackie Down The Line, passando per la chitarra vibrante ed ipnotica di Televised Mind (unico brano tratto dall’album A Hero’s Death, 2020), sino alle note nostalgiche di Roman Holiday, e alle atmosfere cupe di Big Shot, pezzo intenso sul senso della scelta e della libertà. L’esecuzione è impeccabile, pressoché identica alle strutture originali dei brani in studio, senza spazio per improvvisazione o rivisitazione: il muro di suono è compatto e potente, preciso, su cui il leader ricama accattivanti linee melodiche dall’incredibile varietà ritmica e di registro, che spazia dalle note più gravi alle più acute in maniera naturale, con intonazione e pulizia disarmanti.
Il set prosegue con una serie di brani tratta dall’ultimo album Romance (Death Kink, Before You I Just Forget, It’s Amazing To Be Young, Bug, Horseness Is The Whatness, Here’s the Thing), sapientemente alternati in modo da creare un continuum sonoro in cui la folla si immerge senza disattenzione alcuna, ora più energico e scanzonato, ora più nostalgico, cupo e introspettivo, sino alle derive shoegaze di Nabakov (da Skinty Fia) e alle frecce infuocate dall’anima punk tratte dal disco Dogrel (2019), Big e Boys In A Better Land, urgente e critica con la società, dal riff guizzante e potente, che scatenano gli animi del parterre. La prima parte del set si chiude con Favourite (da Romance), dalle atmosfere che ricordano Cure e Smiths, salutando un pubblico in fiamme.
Solo pochi minuti per riprendere fiato e i Fontaines D.C. tornano sul palco con grandi classici del repertorio ancora mancanti, tre dei quali tratti da Romance: In The Modern World e Desire, emozionanti e passionali; I Love You, ossessiva e ipnotica nell’incedere poetico della linea melodica. Il saluto definitivo è affidato all’irresistibile groove di Starbuster (da Skinty Fia) in compagnia di Charlie Steen degli shame.
Che serata! Il pubblico è entusiasta e consapevole di aver assistito a un live imperdibile, di una band divenuta un vero e proprio simbolo del panorama musicale odierno. I Fontaines D.C. meritano certamente il successo globale di cui godono: le reminiscenze del passato sono ben evidenti, ma Chatten e soci sono capaci di declinarle in una nuova veste, talmente ben congegnata da rischiare, a tratti, di diventare un fenomeno mainstream, complice una evidente pulizia di suoni e di linee melodiche e armoniche. Ma è innegabile che possano entrare a pieni voti nel novero delle band emblema della scena rock/alternative dei nostri tempi.