John Smith

live report

John Smith Nella notte delle chitarre di ADMR a Chiari brilla la stella di John Smith

di Laura Bianchi

Concerto del 06/12/2025

#John Smith#Americana#Songwriting

Stasera devo ripetere quanto scritto all'inizio del report per il concerto degli US Rails: val la pena spendere due ore in autostrada, andata e ritorno, stavolta pure con la nebbia e il freddo, se poi, a Chiari, ADMR ci accoglie con il calore di ben tre set acustici, chitarra e voce, nel migliore stile folk. La notte delle chitarre ospita tre modi diversi di pensare non solo il modo di suonare lo strumento, ma anche di stabilire un contatto col pubblico, di comporre canzoni, di modellare la voce in funzione di quanto si vuole esprimere, e per noi è una sorta di masterclass interessante, oltre che emozionante.

Di Alvise Nodale, giovane cantautore carnico, Mescalina si era già occupata per il suo splendido Gotes: frequentatore abituale di Folkest, entrato nella cinquina delle Targhe Tenco 2025 come migliore album in dialetto, anche live e senza accompagnamento dimostra la qualità delle sue composizioni e la bravura tecnica come chitarrista, che sa dare colore lirico ed emotivo ai suoni. Molto apprezzati la sua Se...,

e anche un nuovo brano, ancora inedito, Il non dal vint (Il nome del vento), dal fingerpicking ricco di risonanze e di poesia.

Di tutt'altro genere il set del floridiano Buck Curran, cantautore, pittore, produttore, che tratta la chitarra come una cartina al tornasole per esperimenti sonori inusuali, accordature aperte e risonanze vagamente desert. Introverso e concentrato, propone un pugno di brani, alcuni strumentali, altri in cui la voce profonda e scura ci porta in atmosfere sofferte e complesse, come questa One Evening, in cui il folk si mescola a visioni psichedeliche che ricordano il Robbie Basho di Visions of the Country.

Un altro cambio di artista, di prospettiva e di approccio: l'attesissimo John Smith (massima solidarietà per l'abbinamento nome-cognome anonimo...) ha scelto Chiari per la prima tappa italiana del suo lungo, trionfale tour europeo, talmente trionfale che non ha più dischi da vendere, con grande delusione dei molti appassionati arrivati da tutto il Nord Italia. Molto simile fisicamente a Basho, segue le sue orme senza imitarlo, ma vivificando la tradizione folk con vene contemporanee, e con un uso assolutamente superlativo dei due strumenti di cui è dotato: la chitarra e la voce. La prima diventa, nelle sue mani, basso, batteria, elettrica, dobro, controcanto; la seconda esprime tutta la varietà espressiva di canzoni intense, profonde, che raccontano esperienze esistenziali comuni a tutti, ma con un tocco di poesia che spesso manca nella prosaicità della vita quotidiana, come nel caso di Sanctuary, da The Fray, che, sostiene il cantautore, è ispirata ai suoi anni a Liverpool:

"I saw the future with eyes wide open

Across a river of fallen leaves

And though you're gone, I was kind of hoping

You′d still be there to shelter me

And I would find some sanctuary"

Smith stabilisce fin da subito un rapporto diretto col pubblico: fa abbassare le luci sul palco, in modo che possa stabilire un "eye contact" con noi, e invita a spegnere i cellulari, non per divismo, ma per permetterci di gustare meglio proprio quanto ha da offrire (e infatti i video sono solo due, a fronte di un concerto che sarebbe tutto da riprendere). "Ho fatto ore e ore di viaggio per essere qui, e voglio sentirvi vicini!", spiega, promettendoci un set denso di emozioni. Così è: brani del passato come Freezing Winds of Change, ora riproposto nel nuovo Gatherings, si alternano ad altri del recente The Living Kind, prodotto nientemeno che da Joe Henry, come la splendida Trick of the Light, oppure a omaggi alla tradizione folk del Somerset come Hares On The Mountain:

o ancora con una Hold On richiesta dal padrone di casa, Maurizio Mazzotti, cantata in coro da tutti.

Le mani di Smith si muovono sicure sulla chitarra, con padronanza tecnica ed espressività, nel solco dei grandi maestri Renbourn o Martyn, e lo dimostrano in Winter, in cui lo strumento diventa percussivo e l'accordatura aperta favorisce un efficace controcanto alla voce. Il bis è un piccolo grande dono, "per chiunque si trovi in difficoltà", e Far too good ha versi che medicano le ferite: "Have a little faith, we can pull it together You're far too good for keeping down". Emozionati e felici, ci ributtiamo nella nebbia, col regalo prezioso di una serata di pura bellezza.

FOTO DI FRANCO VALSECCHI

Prossimi concerti italiani:

7 dicembre, Pieve di Cento

8 dicembre, Firenze