Joseph Martone

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Joseph Martone Intervista a Joseph Martone autore di Honey Birds

20/03/2021 di Nicola Olivieri

#Joseph Martone #Rock Internazionale#Folk

Lo scorso anno Alfonso Fanizza ha recensito Honey Birds, un album decisamente interessante Oggi Nicola Olivieri, colpito favorevolmente da questo lavoro, intervista l'autore del disco
Quando sento dire che oggi non si produce più buona musica mi viene l’orticaria e mi pervade un senso di irrequietezza. L’affermazione è sbagliata. Piuttosto si dovrebbe dire che oggi si produce troppa musica e questo talvolta (anzi spesso) impedisce di intercettare quella buona. Esattamente questo è ciò che è accaduto a me con Honey Birds, un eccellente disco del cantautore italo-americano Joseph Martone pubblicato circa un anno fa e da me del tutto ignorato all’epocaFortunatamente il disco è stato premiato dall’edizione francese di Rolling Stones come “Miglior album indie-folk-americana 2020″ e questo ha nuovamente acceso i riflettori sul quel lavoro e soprattutto sul suo autore.


Joseph Martone è nato in provincia di Caserta e presto si trasferisce negli Stati Uniti, nell’area metropolitana dell’Upstate NY, dove cresce e si forma musicalmente e culturalmente. Negli anni ’90 rientra in Italia con la famiglia e questo rappresenta per Joseph un ulteriore arricchimento umano ed emotivo. Due culture, quella americana e quella mediterranea, sono state il suo principale nutrimento ed ora convivono, a vari livelli, in lui e nella sua arte, come dimostrano le canzoni di Honey Byrd, cantate con voce calda e roca, dai toni piacevolmente cupi e introspettivi che sollecita una forte emotività nell’ascoltatore.

Iniziamo subito con la notizia più recente e gratificante, Rolling Stones Francia ha scritto che Honey Bird è il miglior album Indie/folk/Americana del 2020. Una bella soddisfazione.

RS ci è stato vicino fin dagli esordi del disco e ovviamente rappresenta un’enorme gratificazione per noi. Tuttavia, la nostra speranza per il disco è sempre quella di riuscire a portarlo in giro

Raccontaci di te. Nasci in provincia di Caserta e poi…

Ci siamo subito trasferiti in Upstate (New York) fino ai 9 anni. Al mio ritorno in Terra di Lavoro, negli anni della prima adolescenza, ho iniziato a entrare in contatto con il mondo della musica e a coltivare questa passione. In adolescenza ho poi fatto ritorno in Usa, dove fra NY e LA ho dato il via a quella che posso definire la mia carriera musicale.

Come si è evoluta la tua crescita artistica, con quali artisti sei cresciuto e quali ti hanno influenzato fino a portarti alla realizzazione di un disco come Honey Bird

Ho iniziato con la musica jam e i gruppi southern rock come Allman Brothers, dove rincorrevo la passione per la chitarra; allo stesso tempo sono stato influenzato dagli ascolti familiari di Bob Dylan, Neil Young e Crosby, Still, Nash and Young.
La curiosità mi ha sempre spinto a cercare nuove sonorità e nuove soluzioni, fino alla scoperta, tramite radio FIP, dei Timber Timbre, e di conseguenza di Taylor Kirk. La collaborazione per Honey birds è stata l’evoluzione naturale di questo processo.

Nei tuoi brani convivono diversi elementi, che tu mescoli insieme con molta efficacia. C’è il cantautore con le sue storie, c’è il rock ma c’è anche musica che parte delle radici come il blues e il folk. 

Si collega al discorso delle diverse culture e sonorità di cui ti parlavo. Ogni canzone credo sia una storia a sé, dove cerco di dare vita a un racconto con una specifica sonorità, frutto anche di questa miscela che hai menzionato




(la recensione di Alfonso Fanizza la trovate a questi link: https://www.mescalina.it/musica/recensioni/joseph-martone-honey-birds)


Honey Bird è chiaramente un prodotto americano, ma tu sei anche italiano, evidentemente le due culture convivono in te e nella tua musica, ma in che misura? In altre parole, la tua italianità ha in qualche modo offerto un contributo alla tua musica?

Ho avuto la fortuna di poter conoscere due culture diverse, sia umanamente che musicalmente. Già da piccolo, nel periodo americano, come detto, mi influenzavano artisti come Neil Young, Bob Dylan e Crosby, Still, Nash and Young. Al ritorno in Italia, ho subito tutto il fascino delle musiche di Ennio Morricone e i film a cui ha lavorato.
In questo disco credo che oltre alle melodie, figlie della vena mediterranea, si possa ascoltare anche un determinato sound, risultato di una produzione più “americana”, grazie al lavoro di Taylor Kirk.

Entriamo nel dettaglio del tuo disco. Che storie racconti con i tuoi testi e cosa ti ispira o ti ha ispirato nella composizione.

Honey birds nasce dalla voglia di raccontare un periodo particolare della mia vita che non avevo mai raccontato. È una sorta di metafora, nella mia testa c’era l’immagine di tanti uccelli dai grossi becchi che uno dietro l’altro attendono di nutrirsi della loro dose quotidiana, la dose necessaria per riuscire ad andare avanti

Hai pubblicato il disco in un periodo difficile e devo dire che sei stato coraggioso. Ovviamente nessuno ha la palla di vetro per vedere il futuro, ma non hai pensato che sarebbe stato meglio aspettare un po’ prima della pubblicazione, se non altro, per poterlo promuove adeguatamente con esibizioni e concerti?

Il periodo è quello che è, ma il lavoro, mio e dello staff, andava portato a termine per ripagare noi stessi degli sforzi fatti. Inoltre, c’era la speranza che le cose sarebbero migliorate dopo un anno, ma non pare essere cambiato molto. Quindi, a posteriori, sono contento della scelta fatta.

Non sei da solo nel disco, chi suona con te e dove avete registrato l’album?

Collaboro con Ned Crowther da un decennio ormai, in un rapporto che va oltre la musica e in alcuni pezzi c’è la sua collaborazione.
Ovviamente la fondamentale presenza, fisica e artistica, di Taylor Kirk e Pietro Amato hanno dato al disco la direzione e la forma che avevo in mente. Oltre a loro, hanno partecipato e collaborato gli artisti campani quali Ilaria Graziano, Francesco Forni, Valerio Middione e Jonathan Maurano.
È stato registrato in parte a Napoli con Fabrizio Piccolo alla regia, mentre la seconda parte, con la post-produzione, è stata registrata a Montreal nello studio Sky Barn, di Richard Reed Parry, membro degli Arcade Fire, che ha visto alla regia Pietro Amato.

Stai già lavorando al prossimo disco?

Ci sono delle idee e ho nuove collaborazioni con Marianna D’Ama e Davide Grotta, abruzzesi d’origine, attuali compagni di palco nei live. Appena ci sarà più chiarezza nel nostro mondo, inizieremo a programmare più seriamente.

Appena sarà possibile sai già dove ti esibirai per ascoltarti dal vivo?

Appena i nostri governanti si degneranno di dedicarci un briciolo del loro tempo, capiremo cosa e come fare in Italia. In Francia, al netto dell’incertezza, sembra si stia muovendo qualcosa per l’estate con qualche festival.