Christopher Nolan

Storico

Christopher Nolan Oppenheimer


2023 » RECENSIONE | Storico | Drammatico
Con Cillian Murphy, Emily Blunt, Matt Damon, Robert Downey Jr., Florence Pugh



13/03/2024 di Laura Bianchi
E così, Oppenheimer ha vinto sette Oscar su tredici candidature.

E così, Christopher Nolan ha conquistato la statuetta, dopo altre tre candidature negli scorsi anni (Memento, Inception, Dunkirk).

E così, Cillian Murphy è stato premiato come migliore attore protagonista, e Robert Downey Jr. come non protagonista.

Insomma, incetta di premi e riconoscimenti per un film colossale, dalla produzione mastodontica (si parla di cento milioni di dollari, ampiamente ripagati da quasi un miliardo di incassi globali), dalla gestazione lunga e difficile, e dalla complessa rielaborazione del libro del 2005 American Prometheus: The Triumph and Tragedy of J. Robert Oppenheimer di Kai Bird e Martin J. Sherwin.

Nolan, da sempre noto per la maniacale cura per i dettagli, ha cercato di essere quanto più aderente possibile alla realtà, tanto che gli interni sono stati girati in edifici storici e molti dialoghi sono tratti da un’udienza del Senato o da documenti declassificati dell’FBI. Tutta la produzione ha superato vari test di comitati scientifici, proprio per dare spessore, evidenza e plausibilità alla vicenda che vide il fisico, nato a New York da famiglia ebrea, alla guida del Progetto Manhattan, padre delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki.

Ma il regista non si è fermato a un'interpretazione filologica della storia; forse, se lo avesse fatto, non avrebbe impresso alla sua opera una cifra stilistica tanto convincente, né il cast degli attori sarebbe entrato tanto nelle rispettive parti. Non si tratta, infatti, solo di un film storico, raccontato con dovizia di particolari e una buona caratterizzazione dei personaggi, ricostruzioni esatte e le scenografie suggestive di Ruth De Jong, che ha lavorato per realizzare una replica del gadget (l’arnese), come gli scienziati chiamavano in codice la bomba, facendo riferimento ai progetti originaliLa storia non ha come focus né l'esplosione delle due bombe che misero fine alla seconda guerra mondiale, né - anche se sembrerebbe a un approccio superficiale - il processo intentato al fisico, dopo la guerra, per sospette aderenze con l'URSS, in pieno clima di maccartismo sfrenato e caccia alle streghe, che si concluse nel 1954 con la sua espulsione dall'AEC, la Commissione per l'energia atomica.

L'Oppenheimer di Nolan combatte invece non contro nemici reali, storici, ma contro i fantasmi delle paure, dei rimorsi, dell'enormità delle conseguenze che il moderno Prometeo ha innescato, rubando agli dèi il fuoco dell'uranio. E il regista conduce lo spettatore in un percorso a ritroso, tra le varie fasi dell'istruttoria - in un rigoroso bianco e nero, con un Robert Downey Jr. dall'intensità straordinaria, un Lewis Strauss fiero repubblicano, presidente dell'AEC, che incrocia il fisico proprio durante quel periodo - e la biografia del fisico, con le prime rivelazioni di un mondo che stava cambiando, in quell'inizio del Novecento che vedeva trasformarsi il pensiero degli intellettuali, da Freud a Stravinskij, da Eliot a Einstein, ma che assisteva alla nascita dei totalitarismi.

Proprio con Einstein Oppenheimer ha un incontro cruciale, per la comprensione del messaggio che Nolan ha voluto imprimere alla sua opera; il film si apre e si chiude con questa stessa sequenza, che rivela tutta la potenza della figura del fisico, e insieme suggerisce allo spettatore una riflessione che va oltre la sua storia, per interrogarci sui limiti della ricerca, della scienza, in perenne dialogo col potere e con l'etica. Cillian dà corpo alle visioni, alle allucinazioni, agli incubi di Oppenheimer, dalla febbrile ansia giovanile, per la scoperta di una fisica totalmente rivoluzionaria e per quella di una tensione verso una società più giusta, attraverso l'energia volitiva con cui sa radunare attorno a un unico progetto le menti più brillanti della scienza a lui contemporanea, fino alla caparbietà con cui desidera difendere la propria integrità dalle accuse altrui. E intanto, anch'egli si trasforma, lo sguardo opaco, le rughe sul volto, come lo scienziato e astronauta David nel kubrickiano 2001: A Space Odyssey.

Moderno Prometeo, o nuovo Ulisse, l'Oppenheimer di Nolan era consapevole che esistesse la possibilità che la bomba, anche nella sua fase Trinity - il test nucleare del 16 giugno 1945 -  innescasse un incendio nell’atmosfera, con cui avrebbe distrutto il pianeta; il regista realizza quindi nella sua mente esplosioni, onde e particelle che ruotano, ma fa assistere lo spettatore a questi processi mentali accostandovi altre esplosioni, concrete, reali, irrimediabili, bagliori che accecano, sovraesposizioni, montaggi serrati. La tecnica diventa poesia, filosofia, messaggio, e il cinema si esprime come la settima arte nella sua migliore espressione. 

"Signor Presidente, le mie mani sono sporche di sangue" disse Oppenheimer a Henry Truman, Presidente USA, nel 1946; e Truman gli rispose: "Sangue sulle sue mani? Dannazione, ne ho il doppio sulle mie!". Nell'incontro presentato da Nolan, Gary Oldman caratterizza in modo incisivo la figura del presidente, nel suo totale disinteresse per quel "piagnucolone" e per i nativi americani, che non riavranno più la loro Los Alamos; e non c'è dubbio che il messaggio arrivi chiaro e netto. Il cinema fa anche questo: condensare in due minuti di cronaca minuscola il significato della Storia con la maiuscola.


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