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Christopher Nolan

Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno

Christopher Nolan


2012 » RECENSIONE | Azione | Drammatico
Con Christian Bale, Gary Oldman, Tom Hardy, Joseph Gordon-Levitt, Anne Hathaway, Marion Cotillard, Morgan Freeman, Michael Caine

31/08/2012 di Paolo D´Alessandro
La saga di Christopher Nolan dedicata a Batman giunge a compimento, chiudendo il percorso iniziato con Batman Begins e proseguito ne Il Cavaliere Osucro. Se la trilogia è iniziata con un film sulla Paura e il secondo sulla contrapposizione tra Ordine e Caos, questa conclusione si configura come riflessione sulla Speranza, in un percorso che analizza senso e funzione dell’Eroe nel mondo post 11 Settembre.

Otto anni dopo gli eventi de Il Cavaliere Oscuro, Gotham City sembra essere una città finalmente sicura, nonostante la sparizione di Batman e l’autoesilio di Bruce Wayne: la morte dell’eroe-fantoccio Harvey Dent ha ispirato un decreto che ha smantellato la criminalità organizzata. Ma una nuova minaccia incombe con il misterioso e inarrestabile Bane, a capo di una cricca di guerriglieri che, dietro l’apparente intenzione di aiutare il facoltoso JB a impossessarsi della Wayne Enterprises, ha in mente di portare scompiglio alla città e stanare il Cavaliere Oscuro, che ritorna sulla scena proprio nell’ora più cupa.

Visto come singolo film, Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno risulta il meno urgente e compiuto, nonostante la più lunga gestazione. Certamente, si tratta di un film che prende una direzione diversa dal capitolo precedente, a tratti persino eccessivamente sentimentale, ma tutto sembra piegarsi al disegno più grande. Nonostante i suoi limiti, Christopher Nolan si dimostra uno dei pochi registi americani a possedere un senso di “scala” nelle proprie opere, una visione ambiziosa che l’ha reso in pochi anni uno dei registi più potenti di Hollywood.
“Rises” risente dei bizantinismi di sceneggiatura e delle scelte di cast non oculatissime che rendono lo sviluppo sfocato nel primo atto, e monco di personaggi incisivi nell’atto centrale, salvo “rialzarsi” nel trionfale ultimo atto. Svetta Bane, il villain dell’episodio, massiccia e violenta interpretazione di un Tom Hardy irriconoscibile grazie a mascheramenti e accenti deformati. Mentre Selina Kyle - proibito chiamarla Catwoman -, qui con le fattezze di Anna Hathaway, non regala la doppiezza e la sensualità promessa. Discorso diverso per la bravissima Marillon Cotillar, stretta nei panni di una Miranda Tate appiattita a puro accorgimento narrativo.

Ma il Diavolo è solo nei dettagli: il Cavaliere Oscuro porta a compimento i temi già piantati in Begins ed esplosi in parte nel secondo capitolo. Una società piegata e incancrenita necessita di alte ispirazioni, “concetti radicali” per citare la pellicola precedente di Nolan, di mitologie che la orientino, innescate, ce lo insegna la storia, dal sacrificio. Lasciato a se stesso, tutto pare darsi in pasto al ludibirio di ricchi e potenti (mafiosi o industriali), o al ricatto nichilista e di chi vuole anarchia. Sbaglia chi vede in questo film un messaggio strettamente politico o “attuale”, se non addirittura reazionario (i parallelismi di facciata tra i guerriglieri di Bane e il movimento Occupy si sprecano): quella di Nolan è una profonda riflessione anche su ciò che significa Società, e, in fondo, Umanità. Per Nolan, riformare la società significa “votarsi a un santo”, essere pronti al sacrificio più nobile. E cambiare il mondo significa, soprattutto, essere sempre vigili.

Ma, il sacrificio, quasi cristologico per conseguenze e doppia “finzione”, è il culmine di un percorso personale di sofferenza e ricostruzione, un viaggio a scompigliare scopi e valori, ossessioni e fiducia: si guadagna, a patto di comprendere cosa sia la vera morte e cosa la vera vita. Si guadagna, nel caso particolare di Bruce Wayne, perdendo il confine tra maschera e uomo, quando entrambi si spezzano. Di nuovo, idee radicali, anche metatestualmente parlando, per un genere in cui predicare l’inconciliabilità tra l’essere umano e la maschera/missione è sempre stato il pane quotidiano.

Con “Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno”, Nolan sfrutta gli stilemi e i percorsi del proprio cinema per parlare di speranza ed eroismo in termini quasi democratici, quasi da monito interiore: il cambiamento parte da se stessi.



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