Alexander Payne

Commedia

Alexander Payne The Holdovers - Lezioni di vita


2023 » RECENSIONE | Commedia | Drammatico
Con Paul Giamatti, Da`Vine Joy Randolph, Dominic Sessa, Carrie Preston, Tate Donovan



27/01/2024 di Laura Bianchi
Sono passati già vent'anni da quando Alexander Payne ha condiviso con il pubblico Sideways - in viaggio con Jack, commedia dolceamara, a metà tra il road movie e la riflessione enofilosofica. E già allora Paul Giamatti era brillante, poliedrico, capace di fare convivere dramma e leggerezza in una sola espressione, forte di un'ironia intelligente e acuta.

Anche con questo The Holdovers - Lezioni di vita, il sessantenne regista - e anche attore, non dimentichiamolo - ci regala una piccola perla della sua già scintillante collana; e anche in questo film Giamatti illumina col suo sguardo una storia agrodolce, che si discosta in modo netto e deciso dal cliché della commedia natalizia, densa di melassa, buoni sentimenti e senza troppi approfondimenti psicologici. 

Fin dal titolo originale, Discomfort and Joy,  è chiaro che il Natale che si apprestano a vivere i tre holdovers - in inglese, i dimenticati, i rimasugli, gli avanzi, che in questo caso sono tre persone molto diverse tra loro - non segue il testo della celebre canzone God Rest Ye Merry Gentleman, che augura che le buone notizie portino conforto e gioia, O tidings of comfort and joy. Discomfort and Joy , sconforto e gioia, sembra un ossimoro: e infatti Payne gioca proprio sulle opposizioni, durante tutta la vicenda, che si svolge alla fine del 1971 in un college americano.

Una cuoca, che trascorre il primo Natale senza il figlio, morto in Vietnam; un ragazzo problematico, messo da parte dalla madre, intenzionata a "rifarsi una vita" e a passare il Natale col nuovo compagno; un pedante professore, che si ritrova solo, nella Barton Academy, il college del New England in cui insegna, ma da cui tutti si sono allontanati per le vacanze natalizie, a badare al ragazzo e a interagire con la cuoca.

Un trio improbabile, antitetico, a cui tre attori eccellenti sono chiamati a dare spessore, credibilità ed empatia. Giamatti accetta di farsi applicare una protesi all'occhio, per rendere ancora meno attraente lo scorbutico docente di storia antica, e fa nascere un carattere indimenticabile, verosimile e struggente. 

Da'Vine Joy Randolph presta la propria fisicità imponente e la propria mimica per disegnare lo sperdimento della madre di un alunno brillante, a cui la patria ha sottratto il futuro.

Il sorprendente esordiente Dominic Sessa ha lo sguardo tormentato e fragile di un giovane disorientato e sensibile, che cerca la propria identità nel mondo.

Lo spettatore si trova coinvolto in una dinamica relazionale in continua trasformazione, che reinterpreta la vicenda - omaggio a celebri Academia Movie come The Breakfast ClubL'attimo fuggente - facendola diventare ora una commedia teatrale, ora un road movie, ora un romanzo di formazione,  ora un dramma generazionale, alla Will Hunting. E viene così catturato dal polso fermo di un regista che domina la materia narrativa e sa costruire una sceneggiatura a prova di cronometro, con dialoghi effervescenti e profondi insieme.

Il tutto condito da una colonna sonora affascinante,  creata da Mark Orton, che spazia da alcuni brani a noi contemporanei, a classici natalizi (sì, anche la canzone da cui il sottotitolo inglese trae ispirazione), a quelli degli anni Sessanta - Settanta (The Chambers, Shocking Blue, Allman Brothers, Cat Stevens, Labi Siffre). L'esperienza musicale  potrebbe essere definita immersiva, rafforzata dall'intenzione del regista di girare in 35 mm., nel formato 1.66:1, e arricchita da spezzoni originali dell'epoca, tratti da trasmissioni o notiziari TV. e da un film emblematico, Piccolo grande uomo.

Una piccola perla, cangiante e iridescente, dalla luce calda, come la vita. E dai riflessi imprevedibili, come la vita. Che sa offrire gioia anche nello sconforto.

 


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