Pianisti Di Altri Mondi - Dal Jazz Alle Sonorità Contemporanee - Presentazione

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Pianisti Di Altri Mondi - Dal Jazz Alle Sonorità Contemporanee - Presentazione

19/12/2019 di Gianni Zuretti

#Pianisti Di Altri Mondi - Dal Jazz Alle Sonorità Contemporanee - Presentazione#Derive#Avantgarde

Questa rassegna nasce dalla interessante e, a giudicare dal programma, cospicua liason tra la Società del Quartetto di Milano, il Teatro Franco Parenti e il Direttore Artistico Gianni Morelenbaum Gualberto. Sarà un programma che promette di stravolgere i naturali e confortevoli approdi a cui il pubblico del Quartetto è ancorato da oltre 150 anni. Quale sarà la risposta a tale azzardo (a nostro parere molto ben calcolato)? Lo stesso percorso riuscirà ad aprire nuovi interessi musicali tra un pubblico molto affezionato ad un programma classico? Questi interrogativi sono la vera scommessa di questa audace e nel contempo splendida operazione. Al successo della manifestazione (a cui vanno i nostri migliori auspici) daranno un contributo significativo sicuramente la curiosità dei frequentatori del Quartetto a cui si aggiungeranno in primis il sostegno del pubblico orfano, ormai da tempo, dell’Aperitivo Concerto del Manzoni come pure accorreranno gli aficionados di Sentieri Selvaggi che su questi territori in buona parte si muove, per cui non solo saremo al cospetto di un meticciato di artisti e stili ma ad esso si aggiungerà quello tra pubblici eterogenei, tutto a vantaggio di un’operazione che forse è la più intelligente messa in campo dalla cultura musicale milanese da molti anni a questa parte. (GZ)
In conferenza stampa  il Direttore Artistico del programma, Gianni Morelenbaum Gualberto  ha esposto con la consueta  chiarezza le linee guida del progetto.

Partendo dai principi inerenti la modernità Morelenbaum ha sottolineato l'intento che lo ha guidato nel varo dell'iniziativa: quello di aprire almeno un pertugio per accostarsi a un'arte da tempo considerata, per puro luogo comune, ostica e scostante.

Ineccepibile é stata l'ironica sottolineatura dell'inerzia generazionale che ha sempre portato ciascuno a ritenere come insuperata la musica dei propri tempi, bollando i successivi sviluppi come insignificanti e meno degni di apprezzamento; "che sia scaramanzia contro lo scorrere del tempo?"  ha sardonicamente chiosato, affermando poi che nulla é più sbagliato del chiudersi nella propria piccola torre di presunto avorio.

Data l'ovvia impossibilità di proporre uno spaccato esauriente delle tendenze odierne il criterio adottato é stato quello di aprire le porte ad artisti in grado di offrire stimoli che possano accendere interessi e, perché no, convincere che ci si può ancora innamorare di qualche cosa.

Senza entrare in dettagli didascalici il Direttore ha riassunto in un breve schema la rassegna ricordando i contributi di ciascuno: dalla fusione tra gestualità, teatro e musica di Lisa Moore al minimalismo interpretato da Vanessa Wagner, dalle esplorazioni delle radici ispaniche della nuova musica di Simon Ghraichy al meticciato tra popolare e colto indagato da Yonathan Avishai,  dalle traiettorie etniche ed accademiche di Vilay Iyer al repertorio moderno americano di Timo Andres per arrivare all'impro afro-americana di Jason Moran. Il tutto senza dimenticare il tributo finale a Charlie Parker che verrà celebrato nell'ultimo concerto da quattro pianisti di assoluta fama quali Emmet Cohen, Aaron Goldberg, Danny Grisset e Dado Moroni.

Un affascinante percorso quindi tra i mille profumi che dal jazz accompagnano fino alle sonorità di oggi, con l'obbiettivo di accogliere in quella che ci si augura sia solo la prima tappa per futuri appuntamenti certamente all'altezza di una città come Milano e il suo pubblico. (VF)

Pianisti di altri mondi

7 + 1 concerti dal jazz alle sonorità contemporanee

Rassegna ideata da Gianni Morelenbaum Gualberto

in collaborazione tra la Società del Quartetto di Milano e il Teatro Franco Parenti

 ore 11.00, Sala Grande del Teatro

Domenica 19 gennaio; 9 e 23 febbraio; 15, 22, 29 marzo; 5 aprile

 

ore 20.30, Bagni Misteriosi

Venerdi 22 maggio

 

Teatro Franco Parenti

Via Pierlombardo 14


Con la nuova collaborazione tra il Teatro Franco Parenti e la Societa del Quartetto si vuole offrire un nuovo modo di "fare musica" rivolgendosi ad un pubblico piu ampio di quello che tradizionalmente viene ai concerti.

 
  "Milano è una citta culturalmente unica — dice Ilaria Borletti Buitoni presidente della Societa del Quartetto - anche perchè le istituzioni milanesi sanno collaborare e l'iniziativa Pianisti di altri mondi  è iI frutto di questo spirito che porterà al Franco Parenti per la Societa del Quartetto artisti straordinari con programmi affascinanti".

 
  "La collaborazione fra il Teatro Franco Parenti con la Società del Quartetto — sottolinea Andree Ruth  Shammah direttrice e anima del Teatro Franco Parenti — porta nel nostro teatro una rassegna musicale che rafforza il nostro interesse per la contemporaneità, per essere sempre più un punto di osservazione del panoraa creativo
internazionale, in una città come Milano, oggi  centro della vita culturale del Paese."

Gianni Morelenbaum Gualberto, ideatore del ciclo di concerti:

 Per parafrasare un noto detto, a parlar male della musica contemporanea si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Almeno a giudicare dall'istintiva ritrosia che molti manifestano non solo a proposito del repertorio musicale odierno di qualsiasi foggia ma, addirittura, dell'intero Novecento.

Il XX secolo viene certo ricordato per i drammi che lo hanno attraversato e per il riflesso che essi hanno avuto nella produzione artistica coeva. Agli artisti, agli storici e agli intellettuali del Novecento è toccato descrivere un'epoca funestata dalla Shoah e da due guerre mondiali, da conflitti, crolli di imperi, dall'incubo dell'olocausto nucleare: nel corso  degli  anni  è  cresciuto  un  pubblico  intimidito  o  intimorito  da  un'arte  spigolosa,  aggressiva, (solo) apparentemente incomprensibile, difficile e lontana, soprattutto aliena alla riconciliazione, all'indulgenza, alla cordialità, a qualsiasi forma di intrattenimento. Dalla dodecafonia della seconda Scuola di Vienna sino alla musica elettronica dagli anni Cinquanta in poi, il Novecento e la nostra contemporaneità si sono fatti la fama di essere scostanti, difficili e persino urticanti. Fama immeritata, va detto, per quanto si tratti di arte che va vista e ascoltata in prospettiva, che forse non aveva e non ha, né poteva avere l'immediatezza di quanto eravamo abituati a considerare piacevole se persino un finissimo drammaturgo come Tom Stoppard si lasciava andare a un moto d'ironia: Non è difficile capire l'arte moderna. Se è  appesa ad un muro è un quadro, se ci può  camminare intorno è una scultura.

Eppure, il Novecento non è stato solo la culla di ideazioni artistiche complesse o introverse. Nel corso del secolo e fino ai nostri giorni si sono susseguiti momenti di straordinaria ricchezza, che hanno lasciato il segno: il jazz e tutte le sue ramificazioni, arti popolari ma di raffinata elaborazione come il tango, la diversificazione del teatro musicale dall'opera al musical, l'espansione della danza e del linguaggio del corpo, l'affermazione di culture un tempo neglette o sconosciute, l'arte di mondi nuovi, il rapporto fra musica e immagine e una straordinaria messe di materiali musicali cui nulla è mancato per imprimersi nella memoria e nel cuore del pubblico.

 

PROGRAMMA:  

La rassegna si configura come un viaggio straordinario in   8 tappe affidato a  11 musicisti dal mondo. Un percorso, ideato da Gianni Morelenbaum Gualberto, che spinge a varcare frontiere geografiche, stilistiche, temporali, attraverso più linguaggi e sincretismi. Per sfatare it mito di una musica contemporanea incomunicabile e arcigna e la fama ostile che accompagna molta produzione del Novecento musicale e per fare la conoscenza - non senza divertimento e levità - con mondi di grande fascino e connplessità, di straordinaria varietà e vivacità. Per seguire gli sviluppi della cultura musicale accademica extra-europea, in particolar modo quella delle Americhe, dal Novecento fino ai nostri giorni.

II cartellone è affidato a interpreti di grande notorietà e rilevanza internazionale e unisce impegno, spettacolarità e qualità, esponendo la molteplicità di esperienze che la musica vicina ai nostri tempi sa offrire.

Vijay Iyer (19 gennaio)

Autore e interprete celebrato internazionalmente, spalanca una finestra sulla musica improvvisata che, partendo dal jazz, è diventata uno fra i principali veicoli espressivi della tradizione musicale americana, assimilando una molteplicita di materiali: dalle strutture accademiche agli echi dei song e delle canzoni popolari ai ritmi che il Nuovo Mondo ha saputo estrarre da più  e diverse tradizioni.

E' stato fin da giovanissimo un genio della matematica, chiamato a Stanford poco più  che adolescente. Ha mollato tutto per darsi alla musica, e in poco meno di un decennio è  diventato una star negli Stati Uniti, mescolando la sua tradizione (i genitori sono stati fra i primi a emigrare dall'India) con quella della musica contemporanea e quella improvvisata. Oggi è professore con cattedra a vita a Harvard, ha scritto testi illuminanti di filosofia della musica improvvisata e sui criteri neurologici e antropologici dell'improvvisazione. Elegante di portamento, vagamente altero e  professorale, ha uno spiccato sense of humor di marca britannica piu che americana. Ha ricevuto la MacArthur Grant (dotazione 6 500.000 dollari), che negli Stati Uniti si conferisce a chi a considerato un genio. E' artista ECM.

 

Vanessa Wagner (9 febbraio}

Vanessa Wagner mette il suo ben noto virtuosismo al servizio di autori che hanno voluto porsi ai confini fra linguaggio accademico e la ricchezza dei vernacoli  che sincretismi e contaminazioni hanno disseminato lungo tutto Novecento: L’inclinazione cinematografica di Michael Nyman, il lontano e poetico mondo baltico di Peteris Vasks, l'ipnosi timbrica di Hans Otte, il tratto incantatorio di Meredith Monk, il trascinante sciamanesimo di Moondog, il romantico minimalismo europeo di Wim Mertens, lo ieratico incontro fra linguaggio accademico e l'energia dell'improvvisazione elettrica di Bryce Dessner.

Giovane prodigio, Vanessa Wagner ha studiato a lungo la musica accademica, specializzandosi nel repertorio lisztiano e in quello francese novecentesco, per poi mettere tutto da parte e interessarsi ai rapporti fra strumenti acustici ed elettronica. Lavora da tempo con una celebrity dell'elettronica come il messicano Murcof, creando spettacoli in cui la pagina scritta viene rielaborata contestualmente dall'elettronica. Collabora poi con numerose compagnie teatrali francesi, come quella di Yoann Bourgeois, creando azioni teatrali sulla musica eseguita.

 Yonathan Avishai (23 febbraio)

Pianista virtuoso e raffinato il cui talento a stato esaltato da una recente serie di incisioni per una prestigiosa etichetta come la ECM, Yonathan Avishai presenterà un programma che intende illustrare le radici della musica popolare d'autore nel Nuovo Mondo: il ragtime del leggendario Scott Joplin e il tango brasileiro di Ernesto Nazareth, compositore al quale s'ispirarono artisti del calibro di Darius Milhaud e Heitor Villa-Lobos.
Avishai è uno dei piu significativi pianisti a emergere dalla ricchissima scena israeliana. Trapiantatosi in Francia, è diventato artista dell'ECM che lo cura in modo particolare. In tempi recenti, Avishai si è particolarmente interessato ai rapporti fra musica popolare del Novecento e le radici in certa musica accademica delle Americhe: Gottschalk, Lecuona, Ernesto Nazareth e gli autori legatisi a Broadway, creando un recital che è vivacissimo intellettualmente e di grande poesia e spettacolarità.

 Lisa Moore (15 marzo)

Lisa Moore fa conoscere in modo spettacolare e trascinante il costante connubio fra musica e immagini, fra musica e happening teatrale, che ha caratterizzato malta produzione contemporanea attraverso pagine di Steve Reich, Philip Glass, John Adams, David Lang e della giovane ma gia affermatissima Missy Mazzoli. Australiana, la Moore è nota per essere stata un giovane prodigio del pianoforte, per quanto si sia dedicata quasi tutta la vita alla musica di ricerca, collaborando con i principali compositori e ensemble di oggi. Ogni suo recital è uno spettacolo anche teatrale perche ha soprattutto investigato i legami fra musica e azione teatrale (a partire dagli happening del Living Theatre) e I'interazione fra musica e azioni visive. Appartiene a una generazione di donne che si sono votate alla musica contemporanea: lei, Ursula Oppens, Vicky Chow, Sarah Cahill, Margaret Leng Tan, Lisa Bielawa, Jennifer Higdon, Gloria Cheng, Meredith Monk, Lera Auerbach, Vanessa Wagner, Ashley Bathgate, Anne Le Baron, Gabriela Lena Frank, Caroline Shaw, Tania J. Leon, Angelica NegrOn, Zoe Keating, Maya Beiser, Anna Thorvaldsclottir, Missy Mazzoli, Julia Wolfe, Lois V Vierk, Annea Lockwood e molte altre ancora.

 Timo Andres (22 marzo)

Compositore e pianista dalle doti espressive e strumentali del tutto fuori dal comune, Timo Andres ci porterà nel cuore della nuova musica dei nostri tempi, riallacciando un rapporto con il pubblico grazie a un'ispirazione ricca e feconda quanto disponibile a dialogare e a farsi ascoltare. Senza steccati linguistici o posizioni preconcette, senza timori nei confronti di un diverso uso della tonalità, senza rifiuti nei confronti di una ricchezza ritmica e melodica. Autori americani di oggi come Philip Glass, John Adams e Nico Muhly si affiancheranno a compositori europei come Louis Andriessen e Donnacha Dennehy e a uno del padri storici della musica americana, Aaron Copland. Ma non mancheranno pagine di autori che hanno saputo porsi al crocevia fra più culture e stili come Robin Holcomb, Gabriella Smith, Brad  Mehldau (che molti conoscono come celebre jazzista) e Frederic Rzewski (ben noto per le sue monumentali Variazioni su El Pueblo Unido Jamas Sera Vencido).

Andres, oltre a essere uno del piu affermati compositori americani, è anche un noto pianista: da un decennio, grazie anche ai legami con la Nonesuch, esplora la musica americana contemporanea e del Novecento. In Italia suoi lavori sono state eseguiti da Sentieri Selvaggi e altri gruppi.

 Simon Ghraichy (29 marzo)

Altro affascinante virtuoso oggi nella scuderia discografica della Deutsche Grammophon, Simon Ghraichy rappresenta simbolicamente e persino fisicamente lo spirito della rassegna. Francese di nascita, libanese e messicano di origini, una gioventù trascorsa in Canada, studi musicali fra Parigi e Hensinki, egli presenta un programma affascinante, in cui si esplorano le radici ispaniche della musica del Nuovo Mondo. Partendo da alcune ben note composizioni di Albeniz come Asturias, Malaga, Jerez e Eritafia, il pianista approderà alla Cuba virtuosistica e post-
lisztiana delle danze afro-cubane di Ernesto Lecuona per poi soffermarsi sui ritmi caraibici di Porto Rico, così come immortalati da un compositore originale quanto stravagante come Louis Moreau Gottschalk, per poi concludere con l'immaginifico e coloratissimo Messico ritratto da Arturo Marquez.

 Jason Moran (5 aprile)

Anche Jason Moran (dieci anni prima di Vijan lyer) a stato premiato con la MacArthur Grant. Moran fonde l'improvvisazione con la composizione. Lui e la moglie, un mezzosoprano classico di nome Alicia Hall, appartengono, anche come tipi fisici, alla generazione degli africano-americani esemplificati dal film Black Panther: colti, plurilaureati, eleganti, dediti a attività culturali e filantropiche, organizzatori di concerti accademici e non. La loro casa, fotografata da Vogue, è uno studio-museo piena di testimonianze dell'arte africana e africano-americana. Moran è curatore al Whitney Museum, dove ha di recente organizzato una mostra dedicata ai rapporti fra la musica africano-americana e le componenti ebraiche e latinoamericane della società statunitense. Da vari anni è ospite fisso della Biennale di Venezia, dove espone installazioni con Joan Jonas e altri.

 Emmet Cohen, Aaron Goldberg, Danny Grissett, Dado Moroni (22 maggio)

II viaggio si conclude con una festosa e coinvolgente celebrazione del jazz e di uno dei suoi profeti: Charlie Parker, leggendario sassofonista, uno del padri del be-bop e uno fra i più influenti intellettuali del Novecento, di cui ricorre nel 2020 il centenario della nascita. Quattro pianisti fra i più apprezzati protagonisti della scena improvvisata internazionale odierna Dado Moroni, Aaron Goldberg, Danny Grissett e Emmet Cohen - si alterneranno, su due pianoforti a due, quattro e persino otto mani, per ricordare uno dei linguaggi che hanno cambiato la storia del Novecento. Perchè, come sosteneva Egon Schiele, l'Arte non puo essere moderna, l'Arte appartiene all'eternità. Ognuno di loro, in particolare il giovane prodiglo Emmet Cohen, è un celebrato solista nel mondo del jazz. Rappresentano l'ultima generazione di pianisti americani e africano-americani, a parte l’italiano Dado Moroni.

 Foto alla conferenza stampa di: Federico Sponza

Per scaricare foto:

http://www.quartettomilano.it/press-kit/

 

Biglietti

€ 20

€16 (over 65, under 26)

 

Abbonamento

8 concerti € 120

 

In collaborazione con

FAZIOLI

società del Quartetto di Milano

  www.quartettomilano.it
  Via Durini 2, 20122 Milano

Telefono 02 76005500

Teatro Franco Parenti 

 www.teatrofrancoparenti.it
Via Pier Lombardo, 14, 20135 Milano

Telefono 02 59995206