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Dal Vivo a Milano Dal Vivo a Milano - La città come palcoscenico della musica: una mostra fotografica dedicata agli amanti dei live
Milano, dal secondo dopoguerra in poi, non era soltanto una città in cui si ascoltava musica, ma in cui la si viveva. Nei club, davanti ai palchi, tra luci, volti e notti irripetibili, si costruiva una scena musicale che avrebbe lasciato il segno. E qualcuno, macchina fotografica alla mano, ha saputo coglierne l’anima. Vertigo Syndrome, fondata da Chiara Spinnato e Filippo Giunti, in collaborazione col Comune di Milano, ha affidato a Matteo Bordone e Roberto Mutti il compito di curare una mostra fotografica, che tentasse di fissare luoghi, volti, situazioni, concerti di una Milano da suonare, abbracciando un arco temporale molto ampio, con contributi iconografici di eccellenza e un'agile audioguida che permette al visitatore di scoprire la città zona per zona. L'elegante Palazzo Morando, in Via Sant'Andrea, è la sede prescelta per raccontare le trasformazioni sociali, prima ancora che culturali e musicali, di una Milano che ha cercato - e trovato - la propria identità nella vita comunitaria, nell'aggregazione spontanea di persone unite da un unico interesse.
Rispetto a Romasuona - La musica in Italia 1970 - 1979, realizzata a Roma nello scorso maggio, quella di Milano è profondamente differente, per vari motivi. Innanzitutto, mentre il visitatore dell'esposizione romana poteva ascoltare i protagonisti di quegli anni, mentre ammirava le teche che custodivano memorabilia, biglietti, dischi, copertine, strumentazioni d'epoca, e poteva seguire i contributi video di testimoni del tempo, come Renzo Arbore, Federico Guglielmi o Carlo Massarini, oltre a un approfondimento su Mario Schifano, a Milano ci si muove nel silenzio, guidati da una voce che, nei nostri auricolari, con un'applicazione dedicata, racconta le zone di Milano, i locali che le animavano (e le animano tuttora), ammirando le centotrenta fotografie provenienti da archivi pubblici e privati, di maestri come Cesare Colombo, Pino Ninfa, Renzo Chiesa, Roberto Cifarelli, Massimo Barbaglia, Fabio Treves, e molti altri, ognuno col proprio stile, ognuno teso a catturare l'attimo inafferrabile in cui il suono diventa immagine, sensazione, emozione, e si fissa per sempre nel ricordo, personale e collettivo. Pochissime locandine, nessun materiale esposto, né contributo audio o video, a parte quelli dei curatori, poca musica diffusa, ma spazio alle foto, che documentano le stagioni musicali che si sono succedute dagli anni Cinquanta, con locali mitologici come il Santa Tecla (che ospitò, tra gli altri, Chet Baker), fino ai nostri giorni, con il Nidaba o - sperando che torni ad aprire presto - lo Spirit de Milan.
In mezzo, grandi eventi che coinvolgono San Siro (teniamocelo stretto, finché c'è) o il Palalido (oggi Allianz Cloud), l'Arena, dove si tenne il concerto in onore di Demetrio Stratos, il 19 giugno 1979, le discoteche dove si ballava, come il Plastic, frequentato anche da Keith Haring, o si faceva anche musica, come il Rolling Stone, e poi i teatri, il Lirico, lo Smeraldo, gli Arcimboldi, i negozi che ospitavano show case, come il compianto Buscemi, e i club, come il Capolinea, le Scimmie (che chiuse i battenti nel 2015, e non nel 2025, com'è scritto nel testo del catalogo), o il sopravvissuto Blue Note, che scandivano il tempo jazz della città che non dorme mai. Ancora, la stagione dell'impegno, con la Statale in primo piano, o il Festival del Parco Lambro.
Luoghi ancora esistenti, anzi, per meglio dire resistenti, sono fotografati accanto ad altri, spariti per lasciare il posto a cattedrali della gastronomia, a centri commerciali o a spazi residenziali, seguendo la trasformazione urbanistica di una Milano, forse, sempre meno attenta alla cultura condivisa. Grandissimi protagonisti della musica di tutti i tempi (Joan Baez, i Beatles, Dizzie Gillespie, Jimi Hendrix, Billie Holiday, per citarne solo alcuni) sono vicini ad altri meno noti, ma che hanno animato le notti milanesi, lasciando ricordi indelebili; ancora, le foto fissano i volti estasiati del pubblico, i corpi a ridosso del palco, sudati, stipati nel chiuso di una cantina, ammassati su scale o sporti da balconate, in situazioni oggi improponibili, ma che azzeravano la distanza su e giù dal palco. Le mode intanto passavano, ma restava - e resta - il desiderio di aggregazione e di conquista di due o tre ore di immersione totale nella dimensione altra, rituale, catartica, che da sempre accompagna la musica dal vivo.
Le fotografie sono davanti ai nostri occhi, si lasciano guardare, si abbandonano alle nostre riflessioni, ci permettono di trarre conclusioni personali; ci sarà chi sospirerà nostalgico, chi lamenterà alcune importanti lacune (non c'è traccia di alcuni locali, né dei vari circoli, come Arci o Acsi, che pure sono molto attivi ancor oggi), chi ricorderà con gioia e senza malinconia serate e notti trascorse in mezzo alla musica che amava, chi rivendicherà l'esistenza, in questo tempo, di luoghi in cui è ancora possibile fare e ascoltare musica. Tutti, comunque, apprezzeranno la vitalità che si sprigiona da foto splendide, molte delle quali in un bianco e nero evocativo, e, forse, torneranno a casa col catalogo che le raccoglie, per rivederle, e riassaporare le emozioni che suscitano.
Inoltre, sono in programma, fino al 31 gennaio, giorno in cui la mostra si chiuderà, molti eventi collaterali, curati da Matteo Bordone: talk e incontri con i fotografi, i giornalisti e i promoter; visite guidate nei luoghi della musica dal vivo; laboratori fotografici e per ragazzi. Inoltre, i visitatori sono invitati a inviare le scansioni delle loro foto in tema al sito DalvivoaMilano. Le più meritevoli saranno proiettate su schermo col nome dell’autore. Infine, venendo in mostra e dimostrando di essersi riconosciuto in uno dei soggetti del pubblico nelle foto, si otterrà l’ingresso gratuito. Impossibile? No; è già successo... Tutte le informazioni sul sito. E buona visita!
La foto cover è di Andrea Colavizza. Le altre sono di Franco Valsecchi.
Matteo Bordone (1974) è giornalista, autore e conduttore radiofonico e televisivo di grande esperienza. Milanese e conoscitore della scena culturale della città, unisce una profonda conoscenza della cultura musicale contemporanea alla capacità di comunicare con linguaggi diversi a pubblici eterogenei. La sua lunga esperienza in Radio2 e l'attività come voce di vari podcast de «Il Post», tra cui il quotidiano “Tienimi Bordone”, testimoniano la sua capacità di trattare cultura popolare, musica, cinema e tecnologia con rigore e con un approccio divulgativo accessibile.
Roberto Mutti (1947) è storico, critico e docente all’Accademia del Teatro alla Scala e all’Istituto Italiano di Fotografia. Ha curato mostre di giovani promettenti e di autori affermati come Fulvio Roiter, Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Gabriele Basilico, Mario De Biasi, Mario Cresci, Maurizio Galimberti, Nino Migliori, Luigi Veronesi, Mario Dondero, Enrico Cattaneo, Roberto Polillo, Giovanni Verga, André Kertész, Walter Rosenblum collaborando con festival, gallerie private e istituzioni pubbliche. Ha firmato oltre duecento libri fra saggi, monografie e cataloghi. Giornalista pubblicista, dal 1980 scrive di fotografia sulle pagine milanesi del quotidiano La Repubblica e ha collaborato con diverse testate di settore dirigendo dal 1998 al 2005 il trimestrale Immagini Foto Pratica. È consulente scientifico della casa d’aste Finarte e della Fondazione 3M per cui cura e progetta mostre e fa parte del comitato scientifico del Museo della Fotografia Italiana di Brescia. Vive e lavora a Milano.