It Goes On<small></small>
Rock Internazionale • Alternative • rock, pop, alternative, indie, country, britainicana

Westside Cowboy It Goes On

2026 - Island Records

30/10/2026 di Alfonso Fanizza

#Westside Cowboy#Rock Internazionale#Alternative

Raccontare la provincia inglese, soprattutto del versante Nord, fatta di giornate dalla pioggia incessante trascorse a rintanarsi nell’umidità di pub pervasi da sentori di birra stantia e avvolti nella tristezza del tardo capitalismo, è l’immaginario evocato dagli emergenti Westside Cowboy. Tra le piacevoli scoperte musicali di questo 2026, il quartetto di Manchester si impone come una delle realtà più interessanti emerse, recentemente, dalla scena indie d’oltremanica.
Formatosi nell’ambiente universitario e nei piccoli locali della città inglese, i Westside Cowboy, dopo i primi EP (This Better Be Something Great e So Much Country ’Till We Get There), compiono il grande salto con il debutto sulla lunga distanza, It Goes On, e lo fanno nel migliore dei modi possibili.

Tra i punti di forza della band c’è senza dubbio la loro coralità. Non esiste un vero e proprio frontman dominante: Reuben Haycocks e Jimmy Bradbury si alternano alla voce, con la bassista Aoife Anson-O’Connell ad arricchirne gli intrecci vocali. Stessa cosa sul piano strumentale: ogni componente contribuisce in maniera determinante al sound senza mai prevaricare gli altri e mantenendo un equilibrio generale.
Il disco conquista già al primo ascolto, grazie a una miscela sonora che intreccia la tradizione del folk e del country con l’attitudine indie di band come Pavement e Teenage Fanclub. A partire da queste influenze, i Westside Cowboy dimostrano la perspicacia di contaminarle con altre sonorità, spingendole verso nuovi territori fino a trovare una sintesi personale, che loro stessi definiscono “Britainicana”: una sorta di Americana riletta attraverso una sensibilità tutta britannica, con un’attitudine ruvida e spontanea, lontana da ogni manierismo.

Il trittico iniziale è di forte impatto e mette subito in evidenza un interessante contrasto musicale: Kick Stones (The Boys) apre le danze con un ritmo jungle-pop, per poi lasciare spazio alle sonorità più indie e alt-country di Paperchains e Dobro.
Il disco prosegue su questa linea, alternando brani sostenuti da chitarre ruvide, ritmiche immediate e contaminazioni di genere che, in alcuni casi, si sviluppano anche all’interno dello stesso pezzo, con piccole imperfezioni che rendono il sound ancor più piacevole. Ne sono un esempio Well Done Kid, You Did It, Pin Up Boys e Coyote. A questi si contrappongono ballate dai ritmi più distesi, come Big Wheels, che si muove in territori britpop e richiama i Blur, piuttosto che i loro compaesani, e Take My Leaving As I Love You, una delicata litania indie-folk, spoglia ed essenziale, in cui la voce e la chitarra sono le uniche protagoniste e tessono l’intera trama sonora. A chiudere il cerchio è You Could Have Died There on the Dancefloor, con il suo immaginario cinematografico e i suoi ritmi sostenuti, che riportano in primo piano l’energia e la vivacità del disco.

I testi rispecchiano tematiche strettamente legate alla loro giovane età. I Westside Cowboys cantano la fine della giovinezza, l’incertezza del futuro, la nostalgia dei ricordi e il senso di vuoto lasciato dagli amici che se ne sono andati. Lo fanno con una fragilità emotiva che li contraddistingue, nel tentativo di resistere e affrontare i cambiamenti, tanto naturali quanto difficili, che la vita inevitabilmente ci pone davanti.
Con It Goes On, i Westside Cowboy raccontano la provincia britannica contemporanea attraverso gli occhi della giovinezza, trovando nella musica una valvola di sfogo per dare voce alle proprie inquietudini, filtrate attraverso una miscela sonora che rende questo debutto uno dei migliori dischi dell’anno.

Track List

  • Kick Stones (The Boys)
  • Paper Chains
  • Dobro
  • Well Done Kid, You Did It
  • Worried Age
  • Big Wheels
  • Pin Up Boys
  • Coyote
  • Patchwork
  • Take My Leaving As I Love You
  • You Could Have Died There on the Dancefloor