The Junction The Junction
2026 - Dischi Soviet Studio
Disco nuovo per The Junction a distanza di più di un lustro dal precedente Dive (2019): esce su tutte le piattaforme on line per Dischi Soviet Studio il nuovo album omonimo The Junction. Dieci brani registrati in presa diretta per riprodurre in maniera fedele la loro attitudine punk, diretta e senza fronzoli. È forse un approccio alla musica che ha ancora un senso, in questi tempi ultra liquidi e veloci? La risposta è certamente sì, se vogliamo che una nuova scena alternativa ritrovi spazi più ampi in Italia, e se vogliamo che etichette resistenti diano fiducia ancora a dischi così, che necessitano di strumenti veri, elettricità, sudore e magari frequenze disturbate, il caro vecchio noise, che ci rimandi anche ai mostri sacri dei Nineties: dai Sonic Youth ai Marlene Kuntz de Il vile, per esempio.
Si sa, una scaletta deve avere sempre un apripista che faccia sul serio, e che indichi la strada del viaggio sonoro, e questo lavoro dei The Junction lo fa egregiamente con A Million Times: veloce, sporco e seminatore di dubbi su ciò che vogliono che pensiamo, e dunque su ciò che non pensiamo: “a million times i told you what you had to say, but nothing’s right, nothing matters anyway…”.
Faccio all-in su Watch Yourself: è il brano migliore, che parte con il martellante basso di Alessandro Maroso, uscito direttamente dai solchi di Zen Arcade, per devastarti con il coro orwelliano e un po’ Beastie Boys “Watch Yourself in the Bathroom”, in cui ormai noi siamo diventati talmente parte del gioco, che, invece di boicottarlo, lo alimentiamo naturalmente.
Il resto del disco mantiene comunque una buona media di qualità artistica fino in fondo, e merita il vostro attento ascolto.
I The Junction sono: Marco Simioni (voce, chitarre), Alessandro Maroso (basso), Francesco Reffo (batteria, cori), e hanno realizzato tutto loro: scritto, arrangiato e prodotto (insieme a Matteo Marenduzzo), come chi vuole il controllo artistico e la libertà di essere musicista dovrebbe sempre fare, invece di affidarsi ad un team “specialista di hit”, in cui magari servono 14 mani per scrivere un testo che sicuramente un liceale oggi scriverebbe meglio.
Si sa, una scaletta deve avere sempre un apripista che faccia sul serio, e che indichi la strada del viaggio sonoro, e questo lavoro dei The Junction lo fa egregiamente con A Million Times: veloce, sporco e seminatore di dubbi su ciò che vogliono che pensiamo, e dunque su ciò che non pensiamo: “a million times i told you what you had to say, but nothing’s right, nothing matters anyway…”.
Faccio all-in su Watch Yourself: è il brano migliore, che parte con il martellante basso di Alessandro Maroso, uscito direttamente dai solchi di Zen Arcade, per devastarti con il coro orwelliano e un po’ Beastie Boys “Watch Yourself in the Bathroom”, in cui ormai noi siamo diventati talmente parte del gioco, che, invece di boicottarlo, lo alimentiamo naturalmente.
Il resto del disco mantiene comunque una buona media di qualità artistica fino in fondo, e merita il vostro attento ascolto.
I The Junction sono: Marco Simioni (voce, chitarre), Alessandro Maroso (basso), Francesco Reffo (batteria, cori), e hanno realizzato tutto loro: scritto, arrangiato e prodotto (insieme a Matteo Marenduzzo), come chi vuole il controllo artistico e la libertà di essere musicista dovrebbe sempre fare, invece di affidarsi ad un team “specialista di hit”, in cui magari servono 14 mani per scrivere un testo che sicuramente un liceale oggi scriverebbe meglio.