The Brian Jonestown Massacre The Future Is Your Past
2023 - A Recordings
#The Brian Jonestown Massacre#Rock Internazionale#Alternative
La band psych rock californiana capeggiata da Anton Newcombe conferma la sua prolificità tagliando il traguardo del ventesimo disco; era solo il 24 giugno 2022 quando il gruppo pubblicava Fire Doesn’t Grow on Trees, annunciato come “the beginning of a thrilling new phase”. Ecco, infatti, ora un altro disco, che, registrato, come il precedente, a Berlino e a distanza in piena pandemia, tra il 2020 e il 2021, è uscito da pochi giorni per l’etichetta A Recordings, che Newcombe ha fondato nel 2008 e che ha pubblicato in questi anni i dischi di artisti come Sleaford Mods, Tim Burgess (Charlatans), Dirty Beaches e Magic Castles. Con questi ultimi e i Mercury Rev i Brain Jonestown Massacre hanno fatto ben 34 date live in Nord America nel 2022, oltre ad esibirsi in alcuni festival europei: insomma, il gruppo non ferma e continua imperterrito il suo percorso.
Sulla copertina del nuovo album questa volta campeggia una figura che sembra un giocattolo o un disegno per bambini, ma, a ben guardare, si rivela più probabilmente una macchina di morte: nel disco serpeggia infatti il pensiero della morte, sia pure in forme quasi oniriche e soffuse, come nella psichedelica, lisergica e colorata Do Rainbows Have Ends, un viaggio quasi nella Summer of Love e un inno appunto all’amore e al donarsi agli altri. In questo brano c’è qualcosa di benefico che porta la pace nell’animo; non a caso nella successiva Nothing Can Stop the Sound, la musica viene definita, programmaticamente, “Never-ending / Spirit mending / Love in your ear”. In questo pezzo la musica si fa quasi sacrale e accoglie fascinosi chiaroscuri, che rendono questa tappa del viaggio ipnotica.
Le immagini di morte tornano invece in The Light Is About to Change, brano dal ritmo perentorio e trascinante, in cui si parla di come non si possa continuare per sempre a vedere persone morire (un possibile riferimento alla pandemia?) e si fa riferimento a persone che hanno perso la testa, che parlano senza ascoltare, che sembrano felici, ma vivono nel terrore: “You've got to figure how to live / Or you're saying goodbye, my friends / 'Cause this story's going to end”. Si sta vivendo davvero, si è reali, o si è morti? Si sta arrivando, o si sta andando via? Su queste domande adatte a un tempo sospeso si interroga questo brano, così come il seguente, Fudge, che, aperto da chitarre acustiche eteree e malinconiche, invita a svegliarsi e insieme a chiudere gli occhi per liberare la mente. Mentre la canzone travolge e incanta con riff magnetici, vibra insomma un desiderio di “lotta” e rinascita, di resistere a tempi bui e surreali; d’altronde la copertina del singolo è un simbolo esoterico, la stella a sette punte che rappresenterebbe l’uomo nella sua totalità armoniosa, come corpo e anima.

“Have you forgot how to live? / Is living dragging you down? / Get back up on your feet again / And listen to this sound / Because there's no way home / A home doesn't exist”, fanno eco i versi di As the Carousel Swings, che, con un bel piglio on the road, pure incita a reagire al disorientamento, al senso di solitudine e al dolore del presente e a riprendere a camminare. Occorre allora liberarsi delle paure che, a ben guardare, non sono così grandi come sembrano (“Oh we shall have no fear” è d’altronde il mantra che risuona tra i riff di Your Mind Is My Café), bisogna ricordarsi che dentro di noi c’è un seme che non muore mai e vivere, come si canta in The Mother of All Fuckers, in cui le chitarre costruiscono una girandola di suoni caleidoscopici e catturano nel loro vortice.
Nonostante in queste canzoni si parli di vita e di morte, non è un disco di contrasti e anche dell’aldilà non viene offerta comunque un’immagine spaventosa, ma quasi rassicurante, con riferimenti a un Dio dell’amore che perdona ogni colpa e a una nuova vita dopo la morte in cieli blu, in cui si assume la consistenza delle nuvole (Cross Eyed Gods). D’altronde non manca nemmeno la consolazione del ricordo, anche se alcune scene quotidiane sembrano di una vita fa (“There is one thing I can tell you / That I know in my heart / You will survive”, All the Feels, dal passo quasi folk-rock).
Questo disco visionario ipnotizza con riff “addictive” e atmosfere che riescono a non incupirsi, ma a intessere suoni e ritmi che restano lievi, colorati, luminosi, per ballare a piedi scalzi su un prato e trovare la forza di andare avanti. Anche la conclusiva, dolceamara Stuck to Yous, che si muove tra chitarre acustiche e sonorità dalla bellezza estatica, fino a un crescendo coinvolgente, ricorda che ci sono sogni che sembrano reali, ma svaniscono, stelle così luminose che brillano nel cielo della notte, ma poi scompaiono, ma sottolinea anche che non è un motivo per arrendersi: “Save your tears and smile today /More good times are on their way […] You think about the times you tried / To live and love and almost died / After a while you're feeling very small / Don't give up yet, trust no one / There will be light at the dawn”. E sarà la speranza di quell’alba a illuminare la strada.

photo credit - The Brian Jonestown Massacre
Sulla copertina del nuovo album questa volta campeggia una figura che sembra un giocattolo o un disegno per bambini, ma, a ben guardare, si rivela più probabilmente una macchina di morte: nel disco serpeggia infatti il pensiero della morte, sia pure in forme quasi oniriche e soffuse, come nella psichedelica, lisergica e colorata Do Rainbows Have Ends, un viaggio quasi nella Summer of Love e un inno appunto all’amore e al donarsi agli altri. In questo brano c’è qualcosa di benefico che porta la pace nell’animo; non a caso nella successiva Nothing Can Stop the Sound, la musica viene definita, programmaticamente, “Never-ending / Spirit mending / Love in your ear”. In questo pezzo la musica si fa quasi sacrale e accoglie fascinosi chiaroscuri, che rendono questa tappa del viaggio ipnotica.
Le immagini di morte tornano invece in The Light Is About to Change, brano dal ritmo perentorio e trascinante, in cui si parla di come non si possa continuare per sempre a vedere persone morire (un possibile riferimento alla pandemia?) e si fa riferimento a persone che hanno perso la testa, che parlano senza ascoltare, che sembrano felici, ma vivono nel terrore: “You've got to figure how to live / Or you're saying goodbye, my friends / 'Cause this story's going to end”. Si sta vivendo davvero, si è reali, o si è morti? Si sta arrivando, o si sta andando via? Su queste domande adatte a un tempo sospeso si interroga questo brano, così come il seguente, Fudge, che, aperto da chitarre acustiche eteree e malinconiche, invita a svegliarsi e insieme a chiudere gli occhi per liberare la mente. Mentre la canzone travolge e incanta con riff magnetici, vibra insomma un desiderio di “lotta” e rinascita, di resistere a tempi bui e surreali; d’altronde la copertina del singolo è un simbolo esoterico, la stella a sette punte che rappresenterebbe l’uomo nella sua totalità armoniosa, come corpo e anima.

“Have you forgot how to live? / Is living dragging you down? / Get back up on your feet again / And listen to this sound / Because there's no way home / A home doesn't exist”, fanno eco i versi di As the Carousel Swings, che, con un bel piglio on the road, pure incita a reagire al disorientamento, al senso di solitudine e al dolore del presente e a riprendere a camminare. Occorre allora liberarsi delle paure che, a ben guardare, non sono così grandi come sembrano (“Oh we shall have no fear” è d’altronde il mantra che risuona tra i riff di Your Mind Is My Café), bisogna ricordarsi che dentro di noi c’è un seme che non muore mai e vivere, come si canta in The Mother of All Fuckers, in cui le chitarre costruiscono una girandola di suoni caleidoscopici e catturano nel loro vortice.
Nonostante in queste canzoni si parli di vita e di morte, non è un disco di contrasti e anche dell’aldilà non viene offerta comunque un’immagine spaventosa, ma quasi rassicurante, con riferimenti a un Dio dell’amore che perdona ogni colpa e a una nuova vita dopo la morte in cieli blu, in cui si assume la consistenza delle nuvole (Cross Eyed Gods). D’altronde non manca nemmeno la consolazione del ricordo, anche se alcune scene quotidiane sembrano di una vita fa (“There is one thing I can tell you / That I know in my heart / You will survive”, All the Feels, dal passo quasi folk-rock).
Questo disco visionario ipnotizza con riff “addictive” e atmosfere che riescono a non incupirsi, ma a intessere suoni e ritmi che restano lievi, colorati, luminosi, per ballare a piedi scalzi su un prato e trovare la forza di andare avanti. Anche la conclusiva, dolceamara Stuck to Yous, che si muove tra chitarre acustiche e sonorità dalla bellezza estatica, fino a un crescendo coinvolgente, ricorda che ci sono sogni che sembrano reali, ma svaniscono, stelle così luminose che brillano nel cielo della notte, ma poi scompaiono, ma sottolinea anche che non è un motivo per arrendersi: “Save your tears and smile today /More good times are on their way […] You think about the times you tried / To live and love and almost died / After a while you're feeling very small / Don't give up yet, trust no one / There will be light at the dawn”. E sarà la speranza di quell’alba a illuminare la strada.

photo credit - The Brian Jonestown Massacre