The Afghan Whigs Soft Control
2026 - Royal Cream, BMG
#The Afghan Whigs #Rock Internazionale#Alternative #The Afghan Whigs #Greg Dulli #Cincinnati
Soft Control è il titolo della decima fatica in studio per la band di Cincinnati, The Afghan Whigs. Leggende dell’indie-rock/alternative anni Novanta, nel nuovo millennio continuano a sfornare album interessanti con regolare continuità; del 2022 l’ultimo ottimo lavoro How Do You Burn?
Soft Control offre una versione più matura, raffinata e ispirata della band di Greg Dulli, il perfetto ritorno per festeggiare quarant’anni di carriera. Proviamo a ripercorrere velocemente il tragitto per tributare il gruppo. Ripensando alla scena underground statunitense degli anni ’90, ci si concentra spesso sui gruppi di punta, come Nirvana, Pearl Jam, Smashing Pumpkins, Soundgarden, Nine Inch Nails, ecc., ma questa visione non racconta tutta la storia, poiché alcune delle migliori band del decennio, Shellac, Hole, Girls Against Boys, The Flaming Lips, Fugazi, Living Colour, Tad, Babes In Toyland e tante altre danno il loro contributo affascinante e indelebile al panorama musicale, nonostante il minor ritorno mediatico, tra queste gli stessi Afghan Whigs.
Da Congregation (1992), il loro secondo album per la Sub Pop, fino a 1965 del 1998, il loro sesto album in studio e ultimo per una major, la band dell’Ohio non sbaglia un colpo, non delude le aspettative. Guidato da Dulli, il più affascinante, enigmatico frontman del rock alternativo, il gruppo fonde influenze punk, funk, gospel e R&B di vecchia scuola in alcuni dei brani più avvincenti del periodo. Nel 2001, i Whigs si sciolgono, permettendo a Dulli di dedicarsi a un rock più cinematografico e notturno con i Twilight Singers prima, i Gutter Twins (insieme al suo buon amico ed ex coinquilino Mark Lanegan) poi. Un breve ritorno senza inediti, poi la reunion ufficiale del 2011 che ci regala quattro nuovi album, l’ultimo Soft Control, registrato tra Cincinnati, East Hollywood, Joshua Tree e New Orleans.
Il sound continua a risultare accattivante, un alt-rock di grande qualità, meno aggressivo, ma lo stesso tagliente, una miscela di elementi soul, rock e sperimentazione. Come gli altri dischi Afghan Whigs successivi la reunion, Soft Control è solido, nel loro stile, pur rimarcando l’abilità nel creare melodie orecchiabili, ritmi incalzanti e stratificazioni musicali non convenzionali.
La malinconica Duvateen spicca nella tracklist, così come l’evocativa My Lover, House Of I e Loose Talk. Dieci nuove certezze per rinnovare una storia cruda, emotiva, da veri Gentiluomini.
Soft Control offre una versione più matura, raffinata e ispirata della band di Greg Dulli, il perfetto ritorno per festeggiare quarant’anni di carriera. Proviamo a ripercorrere velocemente il tragitto per tributare il gruppo. Ripensando alla scena underground statunitense degli anni ’90, ci si concentra spesso sui gruppi di punta, come Nirvana, Pearl Jam, Smashing Pumpkins, Soundgarden, Nine Inch Nails, ecc., ma questa visione non racconta tutta la storia, poiché alcune delle migliori band del decennio, Shellac, Hole, Girls Against Boys, The Flaming Lips, Fugazi, Living Colour, Tad, Babes In Toyland e tante altre danno il loro contributo affascinante e indelebile al panorama musicale, nonostante il minor ritorno mediatico, tra queste gli stessi Afghan Whigs.
Da Congregation (1992), il loro secondo album per la Sub Pop, fino a 1965 del 1998, il loro sesto album in studio e ultimo per una major, la band dell’Ohio non sbaglia un colpo, non delude le aspettative. Guidato da Dulli, il più affascinante, enigmatico frontman del rock alternativo, il gruppo fonde influenze punk, funk, gospel e R&B di vecchia scuola in alcuni dei brani più avvincenti del periodo. Nel 2001, i Whigs si sciolgono, permettendo a Dulli di dedicarsi a un rock più cinematografico e notturno con i Twilight Singers prima, i Gutter Twins (insieme al suo buon amico ed ex coinquilino Mark Lanegan) poi. Un breve ritorno senza inediti, poi la reunion ufficiale del 2011 che ci regala quattro nuovi album, l’ultimo Soft Control, registrato tra Cincinnati, East Hollywood, Joshua Tree e New Orleans.
Il sound continua a risultare accattivante, un alt-rock di grande qualità, meno aggressivo, ma lo stesso tagliente, una miscela di elementi soul, rock e sperimentazione. Come gli altri dischi Afghan Whigs successivi la reunion, Soft Control è solido, nel loro stile, pur rimarcando l’abilità nel creare melodie orecchiabili, ritmi incalzanti e stratificazioni musicali non convenzionali.
La malinconica Duvateen spicca nella tracklist, così come l’evocativa My Lover, House Of I e Loose Talk. Dieci nuove certezze per rinnovare una storia cruda, emotiva, da veri Gentiluomini.
