Bottom Of The World<small></small>
Americana − Songwriting − Roots Folk Country

Terry Allen

Bottom Of The World

2013 - Terry Allen
19/03/2013 - di


TERRY ALLEN DOPO 14 ANNI: UN RITORNO IN GRANDE STILE

Non è certo un artista che ami frastornare il proprio pubblico con continue uscite discografiche, Terry Allen, nato nel Kansas, ma texano di adozione, che alterna modi espressivi differenti, dalla musica alla pittura, dall’architettura alla scrittura teatrale. Bottom of the World, il nuovo disco, si è fatto attendere ben quattordici anni, durante i quali Allen ha sperimentato altre forme artistiche, giungendo a vedere le proprie opere visuali ospitate in importanti musei quali il  New York Museum of Modern Art, o  l’Espace Lyonnais d'Art Contemporain.

Il risultato delle sue ricerche si può trovare anche nei solchi del disco: Bottom of the World riprende il discorso esattamente da dove Allen lo aveva lasciato, e ne amplifica l’eco, intensificata da esperienze personali e sociali, di cui l’artista ha tenuto traccia durante gli anni. La resa musicale riflette la volontà di Allen di approfondire il messaggio, pur nel solco del suo stile: il basso e le percussioni, sue caratteristiche, sono qui sostituiti spesso da violoncello e violino, grazie alla collaborazione con Lloyd Maines e Richard Bowden. I suoni si fanno più intimi, l’ascolto più suggestivo, e le storie raccontate dalla profonda voce di Allen acquistano ancor più fascino.

L’impostazione teatrale (o cinematografica) della scrittura di Allen, che lo aveva caratterizzato fin dal suo fulminante esordio con Juàrez, nel lontano 1975, si ritrova anche in questo lavoro, che si apre proprio con la ripresa del primo album attraverso una sua intensa traccia, Four Corners. Nel brano  l’uso della slide guitar introduce efficacemente l’ascoltatore ai colori e ai sentori delle atmosfere evocate dall’artista, e lo fa immergere in storie enigmatiche, come questo pezzo, un viaggio attraverso la geografia emozionale dell’Ovest, oppure impregnate di riflessioni esistenzialistiche ed escatologiche, ma sempre ironicamente amare, come Emergency Human Blood Courier,o  Do They Dream of Hell in Heaven,  mentre Angels of the Wind Courier incanta, per la magia creata dall’accordion.

Ma è con la title track che Allen raggiunge la sintesi del suo percorso: una voce profonda e intensa, intinta nel clima vibrante del Texas,  un arrangiamento essenziale ed evocativo, piano e violoncello, con qualche accenno di accordion, al servizio di un racconto surreale di viaggi vissuti oltre, o meglio, al di sotto, di ogni limite. Il tutto a formare un film a episodi, una pièce teatrale in più quadri, guidati e ricomposti dalla voce narrante e dallo sguardo impietoso, ma mai spietato, di uno scrittore lucido e poetico insieme.

Di sicuro Allen non raggiungerà la cima delle classifiche con il suo nuovo gioiello; la sua musica è per sua stessa volontà non per tutti; eppure raggiunge il cuore di chi la ascolta, e lo ferisce, lo provoca, lo emoziona. Ci auguriamo di non attendere un’altra decade per ascoltare le sue storie e lasciarci avvincere dalla sua arte.

Track List

  • Four Corners
  • Queenie's Song (Allen / Clark)
  • Hold On to the House
  • Do They Dream of Hell in Heaven
  • The Bottom of the World
  • Angels of the Wind
  • Emergency Human Blood Courier
  • Wake of the Red Witch
  • The Gift
  • Sidekick Anthem
  • Covenant [For Jo Harvey]

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