Simone Basile Perspectives
2026 - Encore Music
#Simone Basile#Jazz Blues Black#Jazz #Simone Basile #John Patitucci #Antonio Cerfeda #Encore Music
Leggendo la breve lista dei musicisti coinvolti in questo Perspectives, e soffermandosi con grande sorpresa su un nome in particolare, è facile indovinare l'eccezionalità della circostanza che ha portato alla formazione di questo trio one-shot. Al termine di una lunga tournée, il chitarrista Simone Basile e il batterista Antonio Cerfeda si chiudono in un ben frequentato studio newyorkese, il The Bunker Studio di Brooklyn, insieme a un “mammasantissima” del contrabbasso e del basso elettrico come John Patitucci, caposaldo della Chick Corea Elektric e Akoustic Band e dello storico quartetto di Wayne Shorter. Il risultato è un disco che non sembra però avere nulla di improvvisato o congiunturale e che rifugge la formula dello special guest di lusso, chiamato a mettere la ciliegina sulla torta di un lavoro già confezionato. La sensazione all'ascolto è invece quella di una collaborazione che si direbbe già ampiamente rodata e sperimentata e di un'affiatata familiarità tra i musicisti. Lungi dall'essere un elemento esornativo o un nome da evidenziare nei comunicati stampa, Patitucci mette a disposizione, con generosità e umiltà, tutta la sua esperienza e la raffinatezza del suo stile, partecipando dall'interno al processo creativo, pur nel pieno rispetto della scrittura di Basile, autore di tutti i brani del suo quinto disco da leader.
Perspectives testimonia un sola giornata di intenso lavoro faccia a faccia: “We did kind in the style of one of the older Pat Metheny records like Bright Size Life”, spiega Patitucci scomodando un altro gigante, e in effetti il disco è velatamente methenyano, ricco di melodie intriganti e di swing brillante e leggero, accompagnati a un'essenzialità che, togliendo, aggiunge. È come se nell'arena scendessero due chitarre dal timbro diverso, sorrette da un flusso ritmico sottilmente dinamico e inquieto, con il bassista che sale nel registro acuto del suo sei corde e sfoggia una leggerezza quasi pianistica.
Nel flusso della musica, Basile dimostra una convincente capacità di gestire i suoi assoli, regolandone il pathos e la temperatura emotiva e alternando sezioni più legate ad altre in cui fa un uso attento delle pause. Se l'attacco con Back Home è una sorta di “manifesto” o di dichiarazione d'intenti di quel che ascolteremo, lo zenit del disco arriva forse con Yin And Yang, una traccia che mantiene fino in fondo il clima di affascinante mistero dell'introduzione, pur aprendosi a tratti in una dimensione cantabile. Ma la sequenza dei brani ospita anche lo swing più tradizionale di Bouncin', marchiato nello stile e nel mood dall'esplosivo riff batteristico vintage di Cerfeda, e poi il romanticismo di Federica, un pezzo illuminato da uno straordinario solo di Patitucci, e le atmosfere fusion di Is That Real?, che vagabonda dietro a tanti spunti diversi senza mai risolversi davvero. Ovunque si respira una sensazione di grazia raffinata, che però non suona mai artefatta o eccessivamente studiata, ma sembra sbocciare da un'intesa spontanea e da un istantaneo idem sentire fra i tre musicisti.
Perspectives testimonia un sola giornata di intenso lavoro faccia a faccia: “We did kind in the style of one of the older Pat Metheny records like Bright Size Life”, spiega Patitucci scomodando un altro gigante, e in effetti il disco è velatamente methenyano, ricco di melodie intriganti e di swing brillante e leggero, accompagnati a un'essenzialità che, togliendo, aggiunge. È come se nell'arena scendessero due chitarre dal timbro diverso, sorrette da un flusso ritmico sottilmente dinamico e inquieto, con il bassista che sale nel registro acuto del suo sei corde e sfoggia una leggerezza quasi pianistica.
Nel flusso della musica, Basile dimostra una convincente capacità di gestire i suoi assoli, regolandone il pathos e la temperatura emotiva e alternando sezioni più legate ad altre in cui fa un uso attento delle pause. Se l'attacco con Back Home è una sorta di “manifesto” o di dichiarazione d'intenti di quel che ascolteremo, lo zenit del disco arriva forse con Yin And Yang, una traccia che mantiene fino in fondo il clima di affascinante mistero dell'introduzione, pur aprendosi a tratti in una dimensione cantabile. Ma la sequenza dei brani ospita anche lo swing più tradizionale di Bouncin', marchiato nello stile e nel mood dall'esplosivo riff batteristico vintage di Cerfeda, e poi il romanticismo di Federica, un pezzo illuminato da uno straordinario solo di Patitucci, e le atmosfere fusion di Is That Real?, che vagabonda dietro a tanti spunti diversi senza mai risolversi davvero. Ovunque si respira una sensazione di grazia raffinata, che però non suona mai artefatta o eccessivamente studiata, ma sembra sbocciare da un'intesa spontanea e da un istantaneo idem sentire fra i tre musicisti.
