Windrose<small></small>
Emergenti • Alternative • indie-folk, psych-folk, dark-folk

Sebastian Brown Windrose

2026 - Beautiful Losers

09/09/2026 di Ambrosia J. S. Imbornone

#Sebastian Brown #Emergenti#Alternative

Windrose è il primo album di Sebastian Brown, al secolo Daniele Mattioni (Roma, 1985), musicista autodidatta, polistrumentista e outsider per natura, che per anni ha accumulato centinaia di tracce registrate nella sua casa nel bosco. E lì sono state registrati appunti anche questi pezzi del suo primo disco, che nascono da lunghe improvvisazioni notturna alla chitarra acustica, a cui poi si sono aggiunte voci, chitarre elettriche, basso, synth e percussioni. A dare una forma definitiva alle registrazioni originali con il lavoro di produzione, editing, mix e mastering è stato Andrea Liuzza, fondatore dell’etichetta Beautiful Losers.
In un disco che “richiama la spiritualità visionaria di Carlos Castaneda e il cinema iniziatico di Alejandro Jodorowsky”, Mattioni conduce in microcosmo rarefatto e delicato, tra suoni minimali psych-folk, dall’afflato spirituale, blues come lamento e catarsi e momenti più cupi e rock grazie alle chitarre elettriche. Le sonorità sono ora eteree, ora materiche, ora misteriose, colte e insieme artigianali e spontanee; esse talora sfociano in derive post-rock, mentre il folk, che si veste di percussioni essenziali e world (frutto anche di suggestioni orientali e in particolare indiane), può assumere coloriture dark, come avevamo osservato ai tempi della presentazione in anteprima del singolo e del relativo cortometraggio di oltre 14 minuti Westwards. Rallentamenti e accelerazioni assumono un passo prog per lunghe cavalcate di suoni cangianti, o travolgono con esplosioni inattese con venature quasi goth o persino metal; ninnenanne accolgono vaghi echi di tensioni lontane, che a volte si fanno inquietudini sotterranee. Scintillii sintetici siderali si moltiplicano in un prisma psichedelico per chiudere il lavoro in un incanto liquido e abbagliante.
Le canzoni prendono il nome dai punti cardinali, collocandosi sulla rosa dei venti, fulcro di ogni direzione, ed essi, spiega l’artista, “se ci pensi, formano una croce, perché ognuno di noi porta una croce sulla schiena, e per trovare il nostro centro (Windrose) dobbiamo percorrere tutte le direzioni. È come una bilancia, che per trovare il baricentro deve oscillare in entrambi i lati e poi stabilizzarsi… capire qual è il peso della sua anima.”
L’immagine della copertina, che è proprio una croce e la sua ombra, deriva da un disegno dell’artista, fatto con il carbone del camino.

L’album, presentato come “un viaggio tra visioni archetipiche, spiritualità apocrifa e allucinazione”, è intriso di un misticismo laico, che però adopera talvolta anche lessico e immagini religiose. Tra i temi troviamo sacrificio e rinascita, realtà e menzogna, stanchezza e cambiamenti, riflessi nell’acqua che svelano la realtà, silenzi che sussurrano messaggi arcani, il bisogno di riconnettersi con la propria interiorità più profonda, i ricordi del passato e il nostro bambino interiore (l’innocenza sopravvissuta al decadimento), ferite nell’animo, sogni e bare in regalo per il proprio compleanno, un’immagine che, nel documentario che accompagna il disco, è spiegata con un avvenimento reale, la scomparsa della nonna il giorno del compleanno del cantautore. Ancora, in Eastwards si parla di persone scomode ed emarginate, additate come mostri e quindi costrette ad allontanarsi dalla società, scegliendo la solitudine: come è spiegato ancora nel documentario, a volte si diventa ciò che gli altri temono e pensano che tu sia.

In queste canzoni non mancano poi versi immaginifici che suonano come profezie oscure, come “the last rose is about to fall in a rain of blood”; i paesaggi naturali, andando oltre il significato letterale, diventano emblemi di stati d’animo, mentre qui e lì compaiono presenze fantasmatiche, o si parla di apocalissi meritate da esseri umani che non sanno evolvere. Nel documentario realizzato da Daniele Mattioni e Beautiful Losers, si parla del bisogno di trascendenza, ma con il noto ribaltamento di prospettiva, di matrice filosofica, secondo cui sono gli uomini che hanno creato gli dèi; ci si sofferma poi anche sulla necessità di un superamento delle divinità stesse. D’altronde in Southwards il salvatore arriva troppo tardi e si assiste così alla fine di una civiltà, mentre la natura continua il suo corso indifferente; anche se nasce un nuovo fiore dal sangue, si tratta di una salvezza paradossale e fredda. Il brano conduce così alla comprensione che siamo noi la divinità che abbiamo sempre cercato; a questa rivelazione dovrebbe seguire la consapevolezza che il destino del nostro mondo è solo nelle nostre mani.

Nel documentario che accompagna l'album vediamo inoltre la dimensione intima della casa nel bosco in cui le canzoni sono nate con finestre, fiori, piante, amache, gatti, cani, vecchie foto, appunti e l’artista al lavoro. Scopriamo la genesi dei pezzi tra chitarre artigianali, inni di ribellione mistica, viaggi sciamanici di liberazione dal dolore collettivo e personale, atmosfere western, ritorni alla luce, resurrezioni dalle ceneri per tornare cenere, baratti tra umano e divino, o la luce che si raggiunge solo attraversando la materia più bassa nel cortometraggio di Westwards. Si afferma che esso mostri un Gesù demiurgo e si rifaccia all’archetipo di un Cristo gnostico e sciamano; il brano si presenta così come una sorta di Vangelo apocrifo, ma non nichilista, dato che propone una via d'uscita attraverso accettazione della carne e il ritorno alla natura primordiale. Infatti, tra i temi essenziali per Sebastian Brown vi è anche la connessione con la natura, con il semplice e il sacro attorno a noi; ancora, si parla di questi brani come testi psicospirituali, oppure di ferite e guarigioni che passano da un processo di maturazione: secondo un insegnamento sciamanico, buddista e tantrico è fondamentale, infatti, non scappare dal dolore, ma incarnarlo pienamente. Il documentario termina con queste parole:
Ai confini di questo mondo
si cela un altro mondo
da cui scaturisce tutta la creatività.
Da lì accolgo idee e le trasformo in melodie,
affinché questo mondo
possa lentamente diventare l'altro.
Come avrete capito, un esordio molto interessante e ricco di spunti di riflessioni affascinanti e profondi. 

Track List

  • Westwards
  • Eastwards
  • Windrose
  • Northwards
  • Southwards

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