Music From The Early 21st Century<small></small>
Rock Internazionale − Alternative − Hard Rock, Metal, Jazz, Dorne, Funk

Previte / Saft / Cline

Music From The Early 21st Century

2020 - Rarenoise
28/02/2020 - di
  Organo, chitarra e batteria, un “format” che nella musica americana ha una ricca e complessa storia alle spalle, dagli anni del Rhythm’n’Blues fino a varianti più recenti come il Lifetime di Tony Williams e contemporanee come il trio Medeski Martin & Wood, passando per i gruppi di Jack McDuff, Jimmy Smith, Charles Earland, Johnny Hammond Smith, Lonnie Smith e tanti altri. Jamie Saft (che oltre all’Hammond fa uso del piano elettrico e del MiniMoog), Nels Cline e Bobby Previte firmano tutte le composizioni presenti in questa “musica dei primi del XXI secolo” e fanno mostra, non casualmente, di una molteplicità di influenze (drone, funk, dub, hard-rock, metal, jazz) che pure trovano il modo di dare vita a un linguaggio condiviso, soprattutto a un’estetica comune, nonostante l’album raccolga una serie di improvvisazioni realizzate dal vivo su temi e materiali casuali.

  I thought this title would put the music in a content that makes sense because it’s incontrovertible that this is music from the early 21st century. That allows the music to have no baggage except the time period in which it was made. I also thought after the fact that it would be hilarious if, a hundred years from now, someone googles – or whatever the equivalent of Google would be then -music from the early 21st century, and then this record comes up. Tutto, dunque, sembra suggerire in quest’opera discografica, dalla copertina ai titoli dei brani, un’idea del presente e del futuro, ma essa (anche se l’appena citato Previte non lo dice) è altresì frutto di un’ampia rivisitazione e rilettura del passato (tratto non sorprendente, se si considera la cospicua conoscenza della tradizione musicale popolare americana di cui Jamie Saft è edotto custode): se il clima da “jam-session” post-industriale non è condizionante aldilà di materiali tematici che sono poco più che ordinati pretesti per un’anarchia strutturata, il merito è dei tre strepitosi musicisti, delle loro indiscutibili doti di strumentisti e della loro versatilità nel ricolmare ogni pagina di echi, rimandi, citazioni che aggiornano un enciclopedico excursus attraverso gli ultimi quarant’anni e più di musica improvvisata.

  In un clima spesso tinto di “noir” (come peraltro sembra prediligere Previte) e dai turgori orchestrali, Saft delinea un’immaginifica drammaturgia, elaborando uno sfondo comune da una trama di suoni in cui esibisce un vocabolario di ossessiva ampiezza (particolarmente evidente nell’introduzione di una pagina dall’incedere cupo come “Photobomb” e nell’esteso, pressante eloquio di “Occession”, laddove il sovrapporsi delle tastiere e dei suoni variamente distorti della chitarra crea inusitati e frementi impasti timbrici): ciò gli permette non solo di esibire una tavolozza di colori fuori dell’ordinario, ma (così come agisce anche la batteria) di tessere una sorta di “fil rouge” strutturale dal cui procedere si dipanano improvvisazioni che possono definirsi collettive senza tema di smentita. È un succedersi, infatti, di situazioni musicali in cui è l’interplay più genuino e esplicito a emergere, in uno scambio continuo di suggerimenti che per una volta non è esagerato definire telepatico, fra virtuosismo strumentale, raffinatezze timbriche e costanti cambiamenti linguistici. E se è facile ammirare l’evidente intesa fra Previte (abilissimo nel diversificare costantemente i colori, nell’accompagnare/anticipare/suggerire i molteplici mutamenti di direzione e nel fornire un supporto ritmico robusto senza essere tonitruante: si noti, ad esempio, la raffinata e ricca elasticità chiaroscurale che egli sa articolare in un brano dall’andamento ipnotico quale “Parkour”) e Saft, ancora più facile è ammirare le capacità dialettiche di Cline, che s’inserisce con grande naturalezza nell’evidente complicità degli altri due, usi da tempo a suonare insieme; non è solo questione di flessibilità e di dialogica capacità d’adattamento, il chitarrista (che è artista di ben nota intelligenza) sa cogliere ogni suggerimento, ogni citazione, ogni minuto mutamento prospettico nel dialogo a tre per offrire un contributo che, per quanto personalissimo e segnato da un virtuosismo di sofisticazione rara, sa farsi parte integrante del mutevole giocattolo sonoro: basti ascoltare -fra i tanti possibili esempli- la capacità fluida con cui arricchisce di un’oratoria pressoché estatica lo sfondo reiterativo in “The Extreme Present”, pagina nella quale non può sfuggire la maestria di Saft all’organo Hammond (in “Totes” la sua abilità rifulge anche nella capacità di estrarre liriche liquidità decorative dal Fender Rhodes), o la mirabile proprietà linguistica di cui fa sfoggio nell’elegante swing venato di blues di “The New Weird” (e come non far notare ancora una volta la punteggiatura ritmica di Previte e l’uso magistrale che Saft fa dell’organo…), altra prova di una camaleontica ma mai superficiale capacità di adattarsi a contesti estremamente diversi che, pure negli episodi apparentemente più composti, mostrano un sardonico gusto per l’esser sghembi, claudicanti. Come scriveva Kierkegaard: La vita si può capire solo all`indietro, ma si vive in avanti.

Track List

  • PhotoBomb
  • Paywall
  • Parkour
  • The Extreme Present
  • Totes
  • Occession
  • The New Weird
  • Machine Learning
  • Woke
  • Flashmob