Lentopede<small></small>

Piji Lentopede

2009 - Self

15/05/2009 di Massimo Sannella

#Piji

Raccontare la sublimazione satin dello slow e dello swing jazzato - che pare fuoriuscire da un vecchio 78 giri della Durium – ricavandone un cinque tracce di levatura, in cui gli anni ’40 della radiofonicità popolare di Natalino Otto, Caterina Valente, Rabagliati combaciano con le ore piccole di Bongusto, Di Capri e Caputo e le stravaganze spettacolari di un Capossela, è insperatamente esaltante. E tutto questo trova la sua migliore espressione attraverso le note “demodè” di un musicista cantautore colto ed eclettico che risponde al nome di Piji, artista romano dalle fattezze “picaresche” che in “Lentopede” riassume il senso di una genialità visiva e musicale consumata, ironica e giostrata. L’Ep ha in sè il flavour di “ristampa” che riprende i mood d’oltre oceano banditi dal regime fascista nel ventennio e le “scappatelle notturne” verso l’allora Bussola di Mamiani degli “white smoking” d’ordinanza, in cui l’artista ne arricchisce ulteriormente l’impostazione con un “situazionalismo umano” foriero di sense of humor e professionalità raffinata. Sebbene la sua natura da showman si rende apprezzabile al meglio durante i live, il risultato d’ascolto di queste takes è illuminante, un oggettino prezioso strangolato ancora nel “girone dannato” degli misconosciuti ma con la consistenza dei “Grandi”. Si parte con la destrutturazione del famoso detto “la classe non è acqua” in quanto “Ac02qua” apre con classe l’ascolto tramite lo shake-beat dai risvolti mex, 3,45 minuti di ballabile che spiana la strada allo slow da mattonella frusciato di spazzole di “Lentopede” ribatezzata “DJ”, il rubino del lotto, stupendo lentone in 12/8 dal ritornello killer che si ricanta a memoria dopo un semplice giro, che narra la storia di un uomo all’antica che non ama le discoteche e gli amplificatori e che litiga con il Dj per il troppo rumore fino al “vaffanculo” di prassi. Un piccolo esempio di come sentirsi rapiti da un’artista libero e frizzante che sforna hit a raffica di una bellezza accertata; come la rumba stimolante sulle vie della emigrazione in Germania negli anni ’70 (I cigni di Nymphemburg), la marcetta dixieland swingata sull’ antico etere di Radio Eiar (L’Ottovolante), fantasia di clarinetto, Buscaglione, Carosone, charleston e camicie nere d’Abissinia, suonato con l’inconfondibile “colonial style” tanto caro a Conte. Un ultimo giro slow terzinato di trombe con la sordina, sornione e malinconiche (Madama pioggia) e Piji si congeda e svanisce nel suo universo sonoro variegato, mai confuso, con un unico comune denominatore, uno swing jazz cantautorale particolarmente speciale, che l’autore – un vero cavallo di razza su cui puntare - insieme alla “Red Cats Band” diretta da Freddy Colt ci fa dono come un spumantino perlato stappato oltre la mezzanotte.

Track List

  • Ac02qua|Lentopede|I cigni di Nymphemburg|Madama pioggia|L’ottovolante

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