Purgatorio<small></small>
Italiana − Alternative − Indie-pop, electro-pop, lo-fi

Piet Mondrian

Purgatorio

2011 - Urtovox/Supermota/Audioglobe
08/01/2012 - di
Un viaggio iper-terreno attraverso le colpe che disseminano rimpianti a soffocare il futuro nello smarrimento di un presente fermo, attraverso vizi e dipendenze sorde, attraverso sbagli da espiare sperando di imboccare una strada più saggia da percorrere l’uno accanto all’altro, senza più farsi del male: è questo il cammino attraverso cui ci conducono i Piet Mondrian, tra bassi elettronici e compulsivi, dissonanze volute di prosodie cantilenanti e versi parlati, fantasmi violacei di synths, vertigini di distorsioni, solitudini indie-folk, minimalismi blues.

Le linee strumentali anche in questo secondo album del duo toscano scorrono spesso isolate: tendono a separarsi, più che combinarsi. Esaltare le risonanze dei singoli suoni come sfondo del binomio vocale Michele Baldini e Caterina Polidori (per l’ultima volta nel duo, che ora prosegue come trio con Baldini, Francesca Storai e Valeria Votta) è un’idea pregevole al confronto di altri progetti affetti da horror vacui; tuttavia le singole piste musicali, quando disaggregate e al di là della semplice grazia lo-fi, ora ironica, ora dream-pop di alcuni brani di Misantropicana (2010), sembrano arrestarsi talvolta sulle soglie delle loro potenzialità evocative.

Appena i synths agitano i loro spettri pallidi di tensione dietro la scenografia delle chitarre acustiche, la tastiera Casio si somma al ruggire delle chitarre distorte, o in generale si vestono i ritmi ossessivi di corpi sonori più palpabili nel loro fascio di nervi accesi, ecco però che la musica di questo Purgatorio immanente aumenta il suo potere visionario.

Nonostante la tentazione predicatoria, la scrittura di Michele Baldini anche in questo secondo disco conferma la sua bontà: con una voce fonda e pensosa, in questo caso raccoglie frammenti di flussi di coscienza e indaga limiti di condizioni che, nel legame con il peccato capitale di turno, svelano con fermezza fragilità tristi e meschinità stupide. Queste sì a cercare spasmodicamente di riempire i vuoti con il cibo, la “roba” verghiana, con miraggi ansiosi di possessi impossibili, con la ricerca e la perdita infinita di qualcuno.

Baldini ci canta insomma di disperati affanni che spesso sono fughe inutili da una condizione di mancanza ed imperfezione che è connaturata a quell’umanità che il Paradiso Terrestre sa solo smarrirlo, ma non riacquistarlo. E può trovare la felicità solo nell’accettare la premessa del concept: “Tutti abbiamo sbagliato e tutti continueremo a farlo. Siamo umani.”

Track List

  • Paradiso Terrestre
  • Gola
  • Lussuria
  • Accidia
  • Avarizia
  • Ira
  • Invidia
  • Superbia
  • Antipurgatorio