Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone<small></small>
Italiana • Canzone d`autore

Peppe Fonte Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone

2020 - Squi[libri]

17/06/2020 di Mario Bonanno

#Peppe Fonte#Italiana#Canzone d`autore

Piero Ciampi mi piace pensarlo poeta. Poeta più che cantautore. Sapete quei poeti maledetti per esigenza ontologica prima ancora che per statuto? Ebbene Ciampi è stato di quella razza. Ci ha messo le viscere nei versi delle sue canzoni. Senza contare il sangue, quel poco di sangue pulito che gli restava, tra ettolitri di alcol. Una canzone come Tu no, per esempio. Mica la puoi pensare e scrivere a tavolino una canzone talmente lancinante. Sembra scritta da uno che nella vita ci ha dato dentro, le ha buscate di brutto, e adesso zampilla sangue come una fontana. A proposito di sangue, se mi spiego.

Tu no è per il protagonista l’ultima ancora. Un’implorazione ripetuta che sa di vita o di morte. Molto più che un semplice non lasciarmi perché ne morirei. Molto più anche di “Vedrai, vedrai, vedrai che  cambierà”. Tu no è una canzone senza illusioni o edulcoranti. Implica un patto di sangue, include la supplica, l’impossibilità di cambiare, e l’abnegazione: “lo so, è colpa mia/ io non ho mai fatto niente” ma tu non andartene lo stesso, dice il poeta. E non scherza. Soffre da cani ma non scherza. Affatto. La canzone è firmata Ciampi-Marchetti: un’eccezione di questo cover-album concentrato invece sull’accoppiata Piero Ciampi-Pino Pavone, poeta-anarchico l’uno, poeta-avvocato l’altro; separati dalla geografia (Ciampi livornese, Pavone calabrese) ma accomunati da quelle che si chiamano affinità elettive.

Peppe Fonte arrangia, suona, interpreta, declina in sfumature jazz: rarefazioni, basso-contrabbasso-piano-sax, per rendere l’idea di ombre e  passi di chi percorre la notte, di tutta la voglia di vivere e la disperazione di questo mondo: amori scaduti (In un palazzo di giustizia, Tu no), altri, con ogni probabilità destinati a scadere (Figlia di mare, L’amore è tutto qui), altri ancora affacciati su svariati abissi: gelosia (Raputs), galera, maledettismo (Maledetti amici, Questi poeti), conti che non tornano, figli perduti (A passeggio con mia figlia), la vita che scappa e finisce male per tutti.

C’è anche l’inedita Figlia di mare, sbucata fuori da una valigia dimenticata da Ciampi a casa Pavone e da quest’ultimo ritrovata, dopo che il poeta maudit se n’era andato per sempre. Puntuale il lavoro di rilettura operato da Peppe Fonte. Un lavoro certosino quanto rispettoso, speso all’insegna della sottrazione: canzoni nitide, essenziali, irrorate da esecuzioni notturne, visive, dirette e arrangiare da Riccardo Biseo. Dieci tracce-stazioni di un album, insomma, impeccabile; che nel booklet si avvale anche degli interventi storico-critici di Sergio Secondiano Sacchi e dello stesso Peppe Fonte.

Track List

  • In un palazzo di giustizia
  • Tu no
  • Raptus
  • Maledetti amici
  • A passeggio con mia figlia (Bambino mio)
  • Figlia di mare
  • Il Natale è il 24
  • Questi poeti
  • Quaranta Soldati quaranta Sorelle
  • L’amore è tutto qui

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