Io non ci sono più<small></small>
Italiana − Canzone d`autore

Peppe Fonte

Io non ci sono più

2018 - squilibri
30/03/2019 - di
Un pomeriggio d’estate nel nostro grande giardino entrò un uomo alto, snello, con la voce bassa ed elegante. Parlava difficile come l’Europa quando piove. Si accomodò al fianco di Gigia ed iniziò a raccontarle che la vita è una cosa seria, che la Calabria è un’isola, che l’America non c’è più e che gli avevano arrestato anche l’inverno”. Dopo un po`, come al solito, chiese del vino. L’uomo era Piero Ciampi, Gigia la nonna di un ragazzino che qualcuno dice abbia giocato poi nel Catanzaro di Palanca. Di sicuro c’è che adesso fa l’avvocato, e in una vita parallela il cantautore. Si chiama Peppe Fonte, scrive canzoni intimiste, divaga un po’ “a singhiozzo” su tavolozze jazz, le sue mani inseguono sul pianoforte gli accordi che a volte non ti aspetti.

Chissà se c`entra col fatto che Ciampi gli è in qualche modo rimasto dentro. Una specie di inprinting autoriale: dalla volta del giardino ha sempre cercato di ritrovarlo. Anche “mentre tra niente e niente, le braccia incrociate nella testa, mi accingo a tutto e continuo a cantare”. Il suo nuovo disco (il nuovo disco di Peppe Fonte) ha un titolo programmatico, Io non ci sono più, si intitola. Tra strofe, lirismo, disincanto, e un tantino di malinconia, la title track lo motiva così. E c`è da prenderla alla lettera: “Io non ci sono più/ nelle parole che pretendi/ io non ci sono più/ in ogni gesto che attendi/ non ci sono più/ negli sguardi bugiardi (…) io non ci sono più/ quando mi vogliono padre/ io non ci sono più/ quando mi vogliono figlio/ non ci sono più”.

Io non ci sono più è incentrato sull’assenza – di riferimenti, di amore, persino di pensiero (Sciopero di un’idea) -; le vicinanze, se ci sono, sono ossimoriche, sono vicinanze siderali. Io non ci sono più è un concept-album da poeta nottambulo. Da Figlio di Zorro. Da spirito libero. Da cantautore inapparente. Da resa dei conti. Da padre (I sogni dei figli). Da lottatore. Da sognatore. Da verità apodittiche e mezze verità. “Quello che ti dirò/ è che il vento/ è il nostro piccolo tormento (…) che il tempo/ è il nostro unico padrone (…) che il bene e il male/ hanno la stessa madre/ che babbo natale/ è un uomo normale (…) che i brutti sono soltanto gli occhi della notte” (Quello che ti dirò)

Forte di una rarefazione climatica che rimarca la voce ruvida e le parole, Io non ci sono più è chiaroscurale - chiaroscuri di pensieri, di ricordi, di ombre di jazz -, attraversato da dilemma, della specie che attraversava la traccia omonima di Gaber-Alloisio (Il dilemma, 1981). Un dilemma però traslabile, agitativo, ontologico. In altre parole: Peppe Fonte dialoga di continuo con lo spleen, ma elude lo scacco quanto la resa senza condizioni, in forza di un vitalismo implicito (Keep the beat), di un’ironia e di un’auto-ironia, sottesa alle tracce. Come scrive, il suo sodale Pino Pavone nelle note che corredano l’elegante book allegato al cd (dipinti di Beppe Stasi, foto di Anna Buscaglin e Sonia Martello, vale la pena citare): “una sconfitta è più importante di una vittoria facile”.

Track List

  • I sogni dei figli
  • Io non ci sono più
  • Keep the beat
  • Figlio di Zorro
  • L`amore di nuovo
  • Chissà se è tardi
  • Straordinariamente
  • Sciopero di un`idea
  • Ombrelli soli
  • Quello che ti dirò

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