Patrizio Trampetti, Alfio Antico, Jenna` Romano e Amedeo Ronga Anime delle due Sicilie
2026 - Laboratori di Provincia
“Laboratorio glocale”: così gli stessi autori definiscono Anime delle due Sicilie, un progetto discografico che segna l’incontro tra quattro “anime resistenti” della musica mediterranea.
Patrizio Trampetti, già membro della Nuova Compagnia di Canto Popolare e coautore, tra l’altro, di due perle del repertorio di Edoardo Bennato (Un giorno credi e Feste di piazza); Alfio Antico, costruttore e suonatore di tammorre, nonché collaboratore di autentici mostri sacri della canzone d’autore italiana come Fabrizio De André, Vinicio Capossela e Lucio Dalla; Jennà Romano, leader dei campani Letti Sfatti, e Amedeo Ronga, contrabbassista da tempo collaboratore dello stesso Antico, coniugando passato e futuro e intrecciando la forma-canzone con la tradizione orale popolare, danno vita a un disco intenso nel quale le radici etniche di quello che fu il Regno delle Due Sicilie si innestano su una struttura sonora decisamente contemporanea, restituendo un’opera capace di tenere insieme memoria e sperimentazione.
Dal racconto dell’Unità d’Italia vista con gli occhi di un ragazzo di Marsala, la cui conoscenza del mondo si fermava a Messina, dove il padre lo conduceva alla festa del vino (Nunn’erano mille) alla gioia semplice e primigenia dell’esistere, fosse anche solo per abbracciare la propria amata in una Sicilia senza ponti; dalle vite spezzate nelle guerre infinite che ancora oggi insanguinano il mondo, che per noi restano numeri e pagine di giornale, ma che sono, da sempre, le uniche vere vittime dei conflitti (Vite perse, impreziosita dal contributo vocale in portoghese della cantante di origini brasiliane Nathalia Sales) alla figura della “vedova bianca” che, rimasta sola dopo la partenza del marito per la guerra, si innamora di un altro uomo, ne ha un figlio e, travolta dallo scandalo, arriva a desiderare la morte (Ntiempo ‘e guerra); dai paesaggi onirici di Sonno fujente a quelli surreali di Senza vele, fino all’idea di un Bene più forte - perché meno contraddittorio - dell’Amore (Sentimentu), Anime delle due Sicilie si configura come un lavoro capace di attraversare temi profondi e, a dispetto del titolo, autenticamente universali.
Le due anime del lavoro, quella più strettamente ancorata alla tradizione e quella rivolta al presente, convergono in un ordito complesso in cui i tamburi di Antico, le chitarre classiche e acustiche, la balalaika, la diamonica, il tres e le percussioni suonate da Romano, insieme al contrabbasso e al basso di Ronga, si intrecciano con chitarre elettriche e sintetizzatori, dando vita a un tessuto sonoro che è un autentico melting pot.
Anime delle due Sicilie è un disco che non teme di proporsi come un vero e proprio atto di resistenza contro l’indifferenza del presente e dimostra, ancora una volta, come l’essere virtuosi musicisti e sopraffini autori - e i nostri lo sono - contribuisca a confezionare un lavoro di qualità; ma è la sensibilità la forza propulsiva capace di trasformare un buon disco in un piccolo gioiello.
Patrizio Trampetti, già membro della Nuova Compagnia di Canto Popolare e coautore, tra l’altro, di due perle del repertorio di Edoardo Bennato (Un giorno credi e Feste di piazza); Alfio Antico, costruttore e suonatore di tammorre, nonché collaboratore di autentici mostri sacri della canzone d’autore italiana come Fabrizio De André, Vinicio Capossela e Lucio Dalla; Jennà Romano, leader dei campani Letti Sfatti, e Amedeo Ronga, contrabbassista da tempo collaboratore dello stesso Antico, coniugando passato e futuro e intrecciando la forma-canzone con la tradizione orale popolare, danno vita a un disco intenso nel quale le radici etniche di quello che fu il Regno delle Due Sicilie si innestano su una struttura sonora decisamente contemporanea, restituendo un’opera capace di tenere insieme memoria e sperimentazione.
Dal racconto dell’Unità d’Italia vista con gli occhi di un ragazzo di Marsala, la cui conoscenza del mondo si fermava a Messina, dove il padre lo conduceva alla festa del vino (Nunn’erano mille) alla gioia semplice e primigenia dell’esistere, fosse anche solo per abbracciare la propria amata in una Sicilia senza ponti; dalle vite spezzate nelle guerre infinite che ancora oggi insanguinano il mondo, che per noi restano numeri e pagine di giornale, ma che sono, da sempre, le uniche vere vittime dei conflitti (Vite perse, impreziosita dal contributo vocale in portoghese della cantante di origini brasiliane Nathalia Sales) alla figura della “vedova bianca” che, rimasta sola dopo la partenza del marito per la guerra, si innamora di un altro uomo, ne ha un figlio e, travolta dallo scandalo, arriva a desiderare la morte (Ntiempo ‘e guerra); dai paesaggi onirici di Sonno fujente a quelli surreali di Senza vele, fino all’idea di un Bene più forte - perché meno contraddittorio - dell’Amore (Sentimentu), Anime delle due Sicilie si configura come un lavoro capace di attraversare temi profondi e, a dispetto del titolo, autenticamente universali.
Le due anime del lavoro, quella più strettamente ancorata alla tradizione e quella rivolta al presente, convergono in un ordito complesso in cui i tamburi di Antico, le chitarre classiche e acustiche, la balalaika, la diamonica, il tres e le percussioni suonate da Romano, insieme al contrabbasso e al basso di Ronga, si intrecciano con chitarre elettriche e sintetizzatori, dando vita a un tessuto sonoro che è un autentico melting pot.
Anime delle due Sicilie è un disco che non teme di proporsi come un vero e proprio atto di resistenza contro l’indifferenza del presente e dimostra, ancora una volta, come l’essere virtuosi musicisti e sopraffini autori - e i nostri lo sono - contribuisca a confezionare un lavoro di qualità; ma è la sensibilità la forza propulsiva capace di trasformare un buon disco in un piccolo gioiello.