Somebody Help Me, I`m Being Spontaneous!<small></small>
Rock Internazionale • Alternative • alt-rock, indie rock, slack rock, post-grunge

Melanie Baker Somebody Help Me, I`m Being Spontaneous!

2026 - Tambourhinoceros

13/04/2026 di Ambrosia J. S. Imbornone

#Melanie Baker#Rock Internazionale#Alternative ##alt-rock ##indie-rock #post-grunge

Somebody Help Me, I'm Being Spontaneous!, il primo album della cantautrice di Newcastle Melanie Baker, prende il nome da una famosa e surreale scena del celeberrimo film del 1998, diretto da Peter Weir, The Truman Show, in cui il protagonista cerca di reagire alla finzione, prendendo strade inaspettate e senza senso.
E con un umorismo contagioso e una sensibilità divertente e surreale Baker affronta le malinconie, i momenti di depressione nel letto e gli incidenti del quotidiano, cercando in qualche modo di ribellarsi alla tristezza, fosse pure riguardando le puntate di Friends, nella consapevolezza che le risate registrate la perseguiteranno nel sonno!

Ormai il suo progetto è davvero una band, con il batterista Adam Robson e al polistrumentista Jon Evans e questo primo album appare un concentrato catartico e coinvolgente di ironia ed energia, con un profluvio di chitarre alt-rock, che sfoderano a tratti quasi un fascino slack o un languore shoegaze, crescendo distorti, urla liberatorie (a partire dallo sfogo della prima traccia), rallentamenti inattesi e accelerazioni al fulmicotone, tutti guidati da una batteria perfetta.

Ispirandosi ad artiste come Patti Smith e Courtney Barnett, ci regala testi autentici e provocatori, realistici e divertiti, che parlano di relazioni e stati d’animo (rabbia, ansia, dolore…) da una prospettiva queer in canzoni dalle sonorità decise, che strizzano l’occhio in qualche modo al rock indipendente da fine anni ’80 agli anni ’90, ma a tratti anche a quello degli anni Zero (il mood e le chitarre di Real Life fanno quasi pensare ai Franz Ferdinand). 
Non manca nemmeno un lato più pensoso e agrodolce che emerge in alcuni tra gli ultimi brani, con arpeggi più riflessivi o suoni più acustici, ma poi Slugs si trasforma in un manifesto sincero e intrepido di desideri e propositi con chitarre elettriche esplosive e la voce che si consuma fino ad arrochirsi.
La conclusione è affidata a You’ll Get Better, che, sostenuta da una batteria robusta, suona come un incoraggiamento a essere sé stessi e una speranza sicura a cui sostenersi.

Sì, Baker sa cosa vuole e, nonostante il quotidiano riservi problemi e difficoltà, la cantautrice sa raccontarlo senza filtri e senza compiangersi, muovendosi nello spazio confusionario e glorioso tra dolore e gioco, mostrando arguzia e umorismo anche nei momenti “no” che non nega. Mostra autoconsapevolezza nella volontà di non rimanere inchiodata alla tristezza e nel proporci un sound rumoroso, bassi riflessivi o sapienti e suadenti, interpretazioni intense o quasi teatrali, riff talora post-grunge, uno stile eclettico, corrosivo, divertente (che a tratti ricorda i Pixies) e convincente da riot grrrl che colpisce nel segno.


Track List

  • AAAAAAAAHHHHHHHH!!!!
  • Sad Clown
  • HAHA!
  • Bored
  • Why Would I Want To Be Just Like You?
  • Cabin Fever
  • My Head Fell Off Last Night
  • Real Life
  • City Strange
  • Bye Bye, Loser Blues
  • Slugs
  • You`ll Get Better