Matt Pascale and The Stomps Home
2025 - Dixiefrog Records
"Ah, signora mia, non ci sono più i bluesmen di una volta; i giovani ascoltano solo trap, rap..." Eppure, esistono giovani che non solo ascoltano rock e blues, ma lo suonano e lo cantano con risultati eccellenti. È il caso di Matt Pascale, classe 2000, siciliano, che, nonostante la giovanissima età, ha già suonato in oltre 500 concerti dal vivo dal 2019, e ha ricevuto una borsa di studio nella prestigiosa PineTop Perkins Blues Academy, di Memphis. Con questi presupposti, ascoltiamo volentieri il suo Home, nato nientemeno che a North Hollywood, Los Angeles, e registrato negli studi del produttore Fabrizio Grossi, già noto per le sue collaborazioni con artisti del calibro di Steve Vai, Billy Gibbons, Glenn Hughes, Eric Gales e la Supersonic Blues Machine. Chapeau all'etichetta di respiro europeo Dixiefrog Records, che si è accorta del talento del giovane italiano, e l'ha sostenuto in questa incredibile avventura, per la quale Pascale ha voluto con sé i fedeli The Stomps, composti da Matteo Magnaterra al basso, da Elia Squartini alla batteria, e da Rishi Yildiz alle tastiere, che cucinano piatti prelibati, in equilibrio magico tra hard rock, classic rock, funk, rhythm and blues. Lo si capisce fin dalle prime due tracce: la title track inizia con un'elettrica lancinante, che dialoga con la voce rugginosa e sorprendentemente matura di Pascale, mentre quella seguente è una languida ballad dal sapore black, con la seconda voce di Chiara Galvani, sinuosa e intrigante, per cantare una storia di rimpianti e pentimenti: "Looking through the mirror who’s staring back at me? Is this a new stranger or who I used to be? Fucked up once Again, I don’t think I can forgive myself ".
Pascale e i suoi Stomps ci portano in un viaggio intenso e ricco di sorprese, dal clapping ritmato dal coro di Lost & Found - perfetto dal vivo -, al riff rock di Mr. No Money, con un assolo di chitarra elettrizzante (a venticinque anni!), dal funky morbido di Sugar Mama, che sarebbe potuto entrare a buon diritto nel repertorio di Pino Daniele, al bell'intreccio di chitarra e fiati di Old Angel, al rock radiofonico e leggero di What Was I Made For, con un'incursione nel levare di Hide & Seek, per concludere il percorso con il blues di When the Money Talks, che sembra indicare una direzione più roots della ricerca del giovane cantautore. Che Pascale guardi con attenzione e rispetto alle radici del genere è chiaro dall'unica cover proposta nel disco: un'interpretazione della mitologica Me And The Devil di Robert Johnson, decisamente diversa dall'originale, supportata da un arrangiamento ossessivo, ricco di cori e ritmica, in cui comunque la chitarra spicca in bella evidenza.
Altro dato da segnalare è il fatto che il chitarrista evita con cura di costruire l'impianto complessivo attorno al proprio strumento, tentazione a cui troppo spesso cedono molti musicisti, col risultato di proporre una serie di brani sostanzialmente uguali tra loro. Qui invece è possibile gustare ogni passaggio armonico di tutti i componenti della band: merito degli arrangiamenti, ma anche, se non soprattutto, della bravura del gruppo e della sensibilità di Pascale; un nome da segnare e da seguire con interesse, soprattutto live.
Il prossimo appuntamento, il 16 gennaio, al Black Inside di Lonate Ceppino (VA). Poi, via per un tour spagnolo:

Pascale e i suoi Stomps ci portano in un viaggio intenso e ricco di sorprese, dal clapping ritmato dal coro di Lost & Found - perfetto dal vivo -, al riff rock di Mr. No Money, con un assolo di chitarra elettrizzante (a venticinque anni!), dal funky morbido di Sugar Mama, che sarebbe potuto entrare a buon diritto nel repertorio di Pino Daniele, al bell'intreccio di chitarra e fiati di Old Angel, al rock radiofonico e leggero di What Was I Made For, con un'incursione nel levare di Hide & Seek, per concludere il percorso con il blues di When the Money Talks, che sembra indicare una direzione più roots della ricerca del giovane cantautore. Che Pascale guardi con attenzione e rispetto alle radici del genere è chiaro dall'unica cover proposta nel disco: un'interpretazione della mitologica Me And The Devil di Robert Johnson, decisamente diversa dall'originale, supportata da un arrangiamento ossessivo, ricco di cori e ritmica, in cui comunque la chitarra spicca in bella evidenza.
Altro dato da segnalare è il fatto che il chitarrista evita con cura di costruire l'impianto complessivo attorno al proprio strumento, tentazione a cui troppo spesso cedono molti musicisti, col risultato di proporre una serie di brani sostanzialmente uguali tra loro. Qui invece è possibile gustare ogni passaggio armonico di tutti i componenti della band: merito degli arrangiamenti, ma anche, se non soprattutto, della bravura del gruppo e della sensibilità di Pascale; un nome da segnare e da seguire con interesse, soprattutto live.
Il prossimo appuntamento, il 16 gennaio, al Black Inside di Lonate Ceppino (VA). Poi, via per un tour spagnolo:

