Luke Winslow-king The Coming Tide
2013 - Bloodshot Records / IRD
I tamburi tribali e il ritmo sgangherato di una marching band in perfetto stile New Orleans introducono una melodia di sapore gospel: l'ouverture di questo The Coming Tide non poteva più essere più rivelatrice. Nativo del Michigan ma cittadino adottivo della Crescent City, dove ha imparato a suonare per le strade del Franch Quarter il dobro e la slide guitar, Luke Winslow-King ci offre la sua personale visione del Delta Blues e del jazz delle origini, mescolati con gusto e arricchiti da un pizzico di country e rock'n'roll. L'interpretazione dei sacri testi della musica del sud è però “laica” e moderna, rilassata e godibile, completata da una voce tenorile dimessa e confidenziale. Mancano la ruvida durezza e la drammaticità dei fondatori, da Robert Johnson in poi, e il rispetto filologico dei canoni del jazz prebellico: la strada è quella tracciata da altri colleghi contemporanei che nella stessa area geografica si muovono tra cantautorato e tradizione afroamericana, da Eric Bibb a Grayson Capps, senza dimenticare i “nostrani” Red Wine Serenaders.
A spalleggiare con efficacia Winslow-King ci sono la compagna Esther Rose alla voce e una line-up di fiati dove spiccano la tromba super-tradizionalista di Ben Polcer (anche pianista) e il trombone di Rick Trolsen, che si intrecciano negli immancabili giochi di call-and-response. Di suo, questo giovane maestro del bottleneck ci mette la perizia alla sei corde, declinata ora verso un più marcato e intenso blues elettrico (Keep Your Lamp Trimmed and Burning e I've Got My Mind Set On You), o un country-blues acustico (You & Me), dove fiati e slide si sposano alla perfezione, o ancora verso scintillanti e inaspettate timbriche hawaiane (Staying In Town).
Il tono generale di The Coming Tide lo danno la title track, citata in apertura, il ragtime da barrelhouse di Moving On, contornato dai fiati (sembra quasi di sentire la recente collaborazione fra Clapton e Marsalis in versione molto low-fi....), e due languidi pezzi come Let'em Talk e I've Got The Blues For Rampart Street, omaggio alla cantante Ida Cox. Prevalgono i ritmi binari, sottolinati dalle chitarre solo accennate sullo sfondo e dallo sfregolìo folcloristico della washboard (l'asse da lavare, proprio quella delle nostre nonne...), come in I Know She'll Do Right By Me. Si distingue dal mazzo, come un jolly inaspettato, Ella Speed, un brano tradizionale che si muove sui sentieri del folk-rock e dell'Americana. Atmosfera drammatica, arpeggio ipnotico, tastiere liquide e una assolo di tromba molto spanish: un Calvin Russel la farebbe sua con il giusto trasporto.
Con grazia e naturalezza, senza mai forzare, Winslow-King ci regala il suo lavoro migliore, radicato in un gusto musicale che padroneggia alla perfezione. Da ascoltare all'ombra di una magnolia, coccolati sulla sedia a dondolo del terrazzo sorseggiando un caffè.
A spalleggiare con efficacia Winslow-King ci sono la compagna Esther Rose alla voce e una line-up di fiati dove spiccano la tromba super-tradizionalista di Ben Polcer (anche pianista) e il trombone di Rick Trolsen, che si intrecciano negli immancabili giochi di call-and-response. Di suo, questo giovane maestro del bottleneck ci mette la perizia alla sei corde, declinata ora verso un più marcato e intenso blues elettrico (Keep Your Lamp Trimmed and Burning e I've Got My Mind Set On You), o un country-blues acustico (You & Me), dove fiati e slide si sposano alla perfezione, o ancora verso scintillanti e inaspettate timbriche hawaiane (Staying In Town).
Il tono generale di The Coming Tide lo danno la title track, citata in apertura, il ragtime da barrelhouse di Moving On, contornato dai fiati (sembra quasi di sentire la recente collaborazione fra Clapton e Marsalis in versione molto low-fi....), e due languidi pezzi come Let'em Talk e I've Got The Blues For Rampart Street, omaggio alla cantante Ida Cox. Prevalgono i ritmi binari, sottolinati dalle chitarre solo accennate sullo sfondo e dallo sfregolìo folcloristico della washboard (l'asse da lavare, proprio quella delle nostre nonne...), come in I Know She'll Do Right By Me. Si distingue dal mazzo, come un jolly inaspettato, Ella Speed, un brano tradizionale che si muove sui sentieri del folk-rock e dell'Americana. Atmosfera drammatica, arpeggio ipnotico, tastiere liquide e una assolo di tromba molto spanish: un Calvin Russel la farebbe sua con il giusto trasporto.
Con grazia e naturalezza, senza mai forzare, Winslow-King ci regala il suo lavoro migliore, radicato in un gusto musicale che padroneggia alla perfezione. Da ascoltare all'ombra di una magnolia, coccolati sulla sedia a dondolo del terrazzo sorseggiando un caffè.
