Luke Winslow-king Everlasting Arms
2014 - Bloodshot Records / IRD
Lasciandosi alle spalle tre album di tutto rispetto, Luke Winslow-King (slide guitar, organo, voce), ritorna un anno dopo The Coming Tide che, tra i tanti plausi di critica, gli ha fruttato il premio dell' OffBeat Magazine come miglior interprete maschile dell' anno, accanto a Dr John e John Bouttè.
“Mi piacerebbe aver vissuto nel vecchio West americano di fine Ottocento”; non avrebbe potuto dire diversamente Luke, infatti la sua old time music, inserita nella corrente del nu-acustic blues e sapientemente rielaborata con moderna sensibilità, rievoca i lontani suoni della Louisiana, di New Orleans, del Delta, percorrendo generi come blues, ragtime, swing, folk, mariachi e gospel blues con spiccata e inconsueta abilità.
Il pezzo omonimo e iniziale del disco, inserito in una produzione ideale, rispettosa del passato e del presente, cantato con la moglie Esther Rose (washboard, voce), passeggia su base blues e sentieri folk, per poi correre verso l'apertura gospel del ritornello che sale dritta al cielo, rimandando a certi brividi del disco precedente dove emergevano chiari omaggi alla leggendaria figura gospel- blues di Blind Willie Johnson e della sua Angeline.
Se fino a ieri le sonorità vintage erano il riferimento riconoscibile e fedele dell' autore e di un infinità di band attuali americane (menzione speciale per i Tuba Skinny di New Orleans), adesso, con Everlasting Arms, l'espressività si apre e si libera, trova riferimenti più estesi e personali, con aspetti “post war” prima solo accennati.
Nella ispirata varietà del disco, tra ottimi musicisti, arrangiamenti certosini e la voce primavera di Esther a ricamare sui toni autunnali di Luke, c'è qualcosa di molto vicino al trionfo, ma forse anche al bisogno.
La qualità media notevole e alcuni pezzi davvero splendidi sono sostenuti, come da tradizione blues, da temi sentimentali e spaccati di vita ordinaria; su tutti il decollo emotivo di Graveyard Blues, un lento e dilatato giro blues su cui si potrebbero passare ore e ore, con la dolcezza di Esther che si aggiunge come seguito naturale, e i fiati ad accogliere l'assolo estatico di chitarra elettrica che chiude la magia. Un pezzo che non si vorrebbe mai lasciare.
Suonano come delizie lo swing di I'm Your Levee Man, il delta blues dal ritmo marziale (con grande uso di slide guitar) di The Crystal Water Springs , e la delicatezza country di Wanton Way of Loving che da spazio alla voce celeste di Esther, attorniata da violini in libertà che rievocano scale di vivaci colori naturali.
Last Night I Dreamed My Birthday, con il trombettista Ben Polcer in evidenza, è una ballad intensa dove il timbro vocale di Luke carezza con spiccata sensibilità, in grado di levigare, sfumare i toni e di soffiarli a vele aperte sulle note musicali, senza sovrastarle, in armonia.
Il moderno pre-war folk/blues di Everlasting Arms evidenzia una maturità compositiva ed espressiva superiore al passato, tra ispirazione e compiutezza, dove il risultato, per la prima volta, deve tanto alla tradizione quanto al suo autore, nell'ottica di un raggiunto modello stilistico e artistico, ovvero quello di Luke Winslow -King.
