Migration Tales<small></small>
Jazz Blues Black • Jazz • Contemporaneo

Ludovica Burtone Migration Tales

2025 - Endectomorph Music

25/11/2025 di Vittorio Formenti

#Ludovica Burtone#Jazz Blues Black#Jazz

Lavoro decisamente magnetico questo Migration Tales che Ludovica Burtone (violino e voce) offre come un vero e proprio concept dedicato a un tema preciso: l’emigrazione (o immigrazione, dipende dai punti di vista) femminile a New York, paradigma ovviamente di un argomento ben più generale.
Burtone è un’artista friulana trasferitasi, per ragioni professionali, nella Grande Mela che quindi conosce bene. Fu già ospite in testata nel 2023 per il suo Sparks, nel quale si era apprezzata la sua capacità di integrare accademia, contemporaneità, jazz e nuove musiche del mondo.

Attitudine riconfermata in questo disco realizzato con Milena Casado (flicorno, dalla Spagna), Julieta Eugenio (sax tenore, dall’Argentina), Marta Sanchez (piano, dalla Spagna), Tyrone Allen II (basso, dagli Stati Uniti) e Jongkuk Kim (batteria, dal Sud Corea). Un mix cosmopolita coerente con lo spirito e gli obiettivi del progetto, ben al di là di un approccio world ma orientato a un linguaggio integrato, figlio dei tempi che corrono.

La modernità delle composizioni, tutte originali a eccezione dell’arrangiamento di Agua e Vinho del polistrumentista brasiliano Egberto Gismondi, emerge in diversi aspetti. Per primo la ricchezza dei riferimenti di genere, derivante dai diversi contributi culturali apportati dagli artisti. Detti contributi non si manifestano in un’alternanza di voci diverse ma in una vera e propria fusione da “esperanto” musicale. Si ascolti ad esempio In the Last Sun, dove la verve jazz del piano si unisce al timbro virato al popolare del violino, al senso poetico del flicorno e a una ritmica sparsa, che ben descrivono il tentativo di reinvenzione conseguente al trovarsi in un mondo diverso. Gli echi delle proprie radici si fondono con i richiami del contesto metropolitano con un risluato di estrema umanità.

Un secondo elemento sta nella fluidità delle strutture delle composizioni. Non forme canzone, non alternanze di chorus ma evoluzioni lineari, ritorni ciclici e contrasti efficaci nell’esprimere rabbia, disagio e reazione, sottolineati da un sapiente dosaggio di avanguardia e di free, come ben rappresentato in Is this Rage, uno dei passaggi più interessanti e conivolgenti del lavoro.

Terzo ingrediente di rilievo é l’estetica generale della comunicazione. Le parti melodiche sono tutte ad appannaggio di artiste che riescono a unire determinazione a delicatezza, grinta a raffinatezza, frutto di una sensibilità femminile organicamente legata ai contenuti del progetto, che riesce a trasmettere un messaggio di speranza. Mirabile in questo la testimonianza della musica come un linguaggio universale, in grado di azzerare separazioni e di rivalutare le differenze. L’arrangiamento del brano di Gismondi assume quindi un carattere di piena compatibilità con il resto della scaletta, senza introdurre alcuna soluzione di continuità.

L’ascolto scorre fluido senza mai perdere il contatto con l’evoluzione della narrazione anche grazie alla qualità degli strumentisti, che appaiono sempre ben padroni del proprio ruolo in un ambito collettivo, senza funambolismi stucchevoli ma con dosaggi controllati ed intensi. 
Le pronunce leggere del flicorno e del sax tenore (del tutto inusuale quanto apprezzabile), le dilatazioni del piano e i tagli del violino, unite a un basso recitante e a un drumming diffuso, creano una palette da mosaico dinamico, come in un caleidoscopio.

C’è poco da fare; quando talento, cultura e ispirazione si innestano su di un terreno fertile come quello offerto dalla Big Apple, l’esito è sempre ad alto valore aggiunto e questo lavoro ne è una testimonianza certificante.

Track List

  • Sono Parole
  • The Name
  • In The Last Sun
  • Is this Rage
  • Agua e Vinho
  • Outside My Window
  • Our Voices

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