Gypsy Child<small></small>
Emergenti

Lowlands Gypsy Child

2010 - Lowlands records / IRD

16/09/2010 di Gianni Zuretti

#Lowlands#Emergenti

Sono ancora appese nell’aria le note di ´EP Vol 1´ e ´Radio & Kitchen Sessions´ ed ecco già di ritorno la tribù delle ´terre basse´, i magnifici Lowlands che in barba a calcoli di mercato ci propongono, come peraltro avevano promesso, il loro nuovo lavoro dal titolo quanto mai d’attualità: Gypsy Child. Di strada ne ha fatta Eddy Abbiati insieme ai suoi pards e dobbiamo ammettere che la loro voglia di sperimentare unita al piacere di donarsi con frequenza ai propri ´Lowheads´, fan disposti a seguirli numerosi nelle pregevoli esibizioni live, siano esse elettriche che acustiche, ha fatto crescere la band così come avviene a quei bambini (esempio emblematico è lo zingarello della title track) che, sottoposti a precoci esperienze di vita on the road (o in un campo nomadi), diventano rapidamente uomini. Gypsy Child è uno di quei dischi da maneggiare con cura, da gustare nota dopo nota poiché, pur nel solco della continuità, ci riserva sorprese inaspettate, ciò grazie alla scrittura ormai matura di Eddy che conosce i segreti delle melodie giuste ma anche è capace di scrivere testi che mi hanno davvero emozionato riportandomi lungo quella Thunder road di Springsteeniana memoria che tempo addietro ci ha inciso l’America nel cuore e nel cervello. Ciliegina sulla torta la presenza di ospiti importanti che poi andremo a declinare e che nobilitano il disco al pari dell’inserimento, ormai sempre più funzionale al progetto, di Roby Diana (anche coproduttore e asso del mixing), quel satanasso di giovane ´cordaiolo´ che riesce a tirare fuori dal manico delle sue chitarre suoni ora decisi ora delicati che arricchiscono il già corposo lavoro di Chiara al violino, diventato anch’esso ormai quasi un marchio di fabbrica. Dicevamo degli ospiti ed iniziamo segnalando il grande Chris Cacavas (in primavera ha diviso anche il palco con i Lowlands) che oltre a dare loro il suo prezioso ed esperto contributo in fase di missaggio ha suonato e accompagnato alla voce. Poi grossi nomi che presenziano per deliziosi camei e non solo come Mike Brenner lap steel in diversi pezzi, Joey Huffman produttore e tastierista (Soul Asylum, Matchbox 20, Lynyrd Skynyrd, Georgia Satellites) all’hammond, Richard Hunter armonica, l’australiano Tim Rogers (You Am I) voce e parte del testo in ´Gotta Be´. Tutto questo apparato ben gestito si traduce in un coacervo di suoni ed umori che, come per i grandi romanzi dell’ottocento, mi porta a definire Gypsy Child un disco corale nel quale i personaggi (i musicisti) si muovono dentro le canzoni coralmente. Eddy con la sua voce sempre più vicina alla carta vetrata doppio zero graffia (´Whithout a sigh´) e accarezza (´He left´) le sue creature, nessuna delle quali passerà inosservata. Il lavoro contiene almeno quattro brani superbi, ´Only Rain´, grande brano rock con la chitarra di Diana a briglia sciolta, ´Life’s Beautiful Lies´, ´Cheap Little Paintigs´ forse il brano più cantautorale, ´Without a Sigh´ con il suo crescendo entusiasmante, solo liberatorio di chitarra e la voce di Eddy arrabbiata come mai, insomma un disco dal tasso di qualità di gran lunga sopra la media anche rispetto a molte produzioni internazionali, tant’è che ora sarebbe bello vedere i ragazzi varcare l’oceano e misurare la forza della loro gioventù e del loro già solido bagaglio musicale ma soprattutto la loro mentalità da tribù (tipica spesso delle jam band), di fronte alle platee dove questa musica, l’Americana, è nata ed esprime i suoi indiscussi maestri, là potrebbero trovare la definitiva consacrazione (in Inghilterra sono già molto apprezzati) e quindi gli stimoli per proseguire il loro cammino che appare luminoso.

Track List

  • Gypsy Child
  • Only Rain
  • Street Queen
  • Between Shades and Light
  • Life´s Beautiful Lies
  • Cheap Little Paintings
  • Whithout a Sigh
  • He Left
  • There´s A World
  • Gotta Be
  • Blow, Blue Wind Blow

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