Lorenzo Bertocchini Happy Island
2025 -
Perché Lorenzo Bertocchini fa musica, e fin dagli anni Novanta? La risposta sta tutta in questo esplosivo Happy Island, un disco che promette di riservare più di una sorpresa, tra tredici brani nuovi originali e tre cover, più una sorta di ghost track finale, oltre a un gruppo di musicisti - amici, che collaborano qua e là in varie tracce. E la risposta è semplice da capire, ma difficile da mettere in pratica: raccogliere l'eredità dei maestri di quel genere di songwriting sospeso tra folk, rock, Americana, e costruire un discorso personale, convincente e ricco di spunti.
Fin dalla prima traccia, All The Other Nights Of The Week, in cui la voce di Bertocchini dialoga con mandolino di James Dalton e con la sua armonica, è chiaro il percorso a cui il cantautore varesino ci invita: un'isola felice, i cui abitanti non nascondono il fatto che la vita sia difficile, ma sono consapevoli anche che occorre viverla con energia e positività. C'è grande spazio per i sentimenti, primo tra tutti l'amore, come nella dolcissima I Think I'm Gonna Kiss You, col delizioso coro di Elizabeth Lee che si intreccia alla voce di Bertocchini, intensa nel parlato alla Elliott Murphy, uno dei suoi amici e punti di riferimento, oppure in I Wrote You a Song, con echi country impreziositi da Lauren-Joy Manus. Ma spesso questi sono trattati con ironia ed energia, come in More Messy Than Me, che si avvale del banjo e della voce proprio di Murphy, oppure con consapevolezza e malinconia, come nella splendida ballad Zoe, in cui gustiamo anche il violino della mitologica Scarlet Rivera, oltre che un assolo di armonica, giustamente molto dylaniano, dello stesso autore.
Un mosaico di sensazioni e colori, che ospitano anche la lenta, implacabile dichiarazione d'amore di You Like, I Like, con le efficaci percussioni di Connie Morricone-O’Toole, o la scossa data da Lach, il fondatore del movimento "anti-folk", che ha animato la scena newyorkese, e che duetta su Rick The Barber, con tanto di rumore di forbici in sottofondo, in un negozio di barbiere in cui tutti vorremmo stare, con Johnny Cash sullo stereo, o l'episodio quasi elettronico di Snoring, con Allegra Rousseau che russa proprio nella sera di San Valentino, e Cliff Eberhardt che invece suona il dobro.
Insomma, un "party time" come viene raccontato in Dance, invito a lasciarsi andare al ritmo indiavolato, sui cori di Elizabeth Lee e di Dan Bern, anche all'armonica.
La risposta alla domanda allora è: trasferiamoci su una Happy Island da vivere, abitare e ascoltare; e speriamo che questo avvenga anche live.
Fin dalla prima traccia, All The Other Nights Of The Week, in cui la voce di Bertocchini dialoga con mandolino di James Dalton e con la sua armonica, è chiaro il percorso a cui il cantautore varesino ci invita: un'isola felice, i cui abitanti non nascondono il fatto che la vita sia difficile, ma sono consapevoli anche che occorre viverla con energia e positività. C'è grande spazio per i sentimenti, primo tra tutti l'amore, come nella dolcissima I Think I'm Gonna Kiss You, col delizioso coro di Elizabeth Lee che si intreccia alla voce di Bertocchini, intensa nel parlato alla Elliott Murphy, uno dei suoi amici e punti di riferimento, oppure in I Wrote You a Song, con echi country impreziositi da Lauren-Joy Manus. Ma spesso questi sono trattati con ironia ed energia, come in More Messy Than Me, che si avvale del banjo e della voce proprio di Murphy, oppure con consapevolezza e malinconia, come nella splendida ballad Zoe, in cui gustiamo anche il violino della mitologica Scarlet Rivera, oltre che un assolo di armonica, giustamente molto dylaniano, dello stesso autore.
Un mosaico di sensazioni e colori, che ospitano anche la lenta, implacabile dichiarazione d'amore di You Like, I Like, con le efficaci percussioni di Connie Morricone-O’Toole, o la scossa data da Lach, il fondatore del movimento "anti-folk", che ha animato la scena newyorkese, e che duetta su Rick The Barber, con tanto di rumore di forbici in sottofondo, in un negozio di barbiere in cui tutti vorremmo stare, con Johnny Cash sullo stereo, o l'episodio quasi elettronico di Snoring, con Allegra Rousseau che russa proprio nella sera di San Valentino, e Cliff Eberhardt che invece suona il dobro.
Insomma, un "party time" come viene raccontato in Dance, invito a lasciarsi andare al ritmo indiavolato, sui cori di Elizabeth Lee e di Dan Bern, anche all'armonica.
La risposta alla domanda allora è: trasferiamoci su una Happy Island da vivere, abitare e ascoltare; e speriamo che questo avvenga anche live.
