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Intervista Lorenzo Bertocchini - Varese / New York City
Lorenzo Bertocchini

Lorenzo Bertocchini

Varese / New York City


26/06/2007 - di Christian Verzeletti

      
  Varese / New York City
      Intervista LORENZO BERTOCCHINI

Di Lorenzo Bertocchini ci eravamo già occupati qualche anno fa, ai tempi del suo disco d'esordio "Whatever happens next". Siamo tornati a chiacchierare con lui ora che le sue frequentazioni americane sono aumentate e i viaggi andata e ritorno da Varese a New York lo hanno portato a pubblicare un "piccolo" live registrato proprio negli States.


Mescalina: Lorenzo, non possiamo che parlare degli States con te, anche perché il tuo disco dal vivo è registrato proprio là, nel cuore di New York …
Lorenzo Bertocchini: Sì, è la registrazione di una serata che ho fatto nel corso della mia penultima tournée americana, nel dicembre del 2006. Il locale si chiama Sidewalk Café e si trova nell'East Village, uno dei quartieri dove negli ultimi anni è letteralmente esploso un fermento artistico tutto nuovo: camminando per strada, hai l'impressione di respirare poesia, musica, pittura … Ormai il Sidewalk è un punto di riferimento storico per chi fa e chi ascolta musica ... È stato molto bello suonarci.

Mescalina: Mi ha colpito sentire sul cd come sei stato apprezzato dal pubblico e la sicurezza con cui ti sei proposto, anche se "solo" con chitarra e armonica …
Lorenzo Bertocchini: Effettivamente mi sono trovato molto a mio agio e ho ricevuto una bella accoglienza. Non mi dimenticherò mai quella serata. Fuori, la città si stava preparando per il Natale. E questa festività a New York è davvero uno spettacolo! Dentro il locale, l'atmosfera era al contempo rilassata, frizzante e festaiola. Per tutta la durata del concerto, il pubblico è stato molto attento, ma anche molto coinvolto dalle storie che raccontavo. Canto in inglese e suono in stile "american roots", ma spero di portare un po' di Italia con me in quello che racconto … E sono in tanti, in America, a dirmi che è proprio questo che mi differenzia dagli altri cantautori che sono abituati a sentire.

Mescalina: Com'è suonare da quelle parti?
Lorenzo Bertocchini: Molto bello, ma anche molto impegnativo perché là gira veramente tanta gente brava e il pubblico è probabilmente più esigente. Per quanto mi riguarda, la differenza principale è che negli States tutti capiscono quello che canto, quindi non ci sono barriere linguistiche: l'inglese è praticamente la mia madre lingua, così l'interazione con il pubblico in America diventa totale, il "cerchio creativo" si chiude e anche suonare, come dici tu, "con solo chitarra e armonica" acquista un senso diverso.

Mescalina: Tra l'altro la registrazione contiene anche una piccola prova oltre che dell'atmosfera anche di come vengono organizzati i concerti laggiù: i musicisti si pagano con le mance …
Lorenzo Bertocchini: Non sempre è così. L'America è così vasta e piena di diversità che anche in questo ci sono varie realtà: ci sono i locali dove prendi un caché fisso, ci sono i locali dove ricevi una percentuale sul pubblico presente e mi è stato riferito che ci sono locali talmente prestigiosi che addirittura sei tu a dover pagare per poterti esibire! E poi ci sono locali come il Sidewalk Café dove è normalissimo far girare il secchiello delle offerte e comunicare che la band non viene pagata dal locale, bensì dagli stessi clienti.

Mescalina: Come le cameriere!
Lorenzo Bertocchini: Non parliamo delle cameriere … Sono il mio punto debole.

Mescalina: Allora parliamo di Ruth Gerson (…), che negli ultimi anni non è più "alla ribalta"ma che nel tuo live canta due canzoni con te, dimostrando di non aver affatto smarrito la sua voce…
Lorenzo Bertocchini: Penso che la sua eccezionale voce non la smarrirà mai! Negli ultimi anni, Ruth non è potuta venire spesso nella sua adorata Italia perché prima è diventata attrice, poi mamma! Ma ha registrato due nuovi cd e l'anno scorso si è permessa di separarsi dalle sue bambine per un po' di giorni, è venuta a trovarci ed ha fatto con noi Apple Pirates due belle tournée: in autunno e, prima ancora, ad agosto, quando siamo andati da Varese a Carpiano (in provincia di Milano) passando per Subiaco e Lecce (ma non c'era l'autostrada diretta?!).

Mescalina: A proposito di Varese, una curiosità: quando ti presenti e chiedi al pubblico se qualcuno ci è mai stato, chi è che ti risponde di sì?
Lorenzo Bertocchini: Muzz Skillings, il bassista originale dei Living Color! Non lo conoscevo personalmente e sul momento pensavo scherzasse, così ci ho riso sopra. Poi, una volta finito il concerto, è venuto a presentarsi, a farmi i complimenti e a dirmi che era stato anche a Brusimpiano e Cuasso Al Monte, mentre girava il varesotto in bici con due amici. Al ché non ci ho capito più niente … Poi siamo andati tutti in un bar, vicino al Sidewalk, e ci siamo bevuti un po' di birre … È buffo brindare a Varese, con un musicista del calibro di Muzz, in un bar di New York.

Mescalina: Deduco quindi che il pubblico che va a vedere un concerto negli States è in genere più eterogeneo di quello italiano più "schierato" in categorie …

Lorenzo Bertocchini: In America c'è di tutto. Ti posso descrivere alcuni dei personaggi che sono venuti a sentire me nei vari luoghi dove ho suonato … Una nonnina che prendeva appunti mentre cantavo e poi mi ha chiesto un sacco di informazioni sulle mie canzoni. Un hippie che ha passato metà della sua vita a cercare il Sacro Gral e che dice di sapere esattamente dove NON si trova. Un tecnico informatico di Legnano che da qualche anno vive in America e non voleva perdersi il concerto di un suo connazionale. Una studentessa universitaria che, con tanto di libri, quaderno e astuccio, è venuta a fare i compiti nel locale dove suonavo perché senza musica alta non riesce a concentrarsi. Un italo-americano che mi ha elencato tutte le espressioni, le frasi e le parole che sentiva dire da suo padre ... Cose tipo "Cime di rapa", "Stazitt!" e "Don't be a mammalucc!". E potrei andare avanti per ore …

Mescalina: La data al Sidewalk Cafè faceva parte di un tour con Bill Toms, giusto?
Lorenzo Bertocchini: No, in realtà nella tournée dalla quale proviene il mio live al Sidewalk avevo fatto solo una data con Bill. L'ultima. Invece ho girato per due settimane con lui nel corso della mia tournée americana successiva, quella che nei mesi di marzo e aprile scorsi mi ha portato in giro per parecchi stati e parecchie città americane. Bill è una persona eccezionale e un grande songwriter. Abbiamo girato parecchio nel suo tour-bus dotato di TV, armadio, frigo e letto … Non ci abbiamo mai dormito, ma è stato comodissimo per girare da una città all'altra. Insieme abbiamo fatto molte date: a Pittsburgh con noi c'erano anche la sua band, Hard Rain, al gran completo e Jill Simmons. A Cleveland abbiamo diviso la serata con un altro musicista straordinario: Tom Breiding; mi sono trovato così bene con lui che successivamente mi ha raggiunto nel Texas per tre giorni e altrettanti concerti. Ad Asbury Park, nel New Jersey, abbiamo suonato con i miei amici Frankie e Kelly McGrath e la loro band, Maybe Pete. A New York abbiamo fatto un concerto in duo e una super-serata al Sidewalk Café con i miei vecchi amici Dr.88, Uncle Carl e Ruth Gerson. A Philadelphia, infine, abbiamo diviso la serata addirittura con uno spettacolo teatrale … Insomma, non ci siamo mai annoiati.

Mescalina: E poi so che hai suonato ad Austin e non un solo concerto…

Lorenzo Bertocchini: Austin è stata l'ultima tappa della tournée. Sono stato ospite di Sam Arnold e Will T. Massey, musicisti che ammiro molto. Con loro ho anche suonato dal vivo qualche volta. Il mio soggiorno è stato fantastico: otto date in sette giorni, l'ultima delle quali è stata trasmessa in diretta televisiva. Alcune delle canzoni che ho suonato sono ancora disponibili sul sito www.songwritersseries.com.

Mescalina: Will T. Massey l'ho visto parecchio affaticato nel suo tour italiano.

Lorenzo Bertocchini: Il tour italiano gli è servito per "ri-ingranare", "ri-rodarsi" … Will ha avuto molti problemi dopo la pubblicazione di quel fantastico album dell'inizio degli anni '90: le cose non sono andate come lui si auspicava, così ha passato parecchi anni lontano dai riflettori. Ma ora è tornato, ha pubblicato un paio di dischi e, soprattutto, ha voglia di rimettersi in gioco e di continuare il "discorso interrotto". Il mondo discografico aveva bisogno del suo talento e della sua poesia.

Mescalina: Da dove salta fuori un pezzo come "All I want for my birthday"?
Lorenzo Bertocchini: L'ho scritto nel corso di un mio viaggio in India. Essendomi perdutamente innamorato dell'attrice Mallika Sherawat, ho deciso di dedicarle una canzone speciale: una sorta di tarantella-country per farle sapere quanto potremmo essere felici insieme. Ha ha … Ma nel ritornello lancio anche un messaggio ai miei amici: "per il mio compleanno non regalatemi cd, libri, vestiti e cose del genere… tutto ciò che voglio è Mallika!". Spero di incontrarla prima o poi per cantarle la canzone, per girare un video con lei e per passare un weekend romantico a Venezia …











Foto di:
Valerie Fremin, Joanne De Fazio, Kevin Stiffler, Angelo, Diego Boldini.

Mescalina: Tornando al tuo tour, hai suonato anche con i Marah, Elliott Murphy e Joe Grushecky, tanto per dire alcuni dei tuoi "american friends"…
Lorenzo Bertocchini: In realtà con i Marah non ho suonato ma ho diviso una serata. E con Elliott ho suonato decine di volte, sia dal vivo che in studio, ma mai in America. Con Joe Grushecky, invece sì: è successo allo Starland Ballroom, a Sayreville, nel New Jersey. Joe è una persona molto profonda e generosa. È stato bello ritrovarlo dopo i concerti fatti insieme in Italia, qualche anno fa.

Mescalina: E poi, proprio nel New Jersey, non nascondiamolo, hai cantato con Bruce Springsteen: com'è dividere il palco con lui?
Lorenzo Bertocchini: Dividere il palco, anzi il microfono con lui è una di quelle cose che credi siano impossibili. Ma Bruce è una persona talmente "alla mano" che con lui anche queste cose diventano possibili e naturali. È successo lo scorso dicembre, tre o quattro giorni prima del mio concerto al Sidewalk Café ... Ogni tanto, mentre cantavo mi giravo verso di lui e mi dicevo "non ci posso credere: il profilo che ho visto miliardi di volte su copertine di cd, video e megaschermi ora è qui, a venti centimetri da me!". Ma poi la sua semplicità e la sua genuinità hanno fatto sì che tutto scorresse liscio … Avevo quasi l'impressione di essere sul palco con un vecchio amico e che tutto fosse normale. Ogni tanto dall'America mi arrivano nuove foto di quella serata. Sono un bel ricordo. Alcune le ho inserite sul mio MySpace: www.myspace.com/lbap

Mescalina: Hai avuto modo di conoscerlo? Qualche impressione? Aneddoto?
Lorenzo Bertocchini: Beh, sì … Questa è stata la prima volta che abbiamo cantato insieme, ma la terza volta che abbiamo scambiato due chiacchiere. E quando, subito dopo il concerto, ci siamo ritrovati nei camerini, è stato veramente incredibile vedere come fosse lui a fare i complimenti a tutti: "Tu, hai suonato benissimo!", "Complimenti a te per quell'idea su quel pezzo!", "Quella canzone non ci è mai venuta così bene!", "È stato un piacere suonare con voi" ... Sono cose che di solito non fa neanche un cantante di pianobar di provincia! Invece lui era lì, felice come un aspirante musicista reduce dal suo primo concerto. Nel corso della jam come al solito ha dato tutto. Era sudatissimo, così si è tolto tutto quello che indossava, tranne i jeans - anche quelli fradici. Dopo essersi asciugato si stava infilando un giubbotto con sotto niente. Nel frattempo, fuori il termometro aveva raggiunto i meno trenta, o giù di lì, così qualcuno gli ha detto: "Aspetta, Bruce, non puoi uscire così! Lascia che ti procuri una maglietta"; e lui: "Oh, fantastico! Dopo tutto io dalla vita avevo solo chiesto di essere asciutto!".

Mescalina: Sbaglio o negli States ti senti più a casa tua?
Lorenzo Bertocchini: Ci sono cose che mi stimolano parecchio, che mi aprono la mente, che mi fanno sentire vivo. Ma non credo che vivrei per più di qualche mese in un posto diverso dall'Italia. Qui ho trovato il mio equilibrio ... Al momento, la soluzione ideale è vivere qui e girare gli States per suonare, per registrare o semplicemente per turismo, non appena ne sento la necessità. È una fortuna poterlo fare.

Mescalina: Cosa c'è negli States che da noi manca? La cultura musicale, una maggiore umanità negli artisti, o altro?
Lorenzo Bertocchini: C'è sicuramente più cultura musicale per quanto riguarda il genere che propongo io, perché è tipicamente americano … Tarantella esclusa … He he he. Ma poi ci sono anche più possibilità. Più spazi. Più abitudine al dialogo, al confronto, alla condivisione. Più interesse per le diversità. Più spontaneità nel rapporto artista-pubblico …

Mescalina: Credo che anche questo traspaia dal tuo live, che, per quanto imperfetto, comunica una spontaneità a cui noi italiani non siamo molto abituati … ciò si sente soprattutto nelle canzoni più ironiche …
Lorenzo Bertocchini: Sono perfettamente d'accordo. Il mio live non è "studiato a tavolino", anche perché mentre suonavo non sapevo che un giorno il concerto sarebbe diventato un cd. E in ogni caso nessun live è perfetto, perché nessuno è perfetto … In ogni caso, io ho sempre adorato le imperfezioni. Gli scricchiolii dello sgabello di Tom Waits. L'armonica stridula di Bob Dylan. Il "carisma grezzo" di John Prine. La voce di Steve Forbert che per un microsecondo cerca l'intonazione giusta, ci gira intorno e poi la raggiunge. Sono le cose che rendono uniche alcune canzoni. Chi se ne frega se in quella canzone c'è una corda stoppata, in quell'altra la "p" manda il microfono in "over" e mi sono pure dimenticato una parola … L'importante è che quello che senti sia spontaneo. Se sei spontaneo sei vero, sei vivo, sei onesto, sei tu.

Mescalina: Non so se sia merito degli States, ma mi sembra che proprio nel modo di porti e proporti sul palco hai fatto molta esperienza …
Lorenzo Bertocchini: Credo che sia semplicemente merito del tempo e del duro lavoro. Si impara dai propri sbagli. E si migliora suonando. È inevitabile. Sul palco mi sono sempre trovato a mio agio, ma ora credo di avere un controllo maggiore della situazione. E, a dir la verità, credo di sentirmi anche sempre più libero nella scrittura e sempre più consapevole di quello che voglio ottenere in fase di arrangiamento … Non è un traguardo, perché non sono certo arrivato, ma è una bella sensazione.

Mescalina: So che stai lavorando anche a delle colonne sonore …
Lorenzo Bertocchini: Unire forme d'arte diverse come il cinema e la musica è una cosa che mi interessa molto. In passato ho "prestato" canzoni ad alcuni film. L'ultimo è stato "Feathers" di Silvia Gallini: è stato girato a Los Angeles nel 2006, è uscito qualche mese fa e la sua colonna sonora contiene una mia canzone interpretata da Ruth Gerson. Poi, un paio di mesi fa ho registrato la voce narrante del film di Cesare Camardo "Ombre Su Paesaggio". Oggi sto lavorando a due progetti nuovi e in futuro non escludo di realizzare un film tutto mio ...

Mescalina: E un disco nuovo per quando invece?

Lorenzo Bertocchini: Penso presto. Il mio prossimo cd solista è praticamente pronto. Penso di pubblicarlo entro fine anno, per presentare al meglio "Live At The Sidewalk Café". E sono a buon punto anche con il prossimo album del mio gruppo, gli Apple Pirates … Darione, Shock, Rallie, Flo, Badao ed io siamo molto ansiosi di completarlo. Come i cd che ho già pubblicato, anche i prossimi saranno disponibili ai concerti, oppure per chi fosse lontano, dal mio sito ufficiale (www.lorenzobertocchini.com) e nei "migliori negozi": quelli che contattiamo direttamente io e i miei collaboratori … Ha ha ha! Inutile dirti che non ho distribuzione.

Mescalina: A presto allora!

Lorenzo Bertocchini: Ciawdy! Pace e tarantella per tutti!

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