L`albero Cielo e sfacelo
2026 - Santeria / Audioglobe / The Orchard
Dietro il nome L’Albero troviamo Andrea Mastropietro. Il suo nuovo disco Cielo e sfacelo arriva a circa sei anni di distanza da Solo al sole (2020). Dietro le trame di chitarra ben congegnate si leggono in controluce gli influssi di Lucio Battisti (nel 2015 aveva esordito con la cover della sua Nel cuore, nell’anima), Caetano Veloso (Trovare un modo) e The Velvet Underground (Io mi voglio perdere). Il cantato va dal sussurrato al quasi zeppeliano di Congedo, caratterizzato da un continuo crescendo, oscillando tra due estremi come il Cielo e lo Sfacelo del titolo del disco. Anche se il mood dei testi tende più allo yang che allo yin.
Infatti l’aspirazione a una vita meno programmata, più vicina al ritmo del proprio respiro, è il leit motiv di Io mi voglio perdere, brano dall’incedere sempre più incalzante, come a volersi liberare dal logorio della vita moderna e ricongiungersi con la natura, con la terra: “Dimenticare di lavorare ed esser schiavi/foglia diverrò/ tu cercami in mezzo ai prati/rami incrociano il blue”. Non è un caso che la copertina del disco ritragga Andrea Mastropietro su un terreno brullo, che è tabula rasa, che richiede lavoro e dedizione per tornare a essere fertile. Lo stesso lavoro e la stessa dedizione che il cantautore ha impiegato per cesellare ogni nota, per scegliere le parole con cura, per scandagliare interrogativi nell’animo e paure. Ne è una dimostrazione Oro, sulla cui stesura Mastropietro racconta: “Come si convive con questa realtà presente? Combattendola scavando una trincea e comprando un elmetto, oppure distaccandosi osservandola dall’alto, come si fosse un albero o una pianta, aderendo a tutta la sua saggezza vegetale? Una domanda che naturalmente non trova risposta, ma approda a una disperata consapevolezza finale”. Il cantato nella parte finale ricorda Federico Fiumani, con il quale negli anni ha condiviso il palco.
Cielo e sfacelo è un disco da meditazione, come certi vini, da ascoltare in poltrona e concentrati, senza fretta.
Infatti l’aspirazione a una vita meno programmata, più vicina al ritmo del proprio respiro, è il leit motiv di Io mi voglio perdere, brano dall’incedere sempre più incalzante, come a volersi liberare dal logorio della vita moderna e ricongiungersi con la natura, con la terra: “Dimenticare di lavorare ed esser schiavi/foglia diverrò/ tu cercami in mezzo ai prati/rami incrociano il blue”. Non è un caso che la copertina del disco ritragga Andrea Mastropietro su un terreno brullo, che è tabula rasa, che richiede lavoro e dedizione per tornare a essere fertile. Lo stesso lavoro e la stessa dedizione che il cantautore ha impiegato per cesellare ogni nota, per scegliere le parole con cura, per scandagliare interrogativi nell’animo e paure. Ne è una dimostrazione Oro, sulla cui stesura Mastropietro racconta: “Come si convive con questa realtà presente? Combattendola scavando una trincea e comprando un elmetto, oppure distaccandosi osservandola dall’alto, come si fosse un albero o una pianta, aderendo a tutta la sua saggezza vegetale? Una domanda che naturalmente non trova risposta, ma approda a una disperata consapevolezza finale”. Il cantato nella parte finale ricorda Federico Fiumani, con il quale negli anni ha condiviso il palco.
Cielo e sfacelo è un disco da meditazione, come certi vini, da ascoltare in poltrona e concentrati, senza fretta.