Federico Fiumani

Federico Fiumani Brindando coi demoni


2007, Coniglio Editore - 134 pagine, 13,50 Euro Musica | Biografie

di Claudio Mariani
Solo chi è un vero appassionato di musica sa che tale interesse non si ferma al mero ascolto o al collezionismo di supporti quali vinili e cd; la passione musicale invade un po’ tutti i campi, dalla moda, agli aspetti sociali, passando per l’impegno politico e per tutti quegli aspetti del way of life legati al rock.
In quest’ottica la letteratura “musicale” si inquadra perfettamente in un mercato di nicchia con potenzialità enormi, perché il vero appassionato non si accontenta di ascoltare, ma vuole anche “sapere”. Sapere come nasce una canzone, un disco, sapere quali sono i movimenti che alimentano una scena musicale, quali sono i rapporti tra le case discografiche, le etichette e gli artisti, sapere cosa fa, cosa pensa, da dove è venuto l’artista, e chi più ne ha più ne metta.
Ora, premesso che in tutto ciò c’è la vera anima della passione, quante volte ci siamo trovati a leggere biografie dei nostri artisti preferiti senza mai riuscire a “carpire” esattamente l’humus che ha alimentato la loro formazione e che li ha portati a comporre i “pezzi” della nostra vita? In effetti l’unico vero metodo è quello di affidarsi alle autobiografie, assai più rare, ma che necessitano della totale dedizione verso l’autore. Questo perché essere schietti è una caratteristica di poche persone, ed è difficile che ognuno, in un modo o nell’altro, buttando giù episodi della propria vita, non faccia delle aggiunte completamente inventate, che stravolga i fatti/ricordi o, cosa assai più facile, ometta situazioni imbarazzanti.
Questo lunghissimo preambolo per dire che l’autobiografia di Federico Fiumani, “Brindando coi demoni”, è quanto di più schietto e meno mediato si possa trovare nel settore. Aiutato dalla sua straordinaria attitudine punk, il leader incontrastato dei Diaframma ci sbatte di fronte ad un esercizio di contro-stile degno del do It Yourself. D’altronde ci avverte quasi subito, a pagina 25, con queste parole: “la mediazione culturale tra ciò che penso e ciò che scrivo in questo libro è veramente minima”. La particolarità del libro, che segue a poco tempo di distanza il suo primo, “Dov’eri tu nel ‘77”, sempre edito dalla Coniglio Editore, è la forma di diario, su cui il cantautore ci informa in un caleidoscopico alternarsi di citazioni, fatti e ricordi, dei suoi primi 47 anni di vita!
Il risultato è che è quasi impossibile staccare gli occhi dalle pagine e di divorare tutto, con la voglia di rileggerlo, una volta terminato. Certo, questo è un esercizio che richiede propedeuticamente la passione per la sua musica e magari per il personaggio stesso, ma nel caso delle biografie questa premessa è sempre necessaria. I sostantivi che emergono subito, dopo la lettura, sono quelli dell’umiltà, sincerità e immediatezza.
Il buon Federico parla di tanto: dalle sue passioni (prima che artista, secondo noi, è il primo degli appassionati), da una parte musicali, parlando del suo tanto amato punk del ’77, dei Television, dei Sex Pistols, per poi passare ai Beatles, al primo Ferretti, alla Stiff Records, e alla canzone d’autore, con De Andrè e Paolo Conte sempre in primo piano. E poi la letteratura, da Elsa Morante a Moravia a Parise, senza tralasciare personaggi del cinema, come Fellini. In mezzo a tutto ciò traccia confusamente le coordinate della scena musicale italiana, citando gustosissimi aneddoti sull’ambiente fiorentino e non degli anni Ottanta e anche dopo; e poi c’è il lato più personale, gli accenni alla sua infanzia, alla precoce morte di suo padre, al suo sentirsi inadeguato in tante situazioni, alla quotidianità, spesso solitaria e introversa. Grande attenzione anche ai suoi rapporti con le donne, già indagati e suggeriti nei brani dei Diaframma e nel bellissimo “Donne Mie”, uscito a suo nome più di un anno fa; e qui i nomi più ricorrenti sono Valentina, Chiara, Elisabetta. E poi c’è la parte più “sporca, cruda”, quella dove si mette in gioco completamente, parlando delle sue esperienze e preferenze sessuali, dei suoi problemi quotidiani (la puzza dei piedi, l’ospedale ecc.), delle sue “instabilità”. La parte che può interessare di più è quando entrano in gioco i personaggi fondamentali della storia dei Diaframma, come Sassolini, i fratelli Cicchi, Maroccolo, Piero Pelù, Vannini e Pirelli. Insomma, tutte gustosissime pietanze per gli affamati di notizie.+ E poi c’è la parte poetica, quella che emerge sempre dalle parole di Fiumani: se nel libro precedente e nelle sue raccolte di poesie il compito era consegnato a rime e parole, qua la poetica esce dalla vita vissuta, dagli aneddoti, dalla sporcizia, lasciando a una serie di bellissime citazioni (Paoli, Pazienza, ancora Fellini, Moravia, Morante, solo per elencarne alcuni), il compito di rendere ancora più particolare una narrazione “a scatti”.
Insomma, Fiumani si mette a nudo, e mai metafora fu più azzeccata; si spoglia di tutto ciò di cui ci si può spogliare e di questo noi gli dobbiamo essere grati. L’impressione è che sia uno che non vuole insegnare niente a nessuno, non se l’è mai sentita e mai lo vorrà fare, però, e non ce ne voglia, molto ci insegna, sui concetti di lealtà, amicizia, solitudine, amore e i sentimenti in genere. Ed emerge un personaggio che, assieme alle sue contraddizioni, vorrebbe crescere e non sa se davvero lo sta facendo. Ma noi da fuori siamo lì, a vederlo, a giudicarlo, sperando che continui, sempre e ancora di più, lungo la sua linea, e l’affermazione che “adesso mi piace vivere. Spero duri a lungo”, ci fan ben sperare.
E alla fine la voglia del lettore è quella di saperne di più, andare avanti, perché, citando lo stesso autore “quando un personaggio ti interessa … leggi tutto su di lui e non ne sai mai abbastanza. La tua sete è implacabile, puoi solo approfondire, nient’altro”.


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