Jama Intoiletteual And Poor
2012 - Autoprodotto
Cosa fare quando, ciò che fino a cinque minuti prima consideravi la tua vita, d’un tratto sembra ribellarsi a te in tutto? La vecchia band (gli Emmablu) va a rotoli e con lei le fatiche di anni di scrittura accurata, registrazioni e live; il lavoro, sudato e rispettato, è preda di persone senza scrupoli e gli affetti che si credevano più importanti si volatilizzano? E il tutto in una casa, e città, completamente nuova?
Bene, per Jama, l’arte esiste anche per questo. Si imbraccia di nuovo la fidata acustica, si prendono quattro brani più o meno conosciuti (Gently Tender dell’Incredible String Band; l’indovinata Warm Love di Van Morrison rallentata e morbida; May You Never del miglior John Martyn, ripreso anche da Clapton in Slowhand; e il tocco di classe di I Think I'll Call It Morning di Gil Scott Heron…) e se ne scrivono altrettanti (le belle Strenght e New Horizon; la gioiosa No Shelter, che nei live in trio ricorda i migliori Violent Femmes; il blues di You Have To Pay The Bill forse un po’ stanco), si va nel proprio studio, ormai abbandonato dalla band, e si prova e riprova qualcosa che possa lasciare il segno, magari imperfetto, di una rinascita. E si scopre che suonare sax/batteria/piano ora non serve, è la voce che chiede di uscire. Con timore, senza prepotenza e magari con qualche incertezza ma, lo strumento “VOCE”, da troppo non usato, diventa lentamente il nuovo strumento per esprimersi.
Il disco – autoprodotto, richiedibile e ascoltabile a questo link http://intoiletteualandpoor.bandcamp.com/album/intoiletteual-and-poor - è pieno di richiami alla beat generation ed ha una sana attitudine freak anni ’60 autentica come il personaggio. Ciò fa passare in secondo piano i piccoli difetti della registrazione e alcune parti vocali, soprattutto nei brani autografi, probabilmente non centrati ancora a dovere dal punto di vista interpretativo ai tempi della registrazione. Ciò che conquista, invece, è una naturalezza espressiva purissima; tutti quei piccoli orpelli e quelle decorazioni strumentali mai pesanti; la notevole ricchezza degli arrangiamenti vocali. Il tutto unito a una cura artigianale dei dettagli pur nella semplicità della confezione.
Visto dal vivo Jama oggi è irriconoscibile. Incredibilmente maturato vocalmente ti cattura con una voce leggera, straordinariamente mobile e naturale, sempre in precisa sintonia con il suo modo di suonare la chitarra. Ora gira con un trio, o un duo, che ho voglia di sentire per riassaporare le emozioni della prima volta che l’ho visto suonare dal vivo nella, orma sua, Castano Primo.
E allora il disco, a risentirlo oggi, è ancora qualcosa di ancora non compiuto ma necessario: un punto da cui ricominciare, solo apparentemente, da capo. E se passate dal “suo” canale Villoresi, lo stesso fotografato innevato in copertina, guardatevi intorno e aprite le orecchie, la magia della sua voce e della sua chitarra potrebbero essere lì ad aspettarvi con i suoi sogni e la infantile ottimistica certezza che, se come dice Gillo Dorfles "l'intelligenza non protegge da nulla”, forse però, in qualche modo, “l’amore vincerà sempre”.
Bene, per Jama, l’arte esiste anche per questo. Si imbraccia di nuovo la fidata acustica, si prendono quattro brani più o meno conosciuti (Gently Tender dell’Incredible String Band; l’indovinata Warm Love di Van Morrison rallentata e morbida; May You Never del miglior John Martyn, ripreso anche da Clapton in Slowhand; e il tocco di classe di I Think I'll Call It Morning di Gil Scott Heron…) e se ne scrivono altrettanti (le belle Strenght e New Horizon; la gioiosa No Shelter, che nei live in trio ricorda i migliori Violent Femmes; il blues di You Have To Pay The Bill forse un po’ stanco), si va nel proprio studio, ormai abbandonato dalla band, e si prova e riprova qualcosa che possa lasciare il segno, magari imperfetto, di una rinascita. E si scopre che suonare sax/batteria/piano ora non serve, è la voce che chiede di uscire. Con timore, senza prepotenza e magari con qualche incertezza ma, lo strumento “VOCE”, da troppo non usato, diventa lentamente il nuovo strumento per esprimersi.
Il disco – autoprodotto, richiedibile e ascoltabile a questo link http://intoiletteualandpoor.bandcamp.com/album/intoiletteual-and-poor - è pieno di richiami alla beat generation ed ha una sana attitudine freak anni ’60 autentica come il personaggio. Ciò fa passare in secondo piano i piccoli difetti della registrazione e alcune parti vocali, soprattutto nei brani autografi, probabilmente non centrati ancora a dovere dal punto di vista interpretativo ai tempi della registrazione. Ciò che conquista, invece, è una naturalezza espressiva purissima; tutti quei piccoli orpelli e quelle decorazioni strumentali mai pesanti; la notevole ricchezza degli arrangiamenti vocali. Il tutto unito a una cura artigianale dei dettagli pur nella semplicità della confezione.
Visto dal vivo Jama oggi è irriconoscibile. Incredibilmente maturato vocalmente ti cattura con una voce leggera, straordinariamente mobile e naturale, sempre in precisa sintonia con il suo modo di suonare la chitarra. Ora gira con un trio, o un duo, che ho voglia di sentire per riassaporare le emozioni della prima volta che l’ho visto suonare dal vivo nella, orma sua, Castano Primo.
E allora il disco, a risentirlo oggi, è ancora qualcosa di ancora non compiuto ma necessario: un punto da cui ricominciare, solo apparentemente, da capo. E se passate dal “suo” canale Villoresi, lo stesso fotografato innevato in copertina, guardatevi intorno e aprite le orecchie, la magia della sua voce e della sua chitarra potrebbero essere lì ad aspettarvi con i suoi sogni e la infantile ottimistica certezza che, se come dice Gillo Dorfles "l'intelligenza non protegge da nulla”, forse però, in qualche modo, “l’amore vincerà sempre”.