I`m Not A Blonde 11 (The Art of Being a Couple)
2026 - INRI
"Spesso pensiamo all'amore come a una somma - 1+1=2, una fusione che annulla i confini. In "11" quella somma diventa simbolo: 1+1=11, due individui completi che scelgono ogni giorno di camminare fianco a fianco. Non per fondersi, ma per sostenersi, per rispecchiarsi senza perdere forma".
E, se la matematica può diventare un'opinione, in amore, allora anche le I'm not a blonde hanno ragione, nel presentare 11(The Art of Being a Couple), il loro nuovo lavoro, sospeso tra presente e futuro, e nel dimostrare che lo strumento più umano che esista, la voce, può unirsi all'elettronica senza perdere nulla della sua vibrante umanità. Chiara Castello e Camilla Benedini, coppia in arte e in vita, imbastiscono, tra loro e con l'ascoltatore, un discorso complesso, ma limpido, su come impostare una relazione, senza perdere in unicità. E lo fanno con arrangiamenti accurati, che testimoniano una ricerca continua, fatta di ascolti contemporanei e di rispetto per i maestri del genere, ma anche di costante approfondimento delle infinite potenzialità della voce, come nel caso della funkeggiante Scegli Me, che vede la partecipazione di una figura di spicco della storia della canzone d'autore, Rachele Bastreghi dei Baustelle.
Proprio in questo caso, è importante sottolineare un altro aspetto caratteristico del progetto: la costante interazione tra due lingue, inglese e italiano, che recupera la grande tradizione electro degli anni Ottanta, incarnata da artisti come Garbo. Altro esempio, la provocatoria QUESTA LINGUA (scritta proprio in maiuscolo), che richiama le sperimentazioni di Battiato, mentre il testo recita: "E allora non facciamo questo disco in Italia Vorrei mettere in fila Qualche parola sensata Vorrei provare le cose Più semplicemente E invece no Guarda com'è difficile": un invito a "tirare fuori questa lingua", per non sentirci sempre la periferia dell'impero. Evidente è anche l'ammiccamento all'electro dance, ma arricchendola di contenuti profondi e spunti di riflessione, che fa del disco molto più di una serie di dance songs, ma piuttosto un tentativo riuscito di declinarle con testi intelligenti, e con ritornelli che richiamano la brit-wave, Depeche Mode su tutti, come in A Place to Call Home.
Ma non mancano nemmeno le atmosfere più astratte e sognanti, come nella splendida Circe, nella quale si avverte la voce magnetica, à la Nada, di Sarah Stride, e in cui si fa largo una melodia ariosa, oppure in The Island, momento ispirato e sognante, impreziosito da intarsi vocali sospesi e accompagnati da tastiere in volo. Un disco complesso e limpido, da ballare e da ascoltare.
E, se la matematica può diventare un'opinione, in amore, allora anche le I'm not a blonde hanno ragione, nel presentare 11(The Art of Being a Couple), il loro nuovo lavoro, sospeso tra presente e futuro, e nel dimostrare che lo strumento più umano che esista, la voce, può unirsi all'elettronica senza perdere nulla della sua vibrante umanità. Chiara Castello e Camilla Benedini, coppia in arte e in vita, imbastiscono, tra loro e con l'ascoltatore, un discorso complesso, ma limpido, su come impostare una relazione, senza perdere in unicità. E lo fanno con arrangiamenti accurati, che testimoniano una ricerca continua, fatta di ascolti contemporanei e di rispetto per i maestri del genere, ma anche di costante approfondimento delle infinite potenzialità della voce, come nel caso della funkeggiante Scegli Me, che vede la partecipazione di una figura di spicco della storia della canzone d'autore, Rachele Bastreghi dei Baustelle.
Proprio in questo caso, è importante sottolineare un altro aspetto caratteristico del progetto: la costante interazione tra due lingue, inglese e italiano, che recupera la grande tradizione electro degli anni Ottanta, incarnata da artisti come Garbo. Altro esempio, la provocatoria QUESTA LINGUA (scritta proprio in maiuscolo), che richiama le sperimentazioni di Battiato, mentre il testo recita: "E allora non facciamo questo disco in Italia Vorrei mettere in fila Qualche parola sensata Vorrei provare le cose Più semplicemente E invece no Guarda com'è difficile": un invito a "tirare fuori questa lingua", per non sentirci sempre la periferia dell'impero. Evidente è anche l'ammiccamento all'electro dance, ma arricchendola di contenuti profondi e spunti di riflessione, che fa del disco molto più di una serie di dance songs, ma piuttosto un tentativo riuscito di declinarle con testi intelligenti, e con ritornelli che richiamano la brit-wave, Depeche Mode su tutti, come in A Place to Call Home.
Ma non mancano nemmeno le atmosfere più astratte e sognanti, come nella splendida Circe, nella quale si avverte la voce magnetica, à la Nada, di Sarah Stride, e in cui si fa largo una melodia ariosa, oppure in The Island, momento ispirato e sognante, impreziosito da intarsi vocali sospesi e accompagnati da tastiere in volo. Un disco complesso e limpido, da ballare e da ascoltare.
