Texas Blues Voices<small></small>
Jazz Blues Black • Blues

Fabrizio Poggi Texas Blues Voices

2016 - Appaloosa Records / IRD

22/09/2016 di Marcello Matranga

#Fabrizio Poggi#Jazz Blues Black#Blues #Mike Zito #Mike Cross #Lavelle White #Joe Forlini #Carolyn Wonderland #Bobby Mack #Shelley King #Davide Miglio #Juri Meneghin

Venti album sono un percorso discografico ma anche umano che possono portare, in molti casi, ad una standardizzazione fatta di ripetizioni di un cliché ormai consolidato. Capita quando si trova una "formula" vincente. Ma non è questo il caso di Fabrizio Poggi che dopo aver rischiato di incamminarsi su questa strada, "svolta" dalla via sostanzialmente seguita per anni, per compiere un'operazione di grandissimo valore. Mi spiego. Fino ad oggi, in moltissimi casi, Fabrizio aveva composto i suoi dischi riempiendoli di ospiti che, nella maggior parte dei casi si mettevano al servizio della sua voce ed armonica. Questo è avvenuto tanto per i Chicken Mambo quanto per i dischi a nome del solo Poggi. Oggi invece Fabrizio sceglie la via, a mio avviso perfetta, di radunare uno stuolo di formidabili voci blues, con musicisti strepitosi, mettendo lui al loro servizio la sua armonica. Ed il risultato è semplicemente straordinario. Poggi porta a compimento il suo personale masterpièce  diventando parte integrante di una band (allargata) dedita a scorribande Blues come da tempo non capitava di sentire.  In tutto l'album Fabrizio non canta. Suona e, precedentemente, si è dedicato al concepimento di questo bellissimo disco. Ed è proprio il non cantare a rappresentare la carta vincente di questo Texas Blues Boogie.

Ho sempre pensato che Poggi avesse una voce adatta ad un versante Country, ma poco in linea con il Blues, e che questo fatto finisse con il penalizzare i suoi dischi precedenti dedicati a questo genere, levando loro una parte del loro valore finale. Non che fossero brutti dischi, (hey man! are u joking?) non mi si fraintenda, ma c'era qualcosa che finiva col lasciarmi sempre la  medesima sensazione poco sopra descritta. Oggi Poggi sbaraglia il campo con un disco pensato, voluto e costruito con intelligenza e sagacia, circondandosi da una serie di voci magnifiche. La partenza è affidata ad una grande versione di Nobody's Fault But Mine, scritta da Blind Willie Johnson, ed interpretata da Carolyn Wonderland, blues woman texana di razza che alza subito il tiro con una interpretazione splendida di un classico senza tempo. Walk On arriva dal songbook di Sonny Terry e Brownie McGhee. Alla voce una splendida Ruthie Foster che ci offre una versone solfurea del pezzo. Forty Days And Forty Nights è uno dei pezzi classici di Muddy Waters, in cui possiamo ascoltare Poggi in versione superlativa dare corpo ad un pezzo immortale che si avvale dell'interpretazione di Mike Zito, che con il Texas ha a che fare visto che vive ad Austin da un pezzo, ma che è originario del Missouri.

Rough Edges vede W.C.Clark, figura seminale nella scena blues di Austin, rendere omaggio a suo modo allo straordinario Stevie Ray Vaughan che fece pate della band formata da Clark agli inizi degli anni settanta, e della quale Stevie fece parte. E proprio questo pezzo fu inciso da Vaughan in un singolo uscito nel 1979 e divenuto rarissimo. Lavelle White giganteggia con una formidabile Mississippi, My Home, un lento Blues dove chitarre elettriche della Wonderland e di Bobby Mack si affiancano all'armonica struggente di Fabrizio per un pezza dall'andamento classico. Grandissima versione, tra le più belle di tutto l'album. Neighbor, Neighbor vede scendere in campo direttamente Bobby Mack in un pezzo del 1966 di Jimmy Hughes ripreso nel tempo da gente come Gregg Allman, Grateful Dead, Spencer Davis Group. Una vera gemma. Many In Body è un pezzo di Mike Cross interpretato dal suo autore, vede affiancarsi anche Radoslav Lorkovic al pianoforte, musicista ben noto nel nostro paese con trascorsi che vanno da Dave Moore a Charlie Cinelli. Bello il pezzo che sa di Gospel che si apre al solo di Fabrizio all'armonica. 

Di fronte a Welcome Home, interpretata da Shelley King, si torna a livelli di eccellenza assoluta. Intanto il personaggio, una signora che ha trascorsi con Levon Helm, un'album inciso nel 2009 con John Magnie, Tim Cook e Steve Amedée (The Subdudes), ed intitolato Welcome Home. La sua suadente interpretazione del sopra citato pezzo è uno dei momenti più belli di tutto il disco. La voce roca ed intrigant della nostra fornisce l'alibi per lo scatenarsi dell'armonica di Poggi e le chitarre della Wonderland e di Joe Forlini. Formidabile. Wishing Well vede nuovamente esibirsi Mike Cross in un pezzo scritto dallo stesso insieme a Joe Forlini in un pezzo dall'incedere molto classico. Notevole il passo finale affidato ad una scarna Run On interpretata da Guy Forsith che si esibisce alla National Reso-Phonic accompagnandosi al solo Fabrizio in un Blues d'altri tempi. 

Cala il sipario, ma prima, ci par doveroso citare l'ottima confezione digipak, impreziosita dallo splendido booklet interno che reca le foto ed il lavoro grafico fatto da Juri Meneghin e Davide Miglio che hanno contribuito a rendere questo disco di Fabrizio Poggi e dei suoi amici texani, una delle uscite più avvincenti e riuscite di quest'anno. Facile pensare farà un figurone nelle playlist di fine anno di molti dei nostri  lettori ... e non solo.


Track List

  • Nobody`s Fault But Mine - Carolyn Wonderland
  • Walk On - Ruthie Foster
  • Forty Days And Forty Nights - Mike Zito
  • Rough Edges - W.C.Clark
  • Mississippi, My Home - Lavelle White
  • Neighbor Neighbor - Bobby Mack
  • Many In Body - Mike Cross
  • Welcome Home - Shelley King
  • Wishin` Well - Mike Cross
  • Run On - Guy Forsyth

Articoli Collegati

Fabrizio Poggi

For You

Recensione di Mauro Musicco

Fabrizio Poggi

Il soffio della libertà

Recensione di Claudio Giuliani

Fabrizio Poggi

Harpway 61

Recensione di Andrea Furlan