Evocante Tempi moderni
2026 - Dialettica Label/Tunecore/La Stanza Nascosta Records
Tempi moderni si colloca in un percorso che scivola attraverso schemi di ricerca, prendendo direzioni che oscillano tra la sperimentazione sonora e la narrazione della nostra epoca, decaduta e smarrita. Vincenzo Greco ci ha abituati a superare la barriera della formula canzone, andando a reinventare quel modo di intendere i propri album come fossero trame di una visione concettuale.
Pare un mondo capovolto: Hey tu invita senza mezzi termini a varcarne la soglia, per venire risucchiati in un puzzle scomposto di suoni che si incastrano in un insieme di parole taglienti, tanto dirette da apparire senza redenzione; pensiamo a Edgar Froese, ma anche a certi dischi dimenticati di Peter Gordon.
Il discorso si fa arduo quando l'ispirazione si fa cronaca, come accade nel caso di Scarpette rosse o Vittime carnefici; questa è la netta differenza che si coglie nella volontà di chi si muove per modellare forme di arte utilizzando la denuncia sociale, senza curarsi troppo di apparire ruffiano o scontato. Alza livello ci immerge nell'elettronica che tanto ci piaceva: quella dei Telaio Magnetico di Battiato e degli Area.
Quello di Evocante è un viaggio tra le sperimentazioni degli anni '70, le suggestioni di collettivi come i Disciplinatha o i Beau Geste, sino ad autori come Faust'o o Garbo. Ovviamente resta centrale l'ispirazione primaria, che resta sempre quella per Franco Battiato.
Tempi moderni si muove nel solco del non apparente; del resto, ci vuole molto coraggio a rileggere una delle composizioni più dolenti di Fabrizio De Andrè e a incastrarla, asciutta e vigorosa, in un contesto altrettanto fosco.
C'è tanta maturità in questo lavoro, e tanta volontà di andare verso uno spazio inesplorato, eppure già sognato tra le pieghe di mille ispirazioni.
Pare un mondo capovolto: Hey tu invita senza mezzi termini a varcarne la soglia, per venire risucchiati in un puzzle scomposto di suoni che si incastrano in un insieme di parole taglienti, tanto dirette da apparire senza redenzione; pensiamo a Edgar Froese, ma anche a certi dischi dimenticati di Peter Gordon.
Il discorso si fa arduo quando l'ispirazione si fa cronaca, come accade nel caso di Scarpette rosse o Vittime carnefici; questa è la netta differenza che si coglie nella volontà di chi si muove per modellare forme di arte utilizzando la denuncia sociale, senza curarsi troppo di apparire ruffiano o scontato. Alza livello ci immerge nell'elettronica che tanto ci piaceva: quella dei Telaio Magnetico di Battiato e degli Area.
Quello di Evocante è un viaggio tra le sperimentazioni degli anni '70, le suggestioni di collettivi come i Disciplinatha o i Beau Geste, sino ad autori come Faust'o o Garbo. Ovviamente resta centrale l'ispirazione primaria, che resta sempre quella per Franco Battiato.
Tempi moderni si muove nel solco del non apparente; del resto, ci vuole molto coraggio a rileggere una delle composizioni più dolenti di Fabrizio De Andrè e a incastrarla, asciutta e vigorosa, in un contesto altrettanto fosco.
C'è tanta maturità in questo lavoro, e tanta volontà di andare verso uno spazio inesplorato, eppure già sognato tra le pieghe di mille ispirazioni.
