Resurrection<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

Daniele Pozzovio Trio

Resurrection

2016 - Philology / IRD
17/11/2016 - di
Gli anni successivi all’esordio discografico di Stand Up …One More Time (2010), in collaborazione con il grande Ares Tavolazzi, hanno portato il pianista romano Daniele Pozzovio  in una dimensione sempre più matura grazie alle tante e costruttive esperienze professionali  del circuito jazz  e ai tanti viaggi che lo hanno ispirato dal punto di vista compositivo.

Il nuovo album in trio si intitola Resurrection ed è il sogno che finalmente si fa realtà, il frutto tanto atteso dopo diversi anni di lavoro; Daniele Pozzovio al piano è ovviamente il protagonista del disco ma due veterani dello strumento come l’abruzzese Luca Bulgarelli al contrabbasso, che ha collaborato con tutti i migliori nomi del panorama  jazz italiano, e il versatilissimo, televisivamente noto salernitano Amedeo Ariano alla batteria, hanno sicuramente dato il loro importante contributo.

Resurrection è quel tipo di album  che prende spessore se lo si ascolta calandosi totalmente nella sua musica, ripetendo gli ascolti, facendo emergere  così la parte più intima, romantica, autentica, un po’ nell’ottica artistica dell’autore stesso.  Il  Pozzovio  Trio evidenzia  legami naturali col jazz classico ma al tempo stesso mostra anche distanze, contrapposizioni. Difatti  Resurrection , uscito per la prestigiosa Philology, sembra miscelare più elementi musicali e culturali, abbracciare con la stessa eleganza influenze europee, americane e mediterranee, un formato musicale dove la melodia (di varia estrazione) riesce a mostrare un’anima reale, uno spirito guida permeato da capacità espressive e spiccata sensibilità.  Detto questo il lavoro, pur non presentando grandi novità musicali, esprime una personalità stilistica e compositiva di indubbio valore, sviluppando un introspettivo jazz moderno, suonato con la classe del veterano e dotato di nobile, raffinato  gusto musicale.

Ma andiamo all’ascolto. Prima di tutto si nota una registrazione audio ottimale ma ovviamente, visti gli standard ambiziosi della casa discografica, non è una sorpresa. L’inizio del disco sembra esaltare maggiormente la parte latina di Pozzovio, dove la suadente e dominante melodia della title track sembra portarci sui sentieri della musica colta, mirando ad una “rinascita romantica” d’altri tempi. Ma come spesso succede è l’equilibrio che fa la differenza e in questo la perfetta dualità stilistica del pezzo successivo si erge a paradigma d’eccellenza; infatti non si può non rimanere incantati dai territori multicolore e jazzati su cui sorge la splendida Tell me I’m blind, gemma assoluta del disco, fresca, soffice, come neve appena caduta, avvolta in passaggi musicali talmente belli e stilisticamente impeccabili da far congiungere idealmente il trio classico americano (vedi Bill Evans, Scott LaFaro e Paul Motian) con quello di derivazione più classica ed europea (vedi Keith Jarrett).  Riferimenti esagerati? Assolutamente no, pezzo bellissimo da ascoltare all’infinito e che già da solo vale il prezzo dell’album.

Ovviamente è quasi impossibile pensare di mantenere standard qualitativi così alti ma anche il resto del disco rimane meritevole soprattutto quando  People talk to much…always riporta il sound classico-formale del be bop a livelli ottimali grazie ai ritmi sostenuti e alle variabili strumentali.  Improvvisazione jazz e talento melodico caratterizzano ancora (anche se in modo meno coinvolgente) Attitudini fenomenali  e The night before  mentre Impro  e la marcia sincopata di Blue de Paris variano modi e temi in modo salutare. Un semplice testo e una semplice melodia cullano la sincera elegia finale di Song for my mother , vera sorpresa del disco, pezzo cantato da Vanda Rapisardi con i testi curati dalla moglie.

Nel complesso Resurrection può forse sembrare un po` discontinuo ma ha il pregio non comune di saper abbinare contemporaneamente piacevole maestria jazz,  spirito romantico e un’anima vibrante che permea costantemente tutto il lavoro. Daniele Pozzovio ci dona una parte di se, un’opera desiderata da tanto tempo capace di trasmettere una sorta di irrequieta ricchezza spirituale, da regalare al mondo, dotata di quell’urgenza creativa che raramente tradisce le caratteristiche primarie dell’arte vera e della bellezza più limpida.

In never ending sunshine, in never ending sunshine,  in never ending sunshine, in never ending sunshine”  (le parole conclusive di Song for my mother).

Track List

  • Resurrection
  • Tell me I’m blind
  • Attitudini fenomenali
  • Impro
  • Blue de Paris
  • The night before
  • People talk too much…always
  • Song for my mother