My Favourite Faded Fantasy<small></small>
Rock Internazionale − Songwriting − folk, pop, alternative

Damien Rice

My Favourite Faded Fantasy

2014 - Atlantic
04/11/2014 - di
Sono passati quarantun anni dalla nascita del cantautore irlandese Damien Rice, dodici dall’uscita del suo primo, fulminante disco, quell’O che lo catapultò nello star system musicale mondiale (e da cui Rice ha tentato a più riprese di fuggire), e otto dall’ultimo lavoro in studio, 9. In questo caso, le cifre dicono molto: raccontano la storia di un ragazzo diventato adulto in mezzo alle turbolenze di una vita molto simile a quella di tanti suoi coetanei, e che ora, superata l’età in cui un uomo smette di essere considerato “giovane”, ma non può ancora tirare le somme della sua esistenza, cerca una cifra espressiva per comunicare le proprie esitazioni, le malinconie e le speranze.

La madre Irlanda, con le sue brume, il tempo cangiante, l’acqua a modellare cieli, paesaggi, uomini e cose, la musica a dominare tutto, fa il resto: e così, complice un’indole meditativa e nostalgica, Rice si mette in sintonia con il lato più complesso, sensibile, della propria faded fantasy, ed elabora, nel corso di otto, lunghi anni, una serie di ritratti di uomo, alle prese non solo con l’amore (materia che, nella scrittura di Rice, diventa altamente infiammabile, in equilibrio fra il rischio del languore e la ricerca della schiettezza, complice anche la fine della tormentata love story con la compagna e musa Lisa Hannigan), ma anche con le riflessioni sull’esistenza, sui valori e sulla forza delle scelte. Nascono così le dieci tracce di My favourite faded fantasy, ricercato e complesso disco, fino dall’allitterazione del titolo e dall’artwork minimalista.

Per rivestire di suoni la propria tavolozza, questa volta Rice si è rivolto a Rick Rubin, il produttore statunitense famoso per aver lavorato a una parte di No line on the Horizon degli U2, che ha trasformato alcune ballate nate voce e chitarra, nello stile intimistico e vincente dei maggiori successi di Rice, in brani complessi, ricchi di strumenti e di sfumature, con la voce – sospiro del cantautore, che sorprendentemente è messa in evidenza proprio mentre sembra scomparire fino al sussurro, nel solco di Elliott Smith o Jeff Buckley. E’ il caso degli oltre nove minuti della canzone – manifesto It takes a lot to know a man, che, nella coda orchestrale, fa respirare un’atmosfera inquietante, corrosiva, efficace sottolineatura di versi come  It takes a lot to know a man / it takes a lot to under stand / the warrior, the sage / the little boy enraged…; dell’inedito uso del falsetto, doppiato dai cori, nella title track; oppure degli otto minuti della conclusiva Trusty and true, invito, saluto, viatico, celebrazione di un’anima instabile e umbratile, ma impregnata di energia e di speranza:  ai versi But we can`t take back / What is done, what is past. / So, fellas: lay down / Your spears  / `Cause we can`t take back / What is done, what is past / So let us start from here,  segue un momento corale, un inno all’ascolto e a proseguire il cammino: Come along! / Come with fear / Come with love / Come however you are / Just come...

Damien, sei uomo. Il cammino prosegue. Just come…

Track List

  • Camarillas (bonus track)
  • Colour Me In
  • I Don`t Want To Change You
  • It Takes A Lot To Know A Man
  • Long Long Way
  • Mustard Seeds
  • My Favourite Faded Fantasy
  • The Box
  • The Greatest Bastard
  • Trusty and True

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