Carolina Bubbico Il dono dell`ubiquità
2020 - SUN VILLAGE RECORDS 2020 / PUGLIA SOUNDS RECORDS / I.R.D. Distribution
La cantante, pianista, arrangiatrice e direttrice d’orchestra salentina Carolina Bubbico con Il dono dell’ubiquità arriva al suo terzo album di inediti, un interessante crogiuolo di pop, jazz e world music, dopo Controvento (2013) e Una donna (2015).
L’essere un’artista completa le ha permesso di gestire in prima persona la realizzazione, coordinando i contributi dei diversi artisti coinvolti nel progetto, come Baba Sissoko, delle volte registrati a distanza. Ascoltando il disco però questa distanza, fisica o geografica che sia, sembra annullarsi.
Voyage, con il già citato Baba Sissoko e Rachele Andrioli, mescola Francese e Bambara, il vento del Salento e il calore dell’Africa per creare un legame fortissimo tra tutti i popoli, un inno ai viaggi (che ora ci sembrano una chimera, ma torneranno), alla reciproca conoscenza e al non aver paura. Ma dal Mali si va a Lecce, per raccontare una storia di un amore soavemente ribelle. In Santa Croce Liberata, con Redi Hasa, la voce di Carolina ha la morbidezza del velluto, mentre si intreccia con piano e violoncello, come se ogni giro di note potesse unire sempre più i protagonisti della storia.
Sensuali come quelle create da Norah Jones, le atmosfere di parte del disco sono perfettamente rappresentate da un brano come Beverly Hills, scritto da Cristiana Verardo e impreziosito dal duetto con Michael Mayo. Oltre alla superba malinconia, non mancano pezzi come Bimba, Hey Mama e Baby che hanno un groove irresistibile che regge storie che viaggiano tra il passato e il presente.
Con Il dono dell’ubiquità, Carolina Bubbico mostra, a dispetto dell’indecisione raccontata nella title – track, di aver deciso benissimo che direzione prendere. Quella di regalarci brani intensi ma non smielati, ben suonati e arrangiati, in cui si amalgamano suoni e voci vicini e lontani.
L’essere un’artista completa le ha permesso di gestire in prima persona la realizzazione, coordinando i contributi dei diversi artisti coinvolti nel progetto, come Baba Sissoko, delle volte registrati a distanza. Ascoltando il disco però questa distanza, fisica o geografica che sia, sembra annullarsi.
Voyage, con il già citato Baba Sissoko e Rachele Andrioli, mescola Francese e Bambara, il vento del Salento e il calore dell’Africa per creare un legame fortissimo tra tutti i popoli, un inno ai viaggi (che ora ci sembrano una chimera, ma torneranno), alla reciproca conoscenza e al non aver paura. Ma dal Mali si va a Lecce, per raccontare una storia di un amore soavemente ribelle. In Santa Croce Liberata, con Redi Hasa, la voce di Carolina ha la morbidezza del velluto, mentre si intreccia con piano e violoncello, come se ogni giro di note potesse unire sempre più i protagonisti della storia.
Sensuali come quelle create da Norah Jones, le atmosfere di parte del disco sono perfettamente rappresentate da un brano come Beverly Hills, scritto da Cristiana Verardo e impreziosito dal duetto con Michael Mayo. Oltre alla superba malinconia, non mancano pezzi come Bimba, Hey Mama e Baby che hanno un groove irresistibile che regge storie che viaggiano tra il passato e il presente.
Con Il dono dell’ubiquità, Carolina Bubbico mostra, a dispetto dell’indecisione raccontata nella title – track, di aver deciso benissimo che direzione prendere. Quella di regalarci brani intensi ma non smielati, ben suonati e arrangiati, in cui si amalgamano suoni e voci vicini e lontani.
