Non-Secure Connection<small></small>
Rock Internazionale • Pop

Bruce Hornsby Non-Secure Connection

2020 - Zappo Productions

26/08/2020 di Pietro Cozzi

#Bruce Hornsby#Rock Internazionale#Pop #Bruce Hornsby #Bon Iver #Rob Moose #James Mercer #Jamila Woods #Vernon Reid #Leon Russell #AOR #adult-oriented rock #Spike Lee



Di sicuro Bruce Hornsby pecca di umiltà quando sostiene che il suo lavoro, in 34 anni di carriera, “non ha mai fatto parte di nessuno dei trend che ha definito le diverse 'ere' della musica”, perché è difficile negare l'impatto che ebbero, nelle vicende del pop, un disco come The Way It Is (1986) e le sue sofisticate hit piano-oriented. È vero però che il pianista e compositore della Virginia si diletta, da un po' di tempo a questa parte, con un'atipicità e una complessità fuori da qualunque schema, lontanissime da quel mainstream dove il nostro aveva dimostrato di sapersi muovere agilmente. La svolta l'ha data la collaborazione con Spike Lee, per il quale Hornsby ha scritto, completamente o in parte, una decina di colonne sonore: come nel precedente disco Absolute Zero (2019), anche in Non-Secure Connection diverse tracce nascono infatti dalla rielaborazione di spunti musicali non utilizzati nei film dal regista e trasformati poi in vere e proprie canzoni. Un approccio cinematografico che si svela fin dall'epico attacco di Cleopatra Drones, esordio del nuovo lavoro. Per dare forma al progetto, Hornsby si è avvalso della collaborazione di un team di produttori e musicisti tra i più disparati, da James Mercer dei The Shins and Broken Bells alla cantante e poetessa Jamila Woods, da Justin Vernon, leader dei Bon Iver, alla rutilante chitarra di Vernon Reid, fino a Leon Russell, grazie al recupero di un demo che i due registrarono più di 25 anni fa.

Non-Secure Connection si muove nell'ambito dell'adult-oriented rock e mostra subito il suo volto di musica programmaticamente matura e di non facile fruizione, quasi completamente priva di “ganci” melodici e di un riconoscibile assetto sonoro-strumentale che possa guidare l'ascoltatore. Le dieci tracce mescolano pop, prog rock ed elettronica, allusioni alla musica classica contemporanea e alla black music di maggior successo, arrangiamenti orchestrali e campionamenti dalle fonti più diverse, in un ambizioso mosaico che spesso richiama, nell'interpretazione, lo stile di Peter Gabriel. Diversi brani sembrano addirittura proporre una sorta di teatro musicale in cui al cantato subentra il recitativo, che si snoda tra dissonanze e umori contrastati: è il caso della title track, diario della meschina vita di un hacker, di Shit's Crazy Out Here, che starebbe benissimo tra le pagine più cariche di spleen del pinkfloydiano The Wall, e di Porn Hour, dove il picchiettare nervoso e freddo del piano è compensato dalla maestosa progressione orchestrale del ritornello, potenziata dai fiati. Tra ladri di identità via web e sesso on line, l'ironico ma cupo pessimismo sul mondo di Internet è uno temi più ricorrenti del disco, che è ricco di efficaci scorci sulle diverse fragilità del mondo contemporaneo. Ed è difficile non concordare con Hornsby che in Porn Hour relativizza le “magnifiche sorti e progressive” della rete: “Internet’s capacity compounding since it was born/ Boundless in veracity but in truth it’s mostly porn....”. Anche Time, The Thief e The Rat King condividono in parte questa dimensione più vicina al racconto musicale che alla forma canzone vera e propria.

Per paradosso il disco offre però i suoi episodi migliori là dove riemerge l'Hornsby di un tempo, e la sua finezza nel forgiare pezzi di straordinaria leggerezza ed eleganza, o anche negli episodi più dichiaratamente di genere come Anything Can Happen, trascinante e irresistibile duetto soul-funk con lo scomparso Leon Russell, che qui viene ripescato e proposto in versione deluxe. My Resolve, cantata insieme a James Mercer, è forse il picco di Non-Secure Connection, una gemma che risplende al pari delle cose migliori del Bruce Hornsby anni Ottanta, pompata a dovere da un riff killer degli archi e da una chitarra in perfetto stile The Edge. La successiva Bright Star Cast funkeggia che è un piacere, sostenuta da un groove che strizza l'occhio alla musica da classifica contemporanea, e ha il solo difetto di non sciogliere abbastanza le briglie alla chitarra del grande Vernon Reid, che resta un po' confinata nel background. Sembra insomma che basti mollare un po' la presa per far decollare il tutto, ma la contraddizione tra una dimensione più seriosa e impegnata e un'altra più leggera non si scioglie, dando la sensazione di un lavoro che difetta di omogeneità. Hornsby del resto ci aveva avvertito: non faccio parte di nessun trend. E forse anche questa discrepanza è il segno di una coerenza più profonda.

 

 

 

Track List

  • Cleopatra Drones
  • Time, The Thief
  • Non-Secure Connection
  • The Rat King (featuring Rob Moose)
  • My Resolve (featuring James Mercer)
  • Bright Star Cast (featuring Jamila Woods and Vernon Reid)
  • Shit’s Crazy Out Here
  • Anything Can Happen (featuring Leon Russell)
  • Porn Hour
  • No Limits