The illusion of permanence<small></small>
Rock Internazionale • Songwriting

Bocephus King The illusion of permanence

2015 - Appaloosa / IRD

26/03/2015 di Laura Bianchi

#Bocephus King#Rock Internazionale#Songwriting #World

Cosa direbbe George Harrison, se tornasse in questo mondo alla deriva? Quali poesie in musica comporrebbe, per raccontare il suo bisogno di spiritualità, la sua profonda ricerca di un senso, la tenace passione per valori essenziali e profondi? Per chi si sente orfano di voci come la sua, o per chi ama ancora Yusuf Islam, e si emoziona con Donovan,

The Illusion of Permanence di Bocephus King è il disco perfetto, per ritrovare, in mistico equilibrio, una serie di brani che offrono un punto di vista alto sulla vita e sul tempo.

James Perry, canadese giramondo, da sempre sperimentatore di armonie e ricercatore di suoni, appassionato cultore dell’amicizia, sopra e sotto il palco, e aperto a continue collaborazioni e contaminazioni, fa registrare, con il suo ultimo lavoro, registrato fra il Canada e l’Iran, passando dallo Yorkshire e dall’Italia, un ulteriore passo avanti nel proprio percorso artistico e umano.

Coadiuvato dalla sua Orchestra Familia, che fin dal nome evoca un’intima accolita di musicisti amici, Ali Razmi, Hamin Honari e Owen B. Connell, a cui si aggiungono il virtuoso violinista Fulvio Renzi e gli antichi compagni di concerti Charlie Hase, Wynston Minckler, Bocephus sfodera una serie di composizioni originali, eppure fedeli alla migliore tradizione del songwriting, con un occhio di riguardo per Dylan, ma senza dimenticare gli altri maestri, dai già citati Harrison e Cat Stevens fino al connazionale Cohen.

Violini, pedal steel, percussioni mediorientali, setar persiano arricchiscono di sonorità esotiche e quasi ascetiche le liriche visionarie e incisive, che documentano i quarant’anni del musicista dedito all’esplorazione interiore e all’eliminazione progressiva di quanto, in questo mondo alla deriva, causa squilibrio, tensione, infelicità. Un concept album sul senso dell’esistenza, si direbbe; e l’ascoltatore italiano, ringraziando per la puntuali ed efficaci traduzioni presenti nel libretto, può gustare meglio perle di saggezza umile, come “But only music moves like a hummingbird” (Hummingbird, una delle tracce più orientaleggianti e ispirate dell’album), oppure “And don’t forget that miracles, are just tiny little things”(un Derivative blues con la voce in bella evidenza), o ancora “I will meet her on the judgement day and we’ll be oh n that beautiful city”, nello spiritual minimalista Twelve gates.

Se Bocephus sta cercando di vedere the light that has lighted the world, è tanto generoso da renderci partecipi della sua esperienza e da permetterci di compiere un pezzo di strada con lui.

Track List

  • Roadside shrine
  • Oh She Glows
  • Hummingbird
  • Peace Pipe
  • Twelve gates
  • No cure for fools
  • Derivative blues
  • Arcturian wedding dance
  • Hail and rain
  • The Redeemer
  • The light that has lighted the world

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