Big Special National Average
2025 - So Recordings
#Big Special #Rock Internazionale#Alternative #Big Special #Birmingham
Il duo di Birmingham, Big Special, rivelazione britannica dello scorso anno, torna con il sophomore National Average. Un disco che al primo ascolto ricorda molto i connazionali Yard Act, soprattutto quelli dell’ultimo Where’s My Utopia?. I Big Special sono forse più arrabbiati, più punk e meno melodici, provengono dalle West Midlands e non potrebbe esser diversamente.
Nel complesso National Average offre un’esperienza piuttosto piacevole, si snoda attraverso un mix di idee molto buone e altre con qualche sfumatura da migliorare. La tracklist presenta un tono coerente per la maggior parte dei brani con qualche capatina fuori dai suoi schemi; i Big Special sono bravi nel mantenere il sound dinamico, interessante, mai noioso, intelligente, dark, a tratti poetico, rumoroso, pungente, i testi, spesso sarcastici, commentano i mali della società e l’esistenza umana; anche la voce appassionata del frontman Joe Hicklin si colloca brillantemente a metà tra il predicatore e il borbottio incazzato da pub e sigilla quest’opera come seguito estremamente valido.
Il disco riprende la formula del primo disco, Postindustrial Hometown Blues (2024), ampliandola e migliorandola dove possibile, amplificando la complessità delle idee, la durezza nelle sonorità. Una delle qualità migliori riconoscibili nelle composizioni Big Special è la fluidità con cui intrecciano contenuti divertenti ad altri seri, e questo li mette nelle condizioni di lasciar l’ascoltatore nel dubbio.
Nel mondo contemporaneo band come loro sembrano essere assolutamente necessarie: il background da working class hero, tinteggiato di sporcizia e gloria, annuncia attraverso queste canzoni il logorio del capitalismo.
Nel complesso National Average offre un’esperienza piuttosto piacevole, si snoda attraverso un mix di idee molto buone e altre con qualche sfumatura da migliorare. La tracklist presenta un tono coerente per la maggior parte dei brani con qualche capatina fuori dai suoi schemi; i Big Special sono bravi nel mantenere il sound dinamico, interessante, mai noioso, intelligente, dark, a tratti poetico, rumoroso, pungente, i testi, spesso sarcastici, commentano i mali della società e l’esistenza umana; anche la voce appassionata del frontman Joe Hicklin si colloca brillantemente a metà tra il predicatore e il borbottio incazzato da pub e sigilla quest’opera come seguito estremamente valido.
Il disco riprende la formula del primo disco, Postindustrial Hometown Blues (2024), ampliandola e migliorandola dove possibile, amplificando la complessità delle idee, la durezza nelle sonorità. Una delle qualità migliori riconoscibili nelle composizioni Big Special è la fluidità con cui intrecciano contenuti divertenti ad altri seri, e questo li mette nelle condizioni di lasciar l’ascoltatore nel dubbio.
Nel mondo contemporaneo band come loro sembrano essere assolutamente necessarie: il background da working class hero, tinteggiato di sporcizia e gloria, annuncia attraverso queste canzoni il logorio del capitalismo.