Sea changes<small></small>
• Cantautore, Alternativo

Beck Sea changes

2002 - UNIVERSAL

26/01/2003 di Christian Verzeletti

#Beck #Cantautore

Entrare nei dischi di Beck è come bere un frullato: il gusto che rimane in gola chiede sempre di indovinare quali siano i frutti che sono stati mescolati nella bevanda. D´altronde il sig. Hansen ha sempre amato nascondersi, per non rimanere preda di alcun tipo di categoria e per dare libero sfogo alla sua fantasia creativa.
"Sea changes" esce con quattro tipi di copertine diverse nei colori e prosegue quel gioco di alternanze tra un disco di stampo acustico e uno di pop bizzarro.
Si può discutere all´infinito sull´originalità del suono di Beck, fatto sta che questo scapestrato cantautore/manipolatore ha raggiunto uno status che gli permette di essere considerato cool, qualunque veste sonora scelga di indossare.
Per questo disco sceglie una manciata di ballate acustiche giocate tutte sulla lontanaza degli arrangiamenti e sugli aumenti portati dagli archi: un´inversione di rotta se si risale al precedente "Midnite vultures" o a "Odelay", ma neanche tanto se si pensa a "Mutations".
Di fondo Beck ha sempre un approccio molto snob che conferisce toni disincantati alle ballate e effetti scanzonati ai pezzi più pop. Curioso poi come un artista così retrò finisca per essere considerato tanto moderno, qualcosa vorrà dire.
In ogni caso i suoi dischi hanno un lavoro di fondo che è molto più ampio e ricercato di quanto faccia pensare la sua apparente leggerezza.
Prendete "Sea changes": sembrerebbe un album che non è costato molta fatica, fatto com´è di ballate a metà tra Nick Drake e il Kurt Cobain più acustico, invece le canzoni rivelano una continua rielaborazione in studio. Tutti gli strumenti impiegati creano atmosfere rarefatte e sofferenti, raggiunte con una perfezione quasi maniacale: “All in your mind”, “Little one” e "Lonesome tears" riprendono rispettivamente Nick Drake e l´unplugged dei Nirvana, ma non c´è traccia di imperfezioni, di fruscii, di alcun tipo di precarietà.
Alla lunga "Sea changes" lascia qualche dubbio quando i suoi toni crepuscolari si gonfiano, si fanno troppo drammatici, al limite della retorica: ciò è evidente in “Sunday sun” e in “Little one” con gli archi e le tastiere che prendono il sopravvento rivestendo i brani di una patina laccata.
Quasi per effetto della legge del contrappasso, questa volta Beck soffre proprio per causa di quei lustrini, di quei suoni aggiunti che lo avevano reso tanto moderno e addirittura psichedelico (?).
Niente di grave, “Sea changes” si ascolta comunque volentieri, ma non vorremmo mai che gli dei avessero cominciato a voltare le spalle a Beck.


Discografia:

STEREOPATHETIC SOULMANURE - 1994, Gusto Productions/Flipside
MELLOW GOLD - 1994, DGC/Bong Load Custom Records
ONE FOOT IN THE GRAVE - 1994, K Records
ODELAY - 1996, DGC/Bong Load Custom Records
MUTATIONS - 1998, DGC/Bong Load Custom Records
MIDNITE VULTURES - 1999, DGC
SEA CHANGES - 2002, Universal

Track List

  • The golden age|
  • Paper Tiger|
  • Guess I´m doing fine|
  • Lonesome tears|
  • Lost cause|
  • Nothing I haven´t seen|
  • All in your mind|
  • Round the bend|
  • Already dead|
  • Sunday sun|
  • Little one|
  • Side of the road

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