Angel Olsen Big Time
2022 - Jagjaguwar
Nuovo album per Angel Olsen, il sesto della sua carriera, registrato e mixato in California con il co-produttore Jonathan Wilson (che suona in queste canzoni batteria, chitarra, Mellotron, percussioni e talora zither/cetra da tavolo, basso, contrabbasso, mandolino e harmonium). Il disco conduce in una dimensione accogliente, in cui anche il dolore diventa consapevolezza di doverlo lasciare andare e liberarsi dei sogni ormai scomparsi e in cui Olsen conferma una volta in più di saper entrare nelle nostre case raccontandosi con semplicità, come se fossimo amici e familiari con cui confidarsi, nonostante lo splendore sempre più netto della sua classe e del suo spessore artistico.
Questo album d’altronde è frutto di un periodo singolare per l’artista: è riuscita infatti finalmente ad accettare sé stessa e a fare coming out, dichiarandosi queer, ma, proprio pochi giorni dopo essersi liberata di un peso, riuscendo a parlarne con i genitori (che l’avevano adottata a tre anni, ma presa in affido poco dopo la sua nascita), li ha persi entrambi a breve distanza. Le emozioni vissute sono messe a nudo, tra ricordi, sogno e realtà, anche nel film di circa mezz'ora che ha lanciato il lavoro e lo accompagna. Insomma, lutto e amore, sofferenza e gioia si alternano in queste canzoni, ma questi stati d’animo sono osservati in qualche modo con la superiore serenità della maturità e di un maggiore equilibrio interiore difficilmente conquistato. Anche per un addio in un amore si è ormai imparato a ringraziare per i momenti felici e ad andare avanti, superando la fase dei sensi di colpa, ma di contro non manca neanche un accenno quasi alla paura di una felicità tanto grande quale quella che si sta sperimentando. Comunque vadano le relazioni, non si vuole più tornare nell’ombra o a mentire a sé stessi ed è quello che sicuramente il primo amore queer e la sua fine hanno insegnato alla cantante. D’altronde, anche nei momenti più difficili, di stanchezza e dolore (e stanchezza nel provare ancora una volta dolore), quando Olsen canta “It's a hard time again”, sembra quasi volerci dire che comunque sa che fanno parte della vita ed è lì a sperare di ascoltare all’altro capo del telefono storie che le facciano dimenticare ciò che sente, perché “When you can't find the words / Guess it's time to listen”.
Quella saggezza che fa sentire in qualche modo padroni della propria vita si rispecchia in una piena, assoluta padronanza dei propri mezzi espressivi vocali e musicali e nella luminosità che per esempio fiati, organo e lap steel incarnano. Olsen spalanca le finestre al sole, come nella title-track, scritta con l’attuale compagna Beau Thibodeaux, celebrando la felicità della condivisione e la libertà di essere ciò che si è, oltre i limiti e i canoni imposti da chi cerca di ingabbiare in etichette inutili. E Angel, che in estate sarà in tour in USA e Canada con Sharon Van Etten e Julien Baker e arriverà in Europa in autunno, ora non ha neanche più paura delle definizioni musicali, come “country glam”, che detestava e da cui spesso si era cercata volutamente di allontanare: abbraccia in questo disco allora serenamente sonorità più acustiche, che fanno pensare in effetti talora all’Americana e al country. Il lavoro ci regala infatti soprattutto nella prima metà atmosfere rilassate, sognanti, dalla bellezza quieta ed estatica, riflessiva e profonda, come uno sguardo consapevole sull’orizzonte, dall’alba al tramonto.
La voce di Olsen nella prima parte dell'album è meno dolente che in altri lavori, ma non meno ricca di sfumature ed emozioni, calda e vivida, come appare per esempio nella delicatissima e misurata All the Flowers, dove, tra archi, piano e clavicembalo, muovendosi in punta di piedi tra le pieghe più intime dei suoi sentimenti, riconosce quasi la propria incredulità per aver trovato finalmente un vero amore, dopo aver cercato invano così a lungo un motivo per essere viva e condurre la propria esistenza con qualcuno.
Però l’intensità drammatica del disco aumenta nella seconda parte, come dimostra ad esempio Go Home con piano e ritmo perentorio, che scandiscono il desiderio struggente di andare a casa e tornare alle piccole cose, anziché stare in un luogo a cui non le appartiene e dove nessuno la conosce. Eppure, non si può restare a lungo un fantasma che ripercorre i ricordi del passato, ma bisogna voltare pagina, anche quando fa male, ed accettare la realtà. Così Though the Fires, il brano chiave dell'album, pubblicato come singolo il 18 maggio, è una ballata che risuona lancinante, ma anche resistente, perché Angel l’ha scritta per ricordare a sé stessa (e dunque anche a noi) quanto la vita sia temporanea e sia fondamentale andare oltre il passato, continuandosi a muovere, anche quando sembra impossibile, ed apprezzando e notando i momenti belli. Il dolore non può e non deve diventare una zavorra: “And let go of the pain that obstructs you from higher higher higher”, canta Olsen e la musica di questo pezzo, tra archi, percussioni e vibrafono, ci permette di comprendere quanto sia difficile pronunciare queste parole, quando nel finale, in un lieve, ma sensibile crescendo, vibra di emozione e si fa struggente, pur mantenendo l’armonia e l’eleganza che sono la costante di questo lavoro.
Queste sono infatti anche caratteristiche evidenti della meravigliosa conclusione, affidata a Chasing Sun, un brano ben calibrato, per chiudere il disco bilanciando luci e ombre, un pezzo di grande classe e raffinatezza, in cui la voce è accompagnata solo dal trio di archi, da piano e percussioni, per raccontarci a cuore aperto, eppure in modo misuratissimo, la fatica di inseguire il sole e allontanare la malinconia: la fatica di essere adulti.
Le copie fisiche di Big Time sono "carbon negative": Jagjaguwar, in collaborazione con Terra Lumina Consulting, ha calcolato le emissioni di CD ed LP, dal materiale alla stampa e alla spedizione, fino a quelle connesse all'uso di uno stereo. Per compensare le emissioni, un dollaro su ogni disco sarà devoluto attraverso Native al progetto Medford Spring Grassland.
Questo album d’altronde è frutto di un periodo singolare per l’artista: è riuscita infatti finalmente ad accettare sé stessa e a fare coming out, dichiarandosi queer, ma, proprio pochi giorni dopo essersi liberata di un peso, riuscendo a parlarne con i genitori (che l’avevano adottata a tre anni, ma presa in affido poco dopo la sua nascita), li ha persi entrambi a breve distanza. Le emozioni vissute sono messe a nudo, tra ricordi, sogno e realtà, anche nel film di circa mezz'ora che ha lanciato il lavoro e lo accompagna. Insomma, lutto e amore, sofferenza e gioia si alternano in queste canzoni, ma questi stati d’animo sono osservati in qualche modo con la superiore serenità della maturità e di un maggiore equilibrio interiore difficilmente conquistato. Anche per un addio in un amore si è ormai imparato a ringraziare per i momenti felici e ad andare avanti, superando la fase dei sensi di colpa, ma di contro non manca neanche un accenno quasi alla paura di una felicità tanto grande quale quella che si sta sperimentando. Comunque vadano le relazioni, non si vuole più tornare nell’ombra o a mentire a sé stessi ed è quello che sicuramente il primo amore queer e la sua fine hanno insegnato alla cantante. D’altronde, anche nei momenti più difficili, di stanchezza e dolore (e stanchezza nel provare ancora una volta dolore), quando Olsen canta “It's a hard time again”, sembra quasi volerci dire che comunque sa che fanno parte della vita ed è lì a sperare di ascoltare all’altro capo del telefono storie che le facciano dimenticare ciò che sente, perché “When you can't find the words / Guess it's time to listen”.
Quella saggezza che fa sentire in qualche modo padroni della propria vita si rispecchia in una piena, assoluta padronanza dei propri mezzi espressivi vocali e musicali e nella luminosità che per esempio fiati, organo e lap steel incarnano. Olsen spalanca le finestre al sole, come nella title-track, scritta con l’attuale compagna Beau Thibodeaux, celebrando la felicità della condivisione e la libertà di essere ciò che si è, oltre i limiti e i canoni imposti da chi cerca di ingabbiare in etichette inutili. E Angel, che in estate sarà in tour in USA e Canada con Sharon Van Etten e Julien Baker e arriverà in Europa in autunno, ora non ha neanche più paura delle definizioni musicali, come “country glam”, che detestava e da cui spesso si era cercata volutamente di allontanare: abbraccia in questo disco allora serenamente sonorità più acustiche, che fanno pensare in effetti talora all’Americana e al country. Il lavoro ci regala infatti soprattutto nella prima metà atmosfere rilassate, sognanti, dalla bellezza quieta ed estatica, riflessiva e profonda, come uno sguardo consapevole sull’orizzonte, dall’alba al tramonto.
La voce di Olsen nella prima parte dell'album è meno dolente che in altri lavori, ma non meno ricca di sfumature ed emozioni, calda e vivida, come appare per esempio nella delicatissima e misurata All the Flowers, dove, tra archi, piano e clavicembalo, muovendosi in punta di piedi tra le pieghe più intime dei suoi sentimenti, riconosce quasi la propria incredulità per aver trovato finalmente un vero amore, dopo aver cercato invano così a lungo un motivo per essere viva e condurre la propria esistenza con qualcuno.
Però l’intensità drammatica del disco aumenta nella seconda parte, come dimostra ad esempio Go Home con piano e ritmo perentorio, che scandiscono il desiderio struggente di andare a casa e tornare alle piccole cose, anziché stare in un luogo a cui non le appartiene e dove nessuno la conosce. Eppure, non si può restare a lungo un fantasma che ripercorre i ricordi del passato, ma bisogna voltare pagina, anche quando fa male, ed accettare la realtà. Così Though the Fires, il brano chiave dell'album, pubblicato come singolo il 18 maggio, è una ballata che risuona lancinante, ma anche resistente, perché Angel l’ha scritta per ricordare a sé stessa (e dunque anche a noi) quanto la vita sia temporanea e sia fondamentale andare oltre il passato, continuandosi a muovere, anche quando sembra impossibile, ed apprezzando e notando i momenti belli. Il dolore non può e non deve diventare una zavorra: “And let go of the pain that obstructs you from higher higher higher”, canta Olsen e la musica di questo pezzo, tra archi, percussioni e vibrafono, ci permette di comprendere quanto sia difficile pronunciare queste parole, quando nel finale, in un lieve, ma sensibile crescendo, vibra di emozione e si fa struggente, pur mantenendo l’armonia e l’eleganza che sono la costante di questo lavoro.
Queste sono infatti anche caratteristiche evidenti della meravigliosa conclusione, affidata a Chasing Sun, un brano ben calibrato, per chiudere il disco bilanciando luci e ombre, un pezzo di grande classe e raffinatezza, in cui la voce è accompagnata solo dal trio di archi, da piano e percussioni, per raccontarci a cuore aperto, eppure in modo misuratissimo, la fatica di inseguire il sole e allontanare la malinconia: la fatica di essere adulti.
Le copie fisiche di Big Time sono "carbon negative": Jagjaguwar, in collaborazione con Terra Lumina Consulting, ha calcolato le emissioni di CD ed LP, dal materiale alla stampa e alla spedizione, fino a quelle connesse all'uso di uno stereo. Per compensare le emissioni, un dollaro su ogni disco sarà devoluto attraverso Native al progetto Medford Spring Grassland.