Io credevo. Le canzoni di Gianni Siviero<small></small>
Italiana − Canzone d`autore

A.a.v.v.

Io credevo. Le canzoni di Gianni Siviero

2019 - Squi[libri]
11/11/2019 - di
Prendete carta e penna (o quello che diavolo prendete oggi per scrivere) e segnatevi questo link: http://www.giannisiviero.it. Come si evince dalla lettura è il sito ufficiale di Gianni Siviero, e se il nome non vi dice nulla, un motivo di più per farci una capatina. Il sito rende accessibile la discografia completa di uno dei cantautori più incisivi, significativi e coerenti di scuola anni Settanta. Visto che ne stiamo parlando, c’è anche che a sprazzi, l’attuale Club Tenco, si ricorda dei propri trascorsi di fucina cantautorale, patrocinandone un doppio cd celebrativo (Io credevo. Le canzoni di Gianni Siviero, Squilibri editore) per il quale l’aggettivo imperdibile non risulta speso invano. Ci torneremo, Prima tenete a mente una cosa della sacrosanta ortodossia di Gianni Siviero: fiutata l’aria finto inebriante degli Ottanta, ha piantato lì baracca e burattini ritirandosi dalle scene discografiche. Tre dischi osannati dalla critica alle spalle, e le incisioni prossime venture affidate al formato digitale. La rettitudine artistica di Gianni Siviero si evince, si accetta e non si discute.

Uno che se canta d’amore (più o meno), canta così: “Sul tavolo gli avanzi/ di una cena affrettata/ e il mio piatto coperto/ da un altro capovolto/ Quattro posate in croce/ un tovagliolo sporco/ cose prive d’amore/ avanzi di dovere/ Un dovere che io non avevo preteso/ che ti è servito a dire/ senza dover parlare/ Ricalcando i riquadri/ di una tovaglia idiota/ col bordo di un cucchiaio/ io sto aspettando che/ diventi un abitudine/ questo tuo posto vuoto/ e svanisca il tuo odore/intorno a me (Rientro). E se si occupa di sociale, lo fa in questo modo: “Che bella luna che c’è nel cielo questa sera/ che bella luna e che magnifica stellata/ che bella luna sembra proprio disegnata/ che bella luna c’è nel cielo sembra vera/ tutto mi sembra vero e finto insieme/ e non so più distinguere davvero/ se è una rapina finta o un furto vero/ non so più se distinguere conviene/ le guerre vere e quelle per finzione/ morti reali e morti recitate/ cotte all’istante oppure registrate/ son tutte uguali per televisione/ lo spettacolo ha fame/ ha tanta fame/ da divorare tutto e digerire/ il vero e il falso e trasformarlo in lire/ in indici di ascolto ed in liquame/ amore morte odio terremoti/ stupri linciaggi scannamenti in massa/ tutto filmato e raccontato passa/ come un teleromanzo per idioti” (Che bella luna).

Sarebbe utile che gli ultimi fedeli alla linea cantautorale, andassero a recuperare - via web, e questo disco di cover – quello che ha scritto e cantato. La voce di Siviero suona tra le più fervide e ferventi dell`irripetibile stagione degli anni Settanta. Le sue ballate di militanza ontologica, prima ancora che politica, inserite in una Milano-simbolo di alienazione (lavorativa e sentimentale), si innestano a pieno titolo nel solco delle ballate esistenziali del primo Claudio Lolli (Io ti racconto, Angoscia metropolitana) e del Francesco Guccini di Stanze di vita quotidiana. Questo per dirla chiara e tonda e per capirci. Il doppio cd, ora. E`un doppio muscolare. Lo è per numero di brani (43) e significanze contenute. Un disco salutare che Sergio Secondiano Sacchi ha affidato all’interpretazione di quelli che ai suoi tempi - ai tempi di Siviero - c’erano e già facevano (Roberto Vecchioni, Mimmo Locasciulli, Ernesto Bassignano, Edoardo De Angelis, Gualtiero Bertelli, Giangilberto Monti, Gigliola Cinquetti, Pan Brumisti, Vittorio De Scalzi, Roberto Brivio), di quelli che non c’erano ma da quelle lezioni hanno imparato (Alessio Lega, Massimo Priviero, Peppe Voltarelli, Max Manfredi, Alberto Patrucco, Sergio Cammariere, ecc.) e in quattro occasioni - apertura e chiusura di cd - di Siviero medesimo (Rientro, Giancarlo e gli altri, Non hai capito, Lo sbaglio di tornare).

Il risultato è omogeneo e prossimo all’idea di canzone secondo Gianni Siviero, che è quello che più conta. Se proprio volete sapere delle mie palme d’oro ideali, non mi tiro indietro ma è giusto dirvi che non è stato facile. E che la scelta ha richiesto tempo e qualche riascolto. Ciò detto, eccole: per il disco numero 1 questo è il mio podio, a partire dal 3 posto: Due rose (Alberto Patrucco), Milano (Giangilberto Monti), Che bella luna (Olden), e per il disco n. 2: Periferia (Gigliola Cinquetti), La rosa dei venti (Claudio Sanfilippo), Il trasferimento (Mimmo Locasciulli). Si tratta di gusti del tutto personali, non datevi la pena di andare a verificare. Un’ultima cosa: è da un po’ che la Squilibri edita dischi che per forma, e in molti casi per contenuto, si rifanno ai gloriosi lp di una volta: copertina cartonata, foliazione corposa contenente crediti, note, testi, e altri valori aggiunti. Nel caso di Io credevo sono i dipinti di Marco Nereo Rotelli a commento di ciascun brano. Un mini-libro, insomma, e bravi tutti. Ma bravi in special modo quelli dell`editrice, ai quali dico di continuare così. Rivolgendogli persino un pubblico appello: rieditate i dischi mai editati in cd del compianto – e rimpianto - Claudio Lolli. Le major discografiche sono segnatamente inidonee per questo tipo di recuperi, e le scelte controtendenti aiutano, se non altro, a compensare parte del vuoto artistico attuale. Gianni Siviero più di tutti sa di che cosa parlo: la piega miserevole che avrebbero assunto le cose (in discografia, e non solo), lui, l’aveva prevista per tempo.

 

 

 

Track List

  • Rientro
  • Non ha importanza
  • A Oriente
  • Dammi ancora qualcosa
  • Beato lui
  • Migratrice
  • Dormi
  • Questa è una canzone
  • Gli sbandieratori
  • La nuvola
  • Andiamo ai tropici
  • Io vi racconterò
  • Che bella luna
  • Che faccio qui
  • (e altre)